Famiglia Legnanese: La Martinella, numero Aprile 2020
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Impossibilitata a stampare come da tradizione il numero di aprile della rivista La Martinella, la Famiglia Legnanese ci offre comunque la possibilità di leggerla cliccando a questo link
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Sogno o son desto? Forse ce lo siamo chiesti in molti quando il 4 marzo scuole e università vengono chiuse fino al 15, il campionato di calcio si deve giocare a porte chiuse per un mese, restrizioni ci sono anche per cinema e teatri, ma soprattutto sono da evitare strette di mano e abbracci ed è stabilita per tutti la distanza di sicurezza di un metro. Poi le cose vanno peggiorando sempre più. Parole come “distanziamento sociale” e “assembramenti” iniziano a circolare assieme al virus. Il clima si fa surreale. Noi che ci eravamo abituati a vivere nelle certezze dei nostri pasti quotidiani, degli incontri con figli e nipoti, parenti, amici e colleghi, di colpo subiamo quella “tempesta furiosa”, come l’ha definita Papa Francesco, che ti stordisce. Con una buona dose di angoscia, corri al supermercato e cerchi di fare qualche scorta, ma quando ti accorgi che sono finite le patate ti vengono in mente quei film di guerra in cui le persone mangiano solo quel tubero coltivato in ogni fazzoletto di terra.
Non sai dove trovare le mascherine e il liquido disinfettante per le mani se sei in giro, altrimenti in casa te le lavi per venti-trenta secondi col sapone e poi con la carta da forno puoi anche costruirti la mascherina “fai da te”. La frase “io resto a casa” te la cantano e suonano alla Tv in tutti i modi, soprattutto se hai una certa età. Allora ti aggrappi al telefono, alla posta elettronica, a WhatsApp e ne senti e ne vedi di tutti colori. Compresa la tragica notizia dell’amico scomparso senza che la moglie abbia potuto salutarlo per l’ultima volta. Lo “smart working” (di cui si avvale anche il nostro mensile) è utilissimo in molti lavori, ma non in quelli degli operatori sanitari negli ospedali e nelle RSA, nuovi eroi che combattono contro un nemico invisibile.
Aspetti con ansia i bollettini di guerra della Protezione civile nei quali le persone diventano numeri che vanno man mano a formare quella curva a forma di campana che avevamo studiato in termini teorici come curva di Gauss e che ora speri raggiunga presto il “picco” per poi scendere, e che invece va segnalando solo un “positivo appiattimento”. Si va di proroga in proroga, con il “lockdown” spostato al 3 maggio. Ci si interroga quando finirà, domanda alla quale neppure gli scienziati azzardano rispondere.
E dopo? Non sarà più come prima, ripetono da più parti. Ovvio. Noi non abbiamo sfere di cristallo o altissime competenze per fare ipotesi a tale proposito. Ci limitiamo a dire che sarà nostro compito impegnarci sempre più nella cultura e, soprattutto, nella solidarietà sociale, perché sarà in quest’ambito che ci sarà ancora più bisogno di tutti noi. Un impegno che deve essere associativo quanto individuale. Voltiamo pagina: le parole di Don Angelo ci sono d’aiuto in questo percorso che riguarda sia il credente sia l’agnostico.
Con l’augurio che la Pasqua sia stata vissuta serenamente dai più, ci congediamo da voi, cari lettori, sperando in un prossimo editoriale che inizi con i versi leopardiani Passata è la tempesta: odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno…
Fabrizio Rovesti






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