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Disordini e vandalismi oscurano le richieste degli studenti: “Vogliamo una scuola bella e sicura”

Le proteste del “No Meloni Day” hanno coinvolto circa 200 ragazzi a Legnano: una cinquantina quelli che avrebbero partecipato ai disordini, oscurando le ragioni della protesta pacifica. E le ragioni per protestare ci sono

Sciopero e proteste davanti alle scuole di Parabiago: "Ci tagliano i fondi, e impongono silenzi profondi"

Tre minorenni identificati dalla Polizia di Stato di Legnano, cinque estintori sequestrati e accertamenti ancora in corso per individuare altri ragazzi coinvolti nei disordini di venerdì 16 ottobre, durante lo sciopero studentesco. È il bilancio di una mattinata che avrebbe dovuto mettere al centro le richieste degli studenti e che invece, almeno a Legnano, è stata segnata da episodi di vandalismo. Le proteste del “No Meloni Day” hanno coinvolto circa 200 ragazzi davanti al Bernocchi e al Dell’Acqua: una cinquantina quelli che, secondo la Polizia, avrebbero partecipato ai disordini, oscurando le ragioni della protesta pacifica portata avanti dalla maggioranza degli studenti.

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No Meloni Day, studenti in protesta a Legnano e Parabiago 4 di 14

Perché le ragioni per protestare ci sono. Le condizioni degli edifici scolastici, il caro trasporti, il costo dei libri, le aule insufficienti e gli spazi che mancano sono problemi veri sui quali i ragazzi chiedono risposte. Questioni che meriterebbero attenzione, non di essere messe in secondo piano da petardi, estintori svuotati e cartelli incendiati.

Non è una questione di origine dei ragazzi, come qualcuno sta cercando di far credere, ma di comportamenti e responsabilità individuali. A Legnano l’intervento delle forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Svuotare un estintore in mezzo a decine di ragazzi, lanciare petardi o dare fuoco a un cartello sono gesti pericolosi che nulla aggiungono alle rivendicazioni.

Gli stessi studenti del Galilei attraverso un post pubblicato sulla pagina Spotted Galileiers si sono dissociati dagli episodi di devastazione: «Se non comprendete la differenza tra protestare e devastare, fateci un favore, restate sotto i tetti che crollano”

E alla fine si parla di questo. Non delle richieste dei ragazzi, delle condizioni delle scuole e delle risorse necessarie per garantire un’istruzione di qualità. Il rumore provocato da pochi finisce per coprire la voce di tanti.

Eppure, basta guardare alle scuole del territorio per capire quanto ci sarebbe da discutere. A Parabiago il liceo Cavalleri attende da anni un’aula magna funzionante. Il ministro Giuseppe Valditara, durante la sua ultima visita, si era impegnato a sollecitare Città Metropolitana, mentre l’istituto continua a crescere e gli spazi non bastano. Al Maggiolini lo scorso anno gli studenti hanno dovuto protestare per un problema alla caldaia che provocava blackout. Al Facchinetti di Castellanza non sono utilizzabili né la palestra né l’aula magna e pochi mesi fa, a causa di un problema all’impianto idraulico, gli studenti hanno dovuto trasferirsi in oratorio per continuare le lezioni.

Al Bernocchi di Legnano, dopo anni di attesa, è stata finalmente riqualificata l’ala storica, dove gli studenti avevano studiato a lungo in condizioni precarie. Qualcosa è stato fatto, anche grazie al PNRR, ma resta la necessità di investimenti continui e interventi tempestivi nella scuola pubblica.

Proprio per questo lascia ancora più amarezza il danneggiamento del nuovo tavolo da ping pong nella piazza riqualificata davanti alle scuole di Legnano, uno spazio realizzato con fondi europei, con panchine e arredi pensati per favorire la socializzazione. Un luogo di cui i ragazzi dovrebbero essere orgogliosi, non qualcosa da danneggiare.

Sciopero e proteste davanti alle scuole di Parabiago: "Ci tagliano i fondi, e impongono silenzi profondi"

Gli studenti hanno il diritto di protestare, di chiedere scuole migliori, trasporti più accessibili e maggiori investimenti nell’istruzione. Ma non è spaccando, incendiando o danneggiando ciò che appartiene alla collettività che si ottiene una scuola migliore. Alla nostra domanda su quale scuola vorrebbe, una ragazza a Parabiago, dove non si sono verificati disordini, ha risposto, semplicemente: “Una scuola bella e sicura”. È a questo che si deve puntare.

Protestare significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si vuole cambiare. E le richieste degli studenti meritano di essere ascoltate, senza essere oscurate da chi sceglie la strada del vandalismo.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 17 Ottobre 2026
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