Anche Legnano coinvolto nello studio sui ricoveri ospedalieri “fuori reparto”
“SISIFO”, promosso da Fadoi, ha confermato che "un letto non vale l'altro" e "ricoverare pazienti internistici in reparti non progettati per gestire elevati livelli di complessità può raddoppiare il rischio di mortalità"
Ha coinvolto anche l’ospedale di Legnano lo studio “SISIFO”, promosso da Fadoi (Federazione che riunisce i dirigenti ospedalieri internisti) con il quale viene proposto il delicato tema per cui “parcheggiare un paziente nel reparto sbagliato può raddoppiare il rischio di mortalità”. Pubblicato sul Journal of Patient Safety, lo studio dei ricoveri “fuori reparto” e del boarding nei Pronto soccorso ha coinvolto 37 Unità operative di Medicina Interna, compresa quella legnanese diretta al prof. Antonino Mazzone e interessato 2.056 pazienti.
«I risultati confermano ciò che gli internisti osservano quotidianamente nei nostri ospedali: un letto non vale l’altro», così il presidente Fadoi, Andrea Montagnani spiega al quotidiano digitale Il Sole 24 Ore «Per un paziente complesso non basta essere ricoverato. Conta dove viene ricoverato, da chi viene seguito, con quale continuità assistenziale e con quali competenze».
Secondo la Federazione, quindi, ricoverare pazienti internistici in reparti non progettati per gestire elevati livelli di complessità può compromettere il monitoraggio clinico, la continuità assistenziale, la comunicazione tra le équipe e la tempestività degli interventi.
Lo studio non vuole alimentare allarmismi, ma richiama l’attenzione su un fenomeno sempre più frequente negli ospedali italiani, soprattutto nei periodi di maggiore pressione sui Pronto soccorso come l’estate. Il sovraffollamento, la riduzione dei posti letto e l’insufficiente sviluppo dell’assistenza territoriale finiscono infatti per ripercuotersi sull’organizzazione ospedaliera e, in particolare, sui reparti di Medicina Interna.









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