La ricerca del killer, le telefonate, l’auto. La figlia della “mantide” a processo per l’omicidio Ravasio
Giovedì 23 aprile in aula gli operanti che hanno effettuato le indagini e tre degli imputati già a processo per l'omicidio di Fabio Ravasio
Mentre si avvia alle battute finali il processo a carico di Adilma Pereira Carneiro, Massimo Ferretti, Fabio Lavezzo, Mirko Piazza, Fabio Oliva, Mohamed Dhaibi, Marcello Trifone e Igor Benedito per l’omicidio di Fabio Ravasio, iniziano davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio le testimonianze nel perimetro del processo che, per lo stesso delitto, vede imputata Ariane Pereira Bezerra da Silva, arrestata a luglio dello scorso anno. La donna, 32 anni, è la figlia della “mantide” Adilma Pereira Carneiro, la compagna di Fabio Ravasio che, in base alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stata la regista dell’agguato alla vittima, orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato investito da un pirata della strada poi datosi alla fuga lungo la provinciale tra Busto Garolfo e Parabiago.
Sul banco dei testi giovedì 23 aprile hanno sfilato gli operanti, chiamati a ricostruire le indagini che hanno portato ai procedimenti giudiziari attualmente in corso e soprattutto il ruolo che avrebbe giocato Ariane Pereira Bezerra da Silva. Al centro delle domande della Procura e della difesa soprattutto le chiamate – 18 in tutto – intercorse quel 9 agosto tra l’imputata e, rispettivamente, la madre e il compagno Fabio Lavezzo, un «triangolo» che di fatto secondo gli inquirenti ha rappresentato una sorta di «sala operativa» del delitto, e il traffico telefonico «anomalo» di quel giorno tra gli imputati a vario titolo coinvolti nel procedimento.
In aula anche tre degli imputati già a processo per il delitto: lo stesso Fabio Lavezzo, che ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, Mirko Piazza e Massimo Ferretti. Incalzati dalle domande della pubblica accusa, Piazza e soprattutto Ferretti hanno ripercorso ancora una volta le fasi che hanno portato all’omicidio, dalla ricerca di un killer agli incontri preparatori, e il successivo occultamento dell’auto che ha ucciso Fabio Ravasio. Proprio Ferretti, all’epoca dei fatti amante della “mantide”, ha riferito davanti alla Corte d’Assise di un dialogo tra lui, Adilma Pereira Carneiro, Fabio Lavezzo e Ariane Pereira Bezerra da Silva durante il quale, mentre la “mantide” lamentava le difficoltà nell’individuare un possibile killer per Ravasio, l’imputata avrebbe detto che «bisognava cercare tra gli zingari di Magenta».
L’udienza si è concentrata anche sul ruolo che Ariane Pereira Bezerra da Silva avrebbe giocato nell’occultamento dell’auto usata per l’investimento, analizzando i messaggi che la donna in quelle fasi ha scambiato con la madre e la sua presenza quando il veicolo è stato riportato nell’abitazione di via delle Orchidee.
Foto di archivio










Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.