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Omicidio Ravasio, la Procura chiede l’ergastolo per la figlia di Adilma Pereira Carneiro

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna della donna all'ergastolo a valle di una requisitoria fiume, durata oltre cinque ore

giustizia generica tribunale busto arsizio

La Procura della Repubblica di Busto Arsizio ha chiesto l’ergastolo per Ariane Pereira Bezerra da Silvia, a processo davanti alla Corte d’Assise per l’omicidio premeditato di Fabio Ravasio, compagno della madre della donna investito il 9 agosto 2024 in un agguato orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato travolto da un pirata della strada poi fuggito e morto poche ore dopo. La richiesta del pubblico ministero è arrivata a valle di una requisitoria fiume, durata oltre cinque ore, nel corso della quale ha “bollato” come una «sciocchezza» l’ipotesi che il comportamento dell’imputata possa essere inquadrato come favoreggiamento e non come concorso morale e materiale in omicidio.

Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Cristina Ceffa, il sostituto procuratore – non senza momenti di tensione con la presidenza – è tornato a mettere l’accento sugli elementi che fin dall’arresto gli inquirenti hanno posto alla base delle contestazioni mosse all’imputata. A partire dalle decisione dei genitori della vittima di chiedere alla compagna del figlio la restituzione delle somme prestate in precedenza, per un totale di circa 800mila euro, con il rischio di un’azione esecutiva sull’immobile di proprietà della madre in cui la donna viveva.

Poi la partecipazione all’incontro che per la pubblica accusa ha avuto un ruolo centrale nella pianificazione del delitto al bar di Massimo Ferretti, amante di Adilma Pereira Carneiro all’epoca dei fatti, e la proposta che l’imputata avrebbe avanzato di rivolgersi al campo nomadi di Magenta per trovare un killer per uccidere Ravasio. Ancora, la rete di contatti tra lei e Mohammed Dahibi – uno degli otto condannati in primo grado per l’omicidio -, tra l’8 e il 14 luglio, date che per la Procura circoscrivono l’arco temporale in cui ci sarebbe stata una seconda fase di ricerca del killer, dopo il fallimento del tentativo di Massimo Ferretti di rivolgersi ad un ultras della curva rossonera. Non solo: secondo la pubblica accusa, infatti, Ariane Pereira Bezerra da Silva avrebbe avuto un ruolo nell’ulteriore trattativa ascritta dalla sentenza di primo grado all’allora compagno della donna per trovare una persona che si occupasse dell’omicidio.

Il sostituto procuratore Ciro Caramore ha inoltre messo sul tavolo i contatti di Ariane con la madre e altri condannati in primo grado per l’omicidio nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti al delitto, dai quali si desumerebbe che fosse «pienamente coinvolta nel circuito informativo» relativo al piano omicidiario. E soprattutto la «serie incalzante di telefonate, sostanzialmente una triangolazione» tra l’imputata, la madre e l’allora compagno subito dopo l’investimento di Ravasio, che portano la Procura a ritenere che Ariane Pereira Bezerra da Silva sarebbe stata «al centro della rete, quasi fosse una sorta di centrale operativa». Contatti che per la pubblica accusa non avrebbero potuto che essere relativi all’investimento: ogni spiegazione alternativa, infatti, secondo quanto ribadito in aula dal pubblico ministero, rasenterebbe «non l’inverosimile, ma il ridicolo».

Ultimo tassello, il ruolo giocato dalla donna, secondo la ricostruzione della Procura, nell’occultamento e nelle operazioni di pulizia del’auto usata per investire Ravasio, ripercorso in aula dal pubblico ministero attraverso intercettazioni e messaggi tra l’imputata (che a più riprese, durante la requisitoria, ha scosso la testa davanti alle parole del sostituto procuratore) e la madre. Quadro che per la pubblica accusa varrebbe ad escludere anche la tesi dalla «conoscenza senza adesione psicologica» da parte dell’imputata.

Il “giorno del giudizio” per l’omicidio Ravasio. Condannata all’ergastolo Adilma Pereira Carneiro

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 15 Ottobre 2026
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