Andrea Mostoni condannato all’ergastolo per l’omicidio di Vasilica Potincu, uccisa a coltellate a Legnano
La decisione della Corte d'Assise di Busto Arsizio è arrivata martedì 14 luglio dopo una camera di consiglio durata più di sette ore.
Andrea Mostoni è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio aggravato di Vasilica Potincu, trovata morta con un coltello conficcato nella schiena in un appartamento di via Stelvio a Legnano il 25 maggio dello scorso anno. La decisione della Corte d’Assise di Busto Arsizio è arrivata martedì 14 luglio dopo una camera di consiglio durata più di sette ore.
Il cadavere di Vasilica Potincu era stato trovato dai condomini della palazzina di via Stelvio dove la donna esercitava l’attività di escort. Nel giro di pochi giorni, gli inquirenti avevano stretto il cerchio intorno ad Andrea Mostoni, operaio 30enne di Robecco sul Naviglio che, secondo quanto emerso dalle indagini, covava rancore nei confronti della donna a causa di un prestito di denaro mai restituito: Mostoni, infatti, in base a quanto ricostruito da Procura e Carabinieri, per la donna aveva sviluppato una sorta di ossessione, al punto da farle bonifici e darle denaro per oltre 50mila euro; denaro di cui dopo qualche mese l’operaio aveva iniziato a chiedere la restituzione, in un’escalation che aveva spinto Vasilica Potincu a farlo diffidare dal suo legale.
La Procura della Repubblica aveva chiesto per l’imputato la condanna all’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dallo stalking. Nella sua requisitoria il pubblico ministero Ciro Caramore aveva fondato la richiesta di condanna in primis su quanto emerso dai tabulati telefonici e dai filmati delle telecamere di sorveglianza della zona. I video, infatti, mostravano Mostoni in via Stelvio in un raggio temporale sovrapponibile a quello del delitto, con l’uomo che, prima di entrare nell’edificio, è rimasto a fare avanti e indietro sul marciapiede per oltre un’ora, tentando due volte di guardare all’interno dell’appartamento dalle tapparelle.
L’uomo poco dopo la mezzanotte – dopo essere sparito per poco più di mezz’ora dal campo visivo delle telecamere – si era poi allontanato in direzione dell’abitazione di un amico, dove arriverà intorno alle 00.30, secondo la Procura «con l’intento di precostituirsi un alibi», dopo aver avvisato intorno alle 21 che avrebbe tardato. Non solo: sulla felpa e sotto le scarpe di Mostoni, infatti, erano state trovate tracce ematiche riconducibili alla vittima, ulteriore tassello di un quadro accusatorio in cui il sostituto procuratore aveva richiamato anche le dichiarazioni «costellate di falsità» rese dall’imputato a pochi giorni dai fatti e le sue ricerche online.
In aula il pubblico ministero aveva inoltre espressamente parlato di «alcuni elementi particolarmente inquietanti» che getterebbero «una luce sinistra sulla personalità dell’imputato». Come la circostanza che tre giorni dopo l’omicidio Mostoni avesse preso appuntamento con un’altra prostituta, e soprattutto come le conversazioni emerse dalle copie forensi del suo telefono, che per la pubblica accusa portano a ritenere che Mostoni «applicasse un metodo standard», prestando soldi ad una prostituta per «creare una sorta di rapporto di dipendenza psicologica», sfruttandolo poi per «esercitare attività di prevaricazione e di molestia» con «una pressione di natura psicologica continua».
La difesa, invece, aveva chiesto per Andrea Mostoni l’assoluzione. L’avvocato Emanuela Re aveva contestato la sussistenza dell’aggravante dello stalking, sottolineando l’assenza di messaggi, mail, audio o lettere dal contenuto esplicitamente minatorio e la mancanza di prove cliniche sulla depressione della vittima. La legale aveva inoltre evidenziato come la porta dell’appartamento fosse intatta e le stanze in ordine, segno a suo giudizio che Vasilica Potincu avrebbe fatto entrare il suo assassino spontaneamente nell’abitazione e che l’incontro sarebbe iniziato in un clima sereno.
Anche la dinamica dei colpi, inferti «in maniera casuale, non calcolata», per la difesa deponeva contro la premeditazione. Quanto alle tracce di sangue sugli abiti di Mostoni, la difesa aveva ipotizzato uno scenario alternativo, ritenendo possibile che l’operaio, entrato nell’alloggio, avesse trovato la donna già morente e, nel tentativo di toccarla per capire cosa fosse successo, si fosse macchiato. La legale, peraltro, non riteneva possibile escludere la pista di un terzo aggressore, facilitato nella fuga da un’uscita secondaria dello stabile.
Impianto difensivo di fatto sconfessato dalla Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi, con a latere Daniela Frattini. La Corte ha inoltre disposto una provvisionale di 380mila euro a favore delle parti civili, che complessivamente avevano richiesto circa 1,4 milioni di euro.









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