Perché i prezzi dei carburanti sono così diversi tra città e autostrada
In un momento in cui i rincari si fanno sentire, le differenze di prezzo non passano inosservate. Ma a cosa sono dovute? Lo abbiamo chiesto a a Massimo Sassi, presidente territoriale della Faib
Un lettore ha domandato alla redazione per quale motivo c’è una differenza tra le tariffe praticate dai distributori nelle città, mediamente più alte, e quelle praticate in autostrada. In particolare il lettore segnala di aver trovato un distributore che, martedì 15 febbraio, aveva il prezzo del gasolio a 1,68 euro al litro. La spiegazione, secondo il lettore, non può essere ricondotta solo alla sospensione dell’agevolazione della tessera sconto benzina. E così abbiamo girato la domanda a un esperto della materia, ovvero Massimo Sassi, presidente territoriale della Faib, la Federazione autonoma italiana benzinai.
Allora Sassi, perché nella stessa città ci sono distributori che praticano prezzi diversi?
«Le differenze di prezzo dipendono dalla singola compagnia petrolifera e non dal gestore del distributore. Bisogna vedere il prezzo a cui la compagnia petrolifera ha acquistato il carburante, in certe zone può costare uno o due centesimi in meno, ma non di più, perché su quel prezzo gravano sempre il trasporto e la logistica».
Che cosa determina il prezzo di cui lei parla?
«È determinato dalla convenzione che la compagnia petrolifera fa con i vari marchi che distribuiscono carburanti. Esso, così come Eni e Agip, per fare degli esempi, non fa due prezzi diversi nello stesso comune. Il prezzo del fai da te coincide sempre sia da una parte che dall’altra. Però se andiamo a prendere il prezzo di un distributore, per esempio, a Malnate, potremmo trovare una quotazione magari leggermente più alta, ma il motivo dell’aumento dipende sempre dalla logistica e dal trasporto. Su questa variazione incidono anche lo stoccaggio e gli accordi presi, ma parliamo sempre di variazioni nell’ordine di uno o due centesimi. Quindi su un pieno parliamo al massimo di 30 centesimi, non di più».
Il lettore però specifica che ha trovato in autostrada il gasolio a 1,68 al litro.
«Ci dica dove lo ha trovato che andiamo tutti a comprarlo lì il gasolio. È praticamente impossibile, soprattutto in autostrada. Potrebbe averlo trovato in una pompa bianca (stazioni di distribuzione carburanti, indipendenti, ndr), in provincia ce n’è una sola (a Gavirate, ndr), ma non credo a quel prezzo che sarebbe tutto da verificare».
Come Faib sul caro carburanti cosa state facendo?
«Abbiamo avuto di recente una call con Regione Lombardia dove abbiamo chiesto nuovamente una revisione dei prezzi perché stanno lievitando troppo e sollecitato un incontro con l’ambasciata di Berna. È vero che i prezzi stanno aumentando anche oltre confine ma se riavessimo lo sconto i nostri operatori potrebbero avere quel minimo di marginalità che gli consente di respirare».
Quindi non è vero che se aumenta il prezzo dei carburanti i benzinai guadagnano di più…
«Anzi, più aumentano e meno guadagna il gestore. Quando il prezzo è troppo alto si vendono meno benzina e gasolio, mentre il nostro utile esce dal litro venduto. In questa situazione siamo in sofferenza perché il caro energia si fa sentire anche per noi. Pensi solo alla luce elettrica per tenere aperti i distributori self-service: con che soldi paghiamo la bolletta se non incassiamo?».
Mi sta dicendo tra le righe che state pensando di chiudere la sera?
«Sì, potremmo spegnere la luce, anche se questa scelta va ponderata bene. Non è che chiudendo il self service la sera risolvo la situazione, non faccio altro che trasferire il costo dalla sera al giorno e in più rischio di perdere i clienti fidelizzati. Però potrebbe essere l’estrema decisione».
Come giudica l’azione del Governo su questo fronte?
«Una nota positiva c’è: la nostra burocrazia, notoriamente lenta, si sta muovendo. Credo che non si voglia arrivare a un blocco degli autotrasportatori che paralizzerebbe il Paese e quindi si stanno proponendo delle soluzioni. Io sono per le soluzioni ragionate».
Secondo lei, quali sono le leve che dovrebbe usare il Governo per riportare la situazione ad un livello accettabile? Quella fiscale funzionerebbe?
«Credo che il Governo debba mettersi una mano sulla coscienza ed eliminare se non tutte le accise che gravano sul prezzo finale, almeno quelle più assurde. Paghiamo ancora accise per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice. Basterebbe toglierne quel tanto da consentire una riduzione proporzionale a quanto è stato l’aumento dal 2019 a oggi, cioè almeno il 33%. Basterebbe azzerare questa quota di accise per proporre prezzi accettabili. Lo stato deve far tornare i suoi conti e lo capisco, ma qui i conti non tornano più al cittadino. Aumenta tutto, ma non aumenta il potere di acquisto dei salari. Finiremo per trovarci di fronte a un grande problema sociale».
Quale sarebbe in questo momento il prezzo ragionevole per un litro di benzina?
«Direi 1,3 euro per il gasolio e 1,2 euro per la benzina con un’oscillazione a 1,4 euro, ma non certamente i livelli a cui siamo arrivati oggi. Sto parlando del 45% in meno, calmierare il prezzo è più ragionevole che dare un contributo agli autotrasportatori per poi aumentare benzina e gasolio. È il cane che si morde la coda: mi fai pagare per poi darmi un contributo. Vedo persone comuni non autotrasportatori che spendono dai 300 ai 400 euro di benzina al mese per andare a lavorare, su stipendi che non arrivano a 1400 euro. Nel lungo periodo non è più sostenibile».
Michele Mancino






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