Luca Benetti è il nuovo presidente del consiglio comunale di Legnano
Vicepresidente del consiglio comunale di Legnano per i prossimi cinque anni sarà Daniela Laffusa, eletta consigliera nelle fila della Lega
Luca Benetti è il nuovo presidente del consiglio comunale di Legnano. Assessore al Bilancio durante il primo mandato da sindaco di Lorenzo Radice, Benetti, 30 anni ancora da compiere, è stato eletto al primo scrutinio durante la seduta di apertura della nuova consiliatura, presieduta dalla consigliera anziana Maira Cacucci, la più votata alle urne. Sua vice per i prossimi cinque anni sarà Daniela Laffusa, eletta consigliera nelle fila della Lega e già vicepresidente dal 2020 al 2026.
«Farò tutto ciò che mi è possibile affinché la fiducia che è stata riposta in me non venga sprecata», sono state le prime parole del nuovo presidente del consiglio comunale, che ha parlato di «profondo onore e un enorme responsabilità» per il ruolo che è stato chiamato a ricoprire, auspicando un «nuovo inizio» per il consiglio e per la città e una consiliatura che faccia tornare il parlamentino ad essere «un luogo in cui si respira politica» e «uno spazio vero e concreto di democrazia e di incontro tra idee diverse, dove si realizza il cambiamento» di cui la comunità ha bisogno.
«Le ultime elezioni ci hanno restituito una città divisa – ha sottolineato Benetti nel suo discorso -. Legnano in questo momento è lo specchio della nostra Nazione e dei nostri tempi, tempi in cui polarizzazione e disillusione sono concetti estremamente diffusi e intrinsecamente legati, due facce della stessa medaglia che hanno come effetto l’indebolimento della nostra democrazia e il malessere dei cittadini che con la loro fiducia ci hanno eletti a loro rappresentanti. La politica stessa è sempre più spesso vista come inutile e lontana e causa di odio e polarizzazione. Noi abbiamo l’enorme responsabilità, qui nel nostro piccolo, nella nostra comunità, di scardinare questo sistema, o quantomeno di provarci fino in fondo, di dimostrare concretamente ai nostri cittadini che la politica serve davvero a qualcosa e, contemporaneamente, di dimostrare che la discussione politica può valorizzare le differenze senza però scadere in forme di scontro polarizzante e fine a se stesso».
L’elezione di Benetti è stata segnata dalle prime schermaglie tra maggioranza e opposizione della nuova consiliatura, com’era ampiamente prevedibile dopo la proposta lanciata in campagna elettorale dall’allora candidato sindaco Federico Amadei di assegnare la presidenza del parlamentino alle opposizioni. «Un legnanese su due ripetutamente non vota – ha sottolineato in aula lo stesso Amadei, protagonista di un botta e risposta con il consigliere Dem Enzo Tesoro -. Il sindaco Radice è stato eletto da un legnanese su 4, con 32 voti in più rispetto al 2020. Mi sarei aspettato un’apertura sul consiglio comunale, che tutti noi sappiamo essere stato un problema per cinque anni, ma non c’è stata. Con un risultato elettorale basato su questi numeri, mi sarei aspettato una riflessione seria da parte della maggioranza. Penso che quello di Benetti sia il nome migliore che si poteva spendere, ma in questa consiliatura si sta intraprendendo lo stesso metodo di lavoro di quella scorsa: mi sarei aspettato una discussione che non c’è stata».
Sulla stessa linea il consigliere Francesco Toia, che si è detto «orgoglioso e fiero dell’opposizione fatta in questi anni», ribadendo che «la volontà di scegliere un presidente che ha avvelenato il clima dell’aula è stata della maggioranza», criticando ancora una volta pesantemente l’operato di Umberto Silvestri negli anni scorsi e tacciando come ha fatto ripetutamente negli anni scorsi la prima giunta Radice di mancanza di trasparenza. «Lo spirito che mi ha guidato negli anno scorsi è lo stesso che mi guiderà ancora – ha ribadito Toia -: non abbasserò per un secondo la guardia. Apprendere il nome di Benetti solamente in aula spiega già il modus operandi chiuso e ottuso della maggioranza».
«Mi aspettavo un’apertura da pare della maggioranza nel voler quantomeno far finta di voler dare la presidenza alle opposizioni, invece non c’è stata neanche quello – gli ha fatto eco Daniela Laffusa della Lega, stigmatizzando la «narrazione delle opposizioni brutte e cattive che arrivano allo scontro» -: venire in aula e dare già un nome la dice lunga su cosa sia per voi quest’aula e su cosa siano per voi le opposizioni. Abbiamo perso, bisogna riconoscere la sconfitta, ma siamo espressione della democrazia rappresentativa e faremo sentire la nostra voce e il nostro peso. Non arretreremo di un centimetro, sperando in questi cinque anni di non dover solo fischiare ma di poter anche applaudire».
«Sarebbe stato bello arrivare alla candidatura in maniera condivisa», ha aggiunto il consigliere di Fratelli d’Italia Franco Colombo, trovando sponda nel consigliere di Forza Italia Letterio Munafò che si sarebbe aspettato «un intervento non per candidare un nome, ma per trovare una soluzione da votare all’unanimità».
A spiegare la scelta della maggioranza di eleggere il presidente tra le proprie fila – scelta peraltro ampiamente nell’aria, visto che Lorenzo Radice, da candidato sindaco, non aveva mai sposato la proposta di Amadei di assegnare la presidenza alle opposizioni -, è stato il consigliere di riLegnano Davide Crepaldi. «Quello del presidente del consiglio comunale non è un ruolo secondario rispetto a quello degli assessori o del sindaco, proprio perché il consiglio comunale è il luogo dove deve avvenire il dibattito politico – ha sottolineato -. Serve un cambio di marcia, bisogna riportare qui dentro il dibattito politico e deve cambiare il non solo il metodo di lavoro, ma anche il nostro approccio. Il clima negli anni scorsi non lasciava spazio al dibattito politico, si arrivava molto velocemente allo scontro. La responsabilità non è solo sulle spalle del presidente del consiglio, è prima di tutto su quelle di ognuno di noi, ognuno con il suo modo di fare e il suo modo di essere: l’auspicio è che tutti noi sapremo andare più in là del nostro ruolo sapendo riconoscere quando la ragione sta da una parte diversa dalla nostra e sapendo discutere dei temi e non delle persone».









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