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Primo Maggio a Legnano, Manni (Fim Cisl): “Lavoro precario frena i giovani e la natalità”

La precarietà del lavoro, aggravata da crisi e trasformazioni tecnologiche, sta mettendo a rischio il futuro dei giovani e svuotando di significato il principio costituzionale di una Repubblica fondata sul lavoro

Un primo maggio segnato da preoccupazioni, ma anche da un richiamo forte alla partecipazione. In piazza San Magno a Legnano, durante il comizio per la Festa dei Lavoratori tenutosi la mattina di venerdì 1 maggio, Giacomo Manni della Fim Cisl ha messo al centro del suo intervento il tema della precarietà e delle prospettive delle nuove generazioni, intrecciando lavoro, natalità e futuro del Paese. «In Italia, dove il tasso di natalità è tra i più bassi al mondo, si dice che i giovani non fanno figli. Ma perché non li fanno? Perché il lavoro che viene loro offerto è precario ed è pagato poco», ha sottolineato Manni, evidenziando come l’instabilità lavorativa incida direttamente sulle scelte di vita.

Nel suo intervento, il sindacalista ha richiamato l’articolo 1 della Costituzione, ribadendo che il principio di una Repubblica “fondata sul lavoro” non può restare un’affermazione simbolica: «Deve essere preso sul serio, significa investire sul lavoro». Un lavoro che oggi, secondo Manni, è attraversato da crisi diffuse, tra cassa integrazione, trasformazioni tecnologiche e un uso crescente dell’intelligenza artificiale che rischia di tradursi in licenziamenti collettivi. Particolarmente significativo il passaggio sulle prospettive previdenziali: «Ho fatto una simulazione all’INPS: andrò in pensione nel 2060, a 71 anni, con oltre 40 anni di contributi». Un esempio concreto per raccontare il peso che grava sulle nuove generazioni, chiamate a confrontarsi con un sistema sempre più complesso. Da qui l’appello alla partecipazione: «La sovranità appartiene al popolo. Ma la riprendiamo solo partecipando: nei luoghi di lavoro, nelle assemblee, nel sindacato». Per Manni, il rischio è quello di una progressiva disaffezione, con piazze sempre più vuote e una crescente distanza tra cittadini e mondo del lavoro. In chiusura, l’invito è rivolto tanto ai lavoratori quanto alle istituzioni: «Prendiamo sul serio questi principi, riprendiamoci in mano il Paese. Altrimenti rischiamo di diventare una cartolina del passato, senza contare davvero per il futuro». Un monito che, nel giorno simbolo dei diritti dei lavoratori, suona come una chiamata all’azione collettiva.

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Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 01 Maggio 2026
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