La coerenza dei Subsonica trent’anni dopo ancora premiata dal Rugby Sound
Dalle canzoni degli esordi al nuovo album Terre Rare, all'Isola del Castello di Legnano migliaia di fan hanno ballato, saltato e alzato le mani al cielo, trasformando ancora una volta il Rugby Sound in una gigantesca "Discolabirinto"
Sono passati trent’anni da quando i Subsonica irrompevano sulla scena musicale con brani rivoluzionari come Liberi Tutti e Aurora Sogna. E ai primi battiti ci si emoziona ancora. Perché quelle canzoni hanno fatto da colonna sonora agli anni in cui i quarantenni e cinquantenni di oggi erano poco più che adolescenti. Perché Samuel e Boosta hanno inventato un linguaggio musicale tutto loro, un mix di rock, elettronica e club culture che è rimasto sempre riconoscibile. E perché, in questi trent’anni, non hanno mai abbandonato il loro pubblico, continuando a fare musica senza inseguire le mode.
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Ieri sera, all’Isola del Castello di Legnano, erano migliaia i fan che hanno ballato, saltato e alzato le mani al cielo, trasformando ancora una volta il Rugby Sound in una gigantesca “Discolabirinto” a cielo aperto. «Qui siamo di casa», hanno detto dal palco. «Ci siamo sempre stati fin da quando questo era un piccolo festival. Poi è diventato una grande festa e oggi è una festa incredibile: grazie a tutto lo staff del Rugby Sound». Ad aprire il concerto sono stati i Casino Royal, altra band cult degli anni ’90.
I grandi classici si sono alternati ai brani di “Terre Rare” il nuovo album pubblicato proprio nell’anno del trentennale della band. «Potevamo scegliere di celebrare un disco del passato, invece ne abbiamo fatto uno nuovo», hanno raccontato.
“Terre Rare” è un viaggio nella loro storia, nel presente e fino al continente africano. L’album nasce infatti anche da un’esperienza a Essaouira, in Marocco, dove i Subsonica hanno scoperto nuovi suoni e nuovi strumenti. Sul palco del Rugby Sound hanno portato il guembri, uno strumento tradizionale simile a un basso, e i qraqeb, le tipiche nacchere in metallo della musica gnawa, suonandoli nel loro inconfondibile stile.
È un disco che non segue le regole del mercato né quelle degli algoritmi. Un album che parla dell’oggi, delle guerre, dell’indifferenza e del rapporto con la tecnologia. Nei testi compaiono parole come genocidio e neonazismo, usate volutamente perché, come ha spiegato Samuel presentando il disco, «nessuno le sta usando, c’è pudore nell’utilizzarle».

Un messaggio che ieri sera è arrivato anche dal palco di Legnano. «Oggi possiamo scegliere di stare dalla parte giusta, facciamolo. Negli anni Venti non è finita bene», ha detto Samuel, invitando il pubblico a riflettere sul tempo che stiamo vivendo e mettendo in guardia «dall’onda nera che sta montando sempre di più in Europa».
I nuovi brani si sono intrecciati ai pezzi che hanno segnato la storia della band e di un’intera generazione. Da Liberi Tutti ad Aurora Sogna, passando per gli altri successi come Discolabirinto, Nuova ossessione, Nuvole rapide, il pubblico ha cantato ogni parola senza mai smettere di ballare.
Introducendo “Radioestensioni”, dedicata a Radio Popolare, Samuel ha reso anche omaggio alle radio libere, ricordando come abbiano rappresentato una fonte di ispirazione per i Subsonica fin dagli esordi: «Quando abbiamo iniziato a fare musica c’erano tante radio libere che ci permettevano di ascoltare musica bella ogni giorno. È grazie a quello che abbiamo ascoltato in quegli anni se siamo cresciuti come musicisti».
L’età che avanza forse un po’ si sente, ma l’energia dei Subsonica resta quella di sempre. L’immagine di Boosta, instancabile, arrampicato sulla sua inseparabile pianola a molla, alla fine del concerto, ne è la dimostrazione.
Stasera altro tuffo nel passato e nel presente con la serata Teenage Dream e Finley. Qui l’intervista a Pedro, frontman della band














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