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Giuseppe Mauro, il nuovo Alberto da Giussano: “Porterò al Palio di Legnano il ricordo di Barbè”

Giuseppe Mauro, 29 anni, vestirà i panni di Alberto da Giussano nel prossimo Palio, raccogliendo un’eredità importante dopo la scomparsa di Massimo Barbè. Un’esperienza che il giovane cavaliere vive con emozione

Giuseppe Mauro

Una storia di amicizia e insegnamenti, un’eredità importante e un legame che va oltre il tempo. È questo il significato che ha per Giuseppe Mauro indossare i panni di Alberto da Giussano durante il Palio di Legnano. Nell’ultima domenica di maggio, al Campo, la sua presenza sarà molto più di una semplice interpretazione: sarà il modo per custodire una memoria e far rivivere il ricordo di Massimo Barbè. È quanto Giuseppe, 29 anni, originario di Galliate (in provincia di Novara) ci ha raccontato in una intervista.

Cavaliere e appassionato di equitazione fin dall’infanzia, il 29enne è stato uno dei più stretti allievi di Massimo Barbè, figura amatissima nel mondo equestre e protagonista della scorsa edizione che è deceduto improvvisamente in un incidente. Per lui non sarà soltanto un ruolo da interpretare, ma un omaggio carico di emozione e responsabilità. Accanto a lui ci sarà ancora Bonty, il cavallo che già lo scorso anno aveva accompagnato Alberto da Giussano nella sfilata, simbolo di continuità e memoria. «Massimo vive ancora nei suoi insegnamenti», racconta Giuseppe. E proprio attraverso la passione per i cavalli, il rispetto e la dedizione, il ricordo del maestro Barbè continuerà a sfilare tra le vie di Legnano e non solo.

Giuseppe Mauro

Giuseppe Mauro si racconta

Quando è nata la sua passione per i cavalli? Si ricorda il primo evento equestre che l’ha fatta sentire davvero parte di questo mondo?
La mia passione per i cavalli nasce all’età di cinque anni, quindi sin da bambino. Il primo evento equestre davvero significativo è stato MalpensaCavalli 2006, una manifestazione tutta varesina che però già alle prime edizioni aveva un respiro internazionale. Grazie alla collaborazione tra Massimo Barbè e il Brand Manager Ferruccio Badi arrivarono artisti da tutta Europa e anche da Minorca. Rimane indelebile nella memoria di tutti coloro che vi assistettero lo spettacolo della Scuola di Minorca, con i suoi cavalli sempre “in piedi”.

Che cosa ha provato quando le è stato comunicato che avrebbe interpretato Alberto da Giussano al prossimo Palio? Quanto pesa raccogliere questo ruolo dopo il successo della scorsa edizione?
Quando ho saputo di dover interpretare Alberto da Giussano ho provato grande entusiasmo e un forte senso di responsabilità, soprattutto dopo il successo della scorsa edizione e la grande interpretazione di Massimo. L’emozione è forte perché la mia presenza, in parte, lo rappresenta e ne fa rivivere il ricordo.

Lei è stato tra i migliori allievi di Massimo Barbè: che maestro è stato per lei, umanamente e professionalmente? Massimo, per me, prima che un maestro equestre è stato un maestro di vita. Porterò sempre con me il suo modo di essere leale e rispettoso con tutti. Avendo vissuto con lui e facendo parte della sua famiglia, il dolore è straziante, ma allo stesso tempo prevalgono la fierezza e la voglia di dare il massimo. Aveva una tecnica finissima, una grande sensibilità e una capacità straordinaria di sviluppare nei cavalli non solo la forma atletica, ma anche la relazione con l’uomo. Questo è il testimone che ho raccolto da lui e che custodirò sempre nel mio cuore. Molti si definiscono “uomini di cavalli”, ma pochi lo sono davvero. Massimo era uno di quelli. E uso il presente, non il passato, perché per noi, per tutti i suoi amici e per i Cavalieri della Compagnia della Morte, lui vive ancora nei suoi insegnamenti, nel ricordo e nell’amicizia che ha saputo donare.

Quanto allenamento c’è dietro pochi minuti di esibizione pubblica?
Ci sono anni di preparazione, sia del cavallo sia del cavaliere. Il cavallo deve essere desensibilizzato a ogni tipo di rumore: applausi, musica, tamburi. Deve essere un atleta nel vero senso della parola. Mantenere la “levade”, essere fiero senza esagerare, rimanere attento e concentrato: sono tutte caratteristiche che si sviluppano quando il cavallo supera il semplice essere atleta e diventa una parte di te, un amico.

Quali caratteristiche deve avere un cavallo adatto a una manifestazione storica di questo tipo?
Direi, in ordine di importanza: fedeltà, concentrazione, amicizia, attenzione e tranquillità interiore. Tutte qualità che emergono soltanto attraverso una relazione forte e autentica con il cavallo.

Bonty: che rapporto ha con questo cavallo?
Di Bonty mi fido ciecamente. È il cavallo che tutti vorrebbero: attento, gentile, coraggioso. Ma non è solo questo. È anche un cavallo maestoso, dal portamento quasi regale. Per me è un amico.

Ed infine che emozione spera di trasmettere al pubblico durante il Palio?
A nome di tutti, speriamo di trasmettere la passione per il cavallo, sottolineando che con la giusta educazione e preparazione tutti possono farcela. La dedizione che mettiamo ogni giorno in questo mondo è il risultato del nostro lavoro e della nostra passione. Ed è così che vogliamo rappresentare al meglio Alberto da Giussano e la sua indomita fierezza.

Via Confalonieri, 5

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di maggio

Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 20 Maggio 2026
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