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Legionella a Busto Arsizio, ora indaga la Procura

Aperto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di epidemia colposa. L’obiettivo è fare chiarezza sui 16 casi è un morto registrati tra metà e fine agosto

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La Procura di Busto Arsizio ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di epidemia colposa per i 16 casi di legionella che si sono verificati nella seconda metà di agosto.

L’inchiesta, per il momento, non vede nessun nome iscritto nel registro degli indagati e mira essenzialmente a fare luce su quanti accaduto, anche se nemmeno Ats Insubria, per il momento, è riuscita a risalire alla causa della diffusione del batterio che ha causato anche un decesso seppur di una persona anziana e già colpita da altre gravi patologie.

La notizia è stata confermata dal Procuratore Aggiunto Giuseppe D’Amico che ha co-assegnato il fascicolo ai sostituti procuratori Rossella Incardona e Massimo De Filippo.

Dagli uffici di largo Giardino sono già partite le verifiche sulla documentazione messa a disposizione da Ats e da Alfa che ha lavorato sulla rete idrica. Quando è come sono stati attivati i controlli? Come è stata gestita la comunicazione tra gli enti? Si poteva fermare prima il contagio? Lo stesso sindaco ha dichiarato di essere stato informato in ritardo dall’autorità sanitaria.

Nelle prossime settimane potrebbero arrivare risposte più chiare. Per il momento, comunque, non ci sono stati nuovi casi mentre resta in vigore l’ordinanza che limita l’uso dell’acqua in una vasta zona della città.

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 10 Settembre 2020
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