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Infermieri esasperati, sindacati: «A Legnano e in tutta la Lombardia troppa carenza di personale»

I sindacalisti tornano a farsi portavoce del malessere accusato dagli infermieri che stanno affrontando turni massacranti senza riposo a causa della carenza di personale «L'infermiere non è una professione attrattiva»

pronto soccorso legnano

I momenti critici della pandemia sono ormai un brutto ricordo, gli infermieri adesso hanno a che fare con la così detta normalità che non significa subire meno pressioni, anzi tutt’altro. Lo sanno bene coloro che lavorano nei pronto soccorso come quello di Legnano, quasi sempre da bollino rosso, ossia, “super-affolato”. Basta aprire l’app “Salutile” di Ats Milano per leggere i numeri di utenti trattati che quotidianamente superano i 60 accessi e spesso raggiungono i 170. La maggior parte sono pazienti in codice giallo e verde. Ma in ogni caso sono tutte persone che necessitano di cure e che spesso si trovano impegnati con lunghe attese pre-ricovero. Va considerato poi che l’ospedale legnanese resta una struttura dedicata all’emergenza e urgenza, quindi un punto di riferimento per i casi gravi e complessi. Con la mancanza di personale, la situazione ogni giorno che passa si fa sempre più critica.

Il sindacalista Giovanni Migliaccio della segreteria territoriale NurSind Milano è tornato con forza a parlare di questo problema che si sta sempre più acutizzando. «La carenze di personale è generalizzata in tutta la Lombardia e non solo: è un fenomeno che si sta registrando un po’ dappertutto – spiega il sindacalista -. Ormai è chiaro: siamo di fronte ad una implosione della sanità pubblica proprio perché mancano lavoratori. Chi resta ce la mette tutta, ma non si può chiedere di più. C’è bisogno di un adeguamento a livello contrattuale: è necessario rendere più vivibile questa professione i cui tempi di riposo sono ormai diventati pressoché nulli».

L’invito da parte delle rappresentanze sindacali è quello di avere anche una visione a lungo termine della sanità e «non ottusa com’è stato sino ad oggi – commenta sempre il sindacalista -. Oltre ai pensionamenti che sono continui, quest’anno ci troveremo di fronte a un boom di personale che si assenterà per matrimoni, rimandati a causa della pandemia, e anche per maternità. Come si potrà rispondere a tutto questo?». E poi c’è l’emorragia causata dalle dimissioni: c’è chi preferisce il privato e chi, invece, ha cambiato proprio vita «Sono sempre più frequenti i lavoratori che si arrendono – afferma Migliaccio -. Infermieri che appena hanno l’occasione si licenziano. La situazione è sempre più drammatica, il personale è stanchissimo: quando potrà andare in ferie?».

Spesso i concorsi indetti dalle aziende sanitarie, com’è accaduto recentemente anche a Legnano, registrano una scarsa partecipazione. Fortemente penalizzante è il fatto che la categoria sia stata riconosciuta sotto il profilo formativo e professionale, ma non contrattuale: «Torno a sottolineare che gli infermieri sono trattati come prima se non peggio: turni massacranti a poco più di 1.500 euro al mese – commenta il sindacalista – È da tempo che denunciamo la scarsissima volontà di rendere ‘appetibile’ lavorare nelle strutture sanitarie pubbliche. È da mesi che stiamo lanciando questo appello, ma sembra restare sempre inascoltato».

Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 31 Maggio 2022
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