L’Osservatore Distratto e i nodi che il prossimo sindaco a Legnano si troverà sulla scrivania
Un lettore appassionato di vita cittadina, ma non attualmente impegnato in politica, ha aperto una pagina Facebook, “Osservatore Distratto”, per rileggere alcune situazioni locali con un occhio che… distratto non è. Di seguito una sua considerazione sui nodi che il prossimo sindaco troverà sulla scrivania, attraverso un taglio civico e documentale. L’obiettivo è contribuire al dibattito pubblico in questi ultimi giorni di campagna elettorale, provando a guardare oltre le copertine dei programmi.
Gentile Direttore, a pochi giorni dal voto mi sono riletto tutti e quattro i programmi elettorali per Legnano. Tutte le settantotto pagine. È un esercizio che consiglio. Non per cercare la promessa più bella. Per capire cosa resta fuori dalla copertina. Nei programmi c’è una Legnano più efficiente, più connessa, più sicura, più viva. Tutto possibile. Tutto in agenda. Tutto a portata di mandato. Poi finisce la pagina. E resta la scrivania.
Il KiMu. Cinque milioni di euro investiti, museo dei bambini ancora chiuso. L’inaugurazione attesa per settembre è slittata a fine anno. Nel programma dell’amministrazione uscente aprirà nei prossimi mesi. Gli altri tre candidati non lo citano. Una svista. O una scelta.
La sicurezza. Tutti promettono più presidio, più pattugliamento, più controllo del territorio. È una delle richieste più sentite dai cittadini. Qualcuno propone anche i militari in stazione. Peccato che i militari non li mandi il sindaco. Li manda Roma. Un dettaglio. Evidentemente.
La Manifattura. Il progetto più ambizioso della campagna. La Soprintendenza ha espresso un parere contrario sulle tre torri residenziali dell’area B, tra i 10 e i 18 piani. Non è lo stop all’intero intervento. Ma quando si toccano le altezze, non si toccano solo le altezze. Si toccano volumi, equilibri economici, spazi pubblici, tempi e trattative.
I treni. Tutti, in modi diversi, vogliono più collegamenti con Milano e Malpensa. Sarebbe bello. Ma Trenord, RFI e Regione Lombardia hanno un piccolo difetto: non prendono ordini dal sindaco di Legnano. Il Comune può chiedere, sollecitare, costruire alleanze. Riscrivere i contratti di servizio, no.
Il decoro urbano. La prima richiesta di ogni cittadino. Anche perché è la prima cosa che il cittadino vede uscendo di casa: la buca segnalata e mai riparata, il cestino pieno nonostante i cestini intelligenti, l’erba alta, il marciapiede perennemente storto. Tutti promettono più cura. Ma la cura costa: personale, appalti, squadre, manutenzione programmata. Nei programmi la città è sempre più bella. Il bilancio non sempre segue i programmi.
Sulla scrivania del prossimo sindaco ci sono già questi nodi. Nessuno nasce domenica. Tutti arrivano da prima.
C’è poi un altro punto, meno vistoso ma decisivo. In questi anni molti investimenti sono stati sostenuti dai fondi del PNRR. Nel prossimo mandato quella stagione non sarà più la stessa. Eppure nei programmi questa domanda resta sullo sfondo: con quali soldi si farà tutto il resto?
Governare significa anche dire no. Spiegare cosa non dipende dal Comune, cosa costa troppo, cosa dipende da Roma o da Regione Lombardia. Chi non lo fa non tutela i cittadini dalla delusione. La rinvia soltanto. E ogni promessa impossibile è un cittadino in meno alle urne.
Forse il punto non è chiedere ai candidati quale città promettono. Il punto è chiedere quale città possono davvero amministrare.
Perché da qualche parte, tra una promessa e una competenza altrui, il futuro rischia di restare sulla scrivania.
L’Osservatore Distratto









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