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Alla LIUC premiate quattro tesi che trasformano la diversity in un vantaggio per le imprese

Dal gender pay gap all'inclusione delle persone con disabilità, fino agli ecosistemi imprenditoriali inclusivi e alla gestione del cambiamento: quattro laureate della LIUC premiate per ricerche che indicano nuove strade per il futuro delle aziende

Il cambiamento verso un mondo del lavoro più inclusivo passa dai giovani. Anzi, dalle loro idee, dalla ricerca e dalla capacità di trasformare analisi e dati in proposte per le imprese. È questo il messaggio emerso alla LIUC – Università Cattaneo, dove sono stati premiati quattro progetti di tesi magistrale dedicati ai temi della Diversity & Inclusion, sostenuti da LIUC Alumni insieme alle aziende Rhea Vendors e Pomini Rolling Mills, che hanno messo a disposizione premi per un valore complessivo di 4 mila euro.

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A ricevere il riconoscimento sono state Martina Antico, Giuliana Paolini, Silvia Ferrario e Matilda Petrolo, autrici di lavori che affrontano il tema dell’inclusione da prospettive diverse ma con un obiettivo comune: aiutare le organizzazioni a diventare più eque, innovative e competitive.

«I giovani sono molto più sensibili al tema dell’inclusione rispetto alle generazioni precedenti – ha sottolineato Eliana Minelli, delegata del Rettore all’Inclusione –. Per loro non è neppure pensabile immaginare il futuro senza una visione inclusiva. Mi auguro che possano diventare presto classe dirigente per portare questo cambiamento».

Dalle tesi nuove idee per le imprese

L’obiettivo del premio non era soltanto valorizzare il lavoro accademico, ma far uscire quelle idee dalle pagine delle tesi e metterle a disposizione del mondo produttivo.

«La mia ricerca riguarda il change management e la diversity inclusion – racconta Martina Antico –. Ho voluto osservare le trasformazioni organizzative da un punto di vista più umano. Le aziende hanno ormai piena consapevolezza dell’importanza dell’inclusione: ora la sfida è riuscire a tradurre questi valori nelle scelte e nei processi che accompagnano il cambiamento organizzativo».

Giuliana Paolini ha invece analizzato gli ecosistemi imprenditoriali lombardi, evidenziando come la presenza di università, acceleratori e istituzioni non sia sufficiente a garantire un ambiente davvero inclusivo.

«La Lombardia è ricca di attori dell’innovazione – spiega – ma un ecosistema sviluppato non significa automaticamente un ecosistema inclusivo. Esistono ancora delle barriere, anche se parlando con molte imprenditrici ho visto che si stanno facendo importanti passi avanti».

Il tema del gender pay gap è stato al centro della tesi di Silvia Ferrario, che ha studiato come il divario salariale si formi e si amplifichi durante la carriera lavorativa.

«Una possibile soluzione è ripensare i sistemi di valutazione delle performance rendendoli più flessibili – spiega – così da tenere conto delle responsabilità di cura, come figli o genitori anziani, evitando che differenze temporanee si trasformino in disuguaglianze permanenti».

Infine Matilda Petrolo ha affrontato un tema poco esplorato: l’accessibilità delle etichette dedicate al benessere animale per le persone con disabilità visiva.

«Dalla ricerca è emerso che le etichette possono rappresentare un ostacolo. Anche il marketing deve progettare strumenti che consentano alle persone con disabilità e alle tecnologie assistive di leggere correttamente queste informazioni».

L’inclusione non è solo un valore etico

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Durante la tavola rotonda che ha seguito la premiazione, il messaggio è stato chiaro: la diversity non rappresenta soltanto un principio di equità, ma anche un fattore di competitività.

«Coltivare la comunità e valorizzare le diversità è un modo per creare valore nelle imprese – ha spiegato Alex Alberio, vicepresidente di LIUC Alumni –. Come in un ecosistema naturale, anche un’azienda senza diversità è destinata a impoverirsi».

Secondo Eliana Minelli, le aziende saranno chiamate nei prossimi anni ad affrontare sfide sempre più complesse, a partire dall’inverno demografico.

«La realtà ci costringerà a essere inclusivi. Non è solo una questione di principi. Dovremo valorizzare donne, lavoratori senior, persone con abilità diverse e culture differenti. Il valore aggiunto delle imprese nasce dalla creatività delle persone. Includere significa generare benessere per tutta la società, non solo profitto».

Le imprese: «La cultura aziendale fa la differenza»

Anche il mondo imprenditoriale conferma che il cambiamento è già iniziato.

«In Rhea Vendors questi temi sono sentiti da molti anni – ha raccontato Michela Re Dionigi –. Servono impegno, dedizione e passione, ma soprattutto una cultura aziendale che creda davvero nelle persone. Io stessa sono cresciuta perché ho trovato manager che hanno creduto in me».

Per la manager, la diversity riguarda molto più del solo equilibrio di genere: comprende generazioni, competenze, culture e abilità diverse, elementi che oggi rappresentano un vero vantaggio competitivo.

L’iniziativa della LIUC punta proprio a questo: dare voce ai giovani ricercatori e favorire il dialogo con le imprese affinché le loro idee non restino soltanto materia di studio, ma diventino uno stimolo per ripensare modelli organizzativi, valorizzare le persone e costruire aziende più innovative, inclusive e preparate ad affrontare le sfide del futuro.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 13 Luglio 2026
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