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Suicidio medicalmente assistito, il primo caso dell’Asst Ovest Milanese diventa nazionale

L'associazione Luca Coscioni presenta un ricorso d'urgenza per un paziente che attende da mesi una risposta sull'accesso al suicidio medicalmente assistito. Sullo sfondo il vuoto normativo e i tempi delle procedure

ospedale legnano

Il primo procedimento per il suicidio medicalmente assistito seguito dall’Asst Ovest Milanese diventa un caso nazionale. A renderlo noto è stata l’associazione Luca Coscioni, che martedì 30 giugno ha diffuso una nota sulla vicenda di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla. Proprio in questo contesto è stata ufficializzata la scelta verso la struttura ospedaliera di Legnano. Un primo caso quello affrontato dall’Asst Ovest Milanese che porta con sé tutte le criticità che, a distanza di anni dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, continuano a segnare il tema del fine vita in Italia. Il tema è delicatissimo ed è oltretutto costellato da lacune che non tutelano le aziende sanitarie e neppure i pazienti. Inanzitutto vi è l’assenza di una legge nazionale, quindi emessa dal Parlamento, a ciò si aggiungono i tempi delle procedure e il difficile equilibrio tra garanzie cliniche e diritto del paziente a ottenere una risposta in tempi compatibili con la propria condizione.

Attualmente in caso di richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito in Lombardia, l’azienda sanitaria costituisce una commissione multidisciplinare che, attraverso una serie di valutazioni svolte anche nell’arco di diversi mesi, verifica la persistenza della volontà libera e consapevole del paziente e la sussistenza dei requisiti previsti dalla Consulta. La documentazione viene quindi trasmessa al Comitato etico competente istituito dalla Regione, che esprime il proprio parere (favorevole o meno) e può chiedere eventuali approfondimenti prima della conclusione dell’iter. Per l’Asst Ovest Milanese si tratta del primo procedimento di questo tipo, mentre in Lombardia si contano altri due episodi. Si tratta in ogni caso di un tema particolarmente delicato in cui la mancanza di una normativa organica continua ad alimentare il ricorso ai tribunali e il dibattito sulla necessità di una legge nazionale. Una situazione penalizzante anche per il paziente stesso.

Il primo caso dell’Asst Ovest Milanese

Secondo quanto ricostruito, la richiesta sarebbe stata presentata all’Asst Ovest Milanese alla fine del 2025. Nei primi mesi del 2026 l’azienda sanitaria avrebbe costituito la commissione multidisciplinare incaricata di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale (caso Cappato-Dj Fabo). Nel maggio 2026, con l’adozione delle linee guida regionali da parte della Lombardia, il procedimento sarebbe stato ricondotto al nuovo percorso operativo previsto dalla Regione. La documentazione sarebbe stata trasmessa al Comitato etico regionale, che dispone di 30 giorni per esprimere il proprio parere, termine prorogabile di ulteriori 30 giorni qualora ritenga necessari approfondimenti. Nel frattempo, ritenendo eccessivi i tempi della procedura, Domenico Zuccarella, assistito dall’associazione Luca Coscioni, ha presentato un ricorso d’urgenza. La prima udienza è stata fissata per il 7 luglio: in attesa sia del pronunciamento del Comitato etico sia della decisione del giudice.

L’associazione Coscioni va in tribunale

Come precisato in una nota dell’Associazione Luca Coscioni, Zuccarelli, affetto da sclerosi multipla, si è rivolto all’Asst Ovest Milanese per la morte assistita. Secondo quanto riferisce l’associazione stessa, dopo numerosi solleciti e una diffida ad adempiere nei confronti dell’azienda sanitaria, il team legale di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, ha presentato al tribunale un ricorso d’urgenza per ottenere la relazione medica dell’Asst e il parere del Comitato etico «Non mettiamo in discussione la necessità che il Comitato etico disponga di tutti gli elementi e svolga gli approfondimenti che ritiene necessari – dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni -. Ma non si può ignorare la distanza ormai enorme tra il tempo delle procedure e il tempo vissuto da una persona che si trova ogni giorno in una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile. Quando si svolgerà il nuovo accesso saranno trascorsi quasi otto mesi dalla richiesta di Domenico. Gli approfondimenti devono essere accurati, ma anche svolti in tempi compatibili con le condizioni e con i diritti di chi attende: lo afferma anche la Corte costituzionale. Dopo quasi otto mesi, Domenico ha diritto a una risposta definitiva e a tempi certi».

Clicca qui per consultare la nota dell’associazione Coscioni

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Pubblicato il 01 Luglio 2026
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