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Disordini studenteschi a Legnano, il sindaco: “No alla violenza, ma serve dialogo”. Critiche dal centrodestra

All'indomani della seconda giornata di manifestazioni, il consiglio comunale si è spaccato sul percorso che la città dovrà intraprendere dopo i disordini. Danni "da zero a 6mila euro"

No Meloni Day, studenti in protesta a Legnano e Parabiago

Le contestazioni degli studenti, sfociate nei giorni scorsi a Legnano anche in disordini ed episodi di violenza, al centro del dibattito in consiglio comunale. All’indomani della seconda giornata di manifestazioni, durante la quale si sono registrati anche cori e lancio di sassi contro le Forze dell’Ordine, maggioranza e opposizione sono tornate a confrontarsi non solo su quello che è successo tra venerdì 16 e lunedì 19 ottobre in città, ma anche e soprattutto sul percorso che la città dovrà intraprendere dopo quei fatti.

Il sindaco: “Violenza inaccettabile, ma abbiamo il dovere di ascoltare”

Ad aprire le danze – trovando poi sponda in diversi consiglieri di maggioranza – è stato il sindaco Lorenzo Radice, che dopo aver condannato «ogni violenza» come «inaccettabile», ha chiesto all’aula «un’analisi intelligente e approfondita», sottolineando la necessità di elaborare «un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti». «Non lasceremo nessuno spazio alla violenza, ma cercheremo costantemente uno spazio per il dialogo», ha ribadito il primo cittadino, ringraziando le Forze dell’Ordine per la «gestione esemplare, discreta, equilibrata», che è «riuscita a muoversi costantemente tra dialogo, prevenzione e repressione».

«Oggi non ci sono elementi per rincorrere il panico, né per alimentarlo – ha sottolineato Radice -. È un frangente particolare per il nostro Paese e abbiamo una responsabilità: no allarmismo, sì attenzione, un’attenzione che è stata già dimostrata dalla città, perché se a Legnano non è successo quello che è successo in altre città è perché le reti di questa città sono state capaci di fare quello che le reti di protezione devono fare in questi momenti. Se da quello che è successo venerdì a quello che è successo lunedì le cose non sono degenerate, è anche perché queste reti si sono messe in moto rapidamente per prevenire, per parlare con i giovani dopo quello che era successo».

«Questi ragazzi ci stanno rimandando sicuramente rabbia, frustrazione, senso di impotenza e un mix di altre cose che facciamo fatica a definire – ha aggiunto -. Dal 2020 questi ragazzi cosa hanno affrontato? Sono passati in mezzo al Covid, alla guerra che ritorna a bussare alle porte dell’Europa, al cambiamento climatico e quello che ci rimandano è un mondo che va a fuoco in tutti i sensi, un mondo fatto di emergenze costanti, una dietro l’altra. Questi ragazzi sono forse la prima generazione vera cresciuta totalmente dentro i social, e vivono la pressione dei social in una società della performance, dove tutti noi siamo chiamati a misurarci ogni giorno in base a quanto performiamo. Questo crea delle pressioni notevolissime su dei ragazzi in crescita. Ci sono temi come quello della casa e del costo della vita, la speranza di un’ascesa sociale e di costruzione del futuro, così come il tema dei tagli o comunque delle pressioni fatte alla scuola negli ultimi anni, delle pressioni sui migranti e sui giovani, che loro sentono e noi abbiamo il dovere di approcciare».

«Di fronte a queste domande, a queste sfide, credo che noi comunità adulta abbiamo il dovere di ascoltare, capire e di agire, perché dal 2020 la politica nazionale, non ne faccio una questione di colore politico, ha fatto poco niente e molto spesso quando ha fatto ha fatto qualcosa contro contro questi ragazzi – ha concluso il sindaco -. Fra la scorciatoia del “remigriamoli tutti” e la fatica del dialogo, io la mia scelta l’ho fatta. Finché sarò sindaco di questa città, saremo in strada, nelle scuole, nelle associazioni, dove stanno i giovani, per parlarci e provare a costruire con loro qualcosa, mai a distruggere. Li aiuteremo anche a capire che quanti tra di loro invece vogliono distruggere non hanno spazio nella nostra comunità, senza quindi nessuna paura di bloccare e reprimere la violenza, ma anzi con quella volontà che ricordava sempre Nelson Mandela di ricordarci che l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo».

Il centrodestra: “Creare disordini non ha nulla a che vedere con il diritto di protestare”

Parole, quelle del sindaco, che hanno sollevato più di un dubbio tra i banchi del centrodestra. «Credo che tutti abbiano il diritto di manifestare le proprie idee anche quando sono diverse dalle nostre, ma lanciare oggetti, creare disordini e mettere a rischio la sicurezza delle persone non ha nulla a che vedere con il diritto di protestare – ha replicato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Mario Almici, ribadendo il sostegno alle Forze dell’Ordine -. Essere giovani e avere il coraggio di contestare significa difendere le proprie idee mettendoci la faccia, non ricorrendo alla violenza e al vandalismo. Credo che il confronto con i giovani sia fondamentale, ma che debba essere costante e non limitarsi ai momenti in cui una protesta assume particolare rilevanza pubblica o politica. Anche noi parliamo con gli studenti, ascoltiamo le loro preoccupazioni e sappiamo quanto sia importante che le istituzioni siano presenti nella loro quotidianità».

Da lì la domanda indirizzata al sindaco. «Questa stessa disponibilità al confronto non dovrebbe esserci sempre e non soltanto quando la protesta è rivolta contro il Governo? Non vorrei che si desse l’impressione di voler fare da capopopolo contro il Governo, quando il compito di un ‘amministrazione comunale dovrebbe essere prima di tutto quello di ascoltare i ragazzi, raccogliere le loro istanze e, quando necessario, farsi interlocutrice con le scuole di enti competenti. Il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere proprio questo: ascoltare, cercare soluzioni e mettere attorno a un tavolo chi ha la responsabilità di intervenire, non limitarsi a prendere posizione quando scoppia una polemica. È giusto ascoltare le ragioni degli studenti, ma è altrettanto doveroso condannare con chiarezza certi comportamenti».

Dura presa di posizione anche dai banchi della Lega. «Giustificare la violenza non è comprensione, è semplicemente una resa – è il pensiero espresso dalla capogruppo del Carroccio Daniela Laffusa -. Un’istituzione che minimizza i danni, invece di condannarli con fermezza, perde di autorevolezza. Per me quei ragazzi non sono persone che bisogna coccolare, sono persone che hanno sfogato le loro miserie devastando la nostra città, sono dei vandali e dei mezzi delinquenti, e tutta questa morbidezza non fa altro che alimentar tutte queste situazioni. Bisogna intervenire a gamba tesa e in modo duro, perché il comprendere il disagio giovanile è doveroso, ma usarlo sempre per attenuare le responsabilità dei violenti è un errore politico gravissimo. Non vogliamo un sindaco che coccola i violenti: chi aggredisce la Polizia deve essere condannato senza ambiguità. Il rispetto delle regole non può essere facoltativo e l’impunità non può diventare un modello educativo. Il diritto di protestare va difeso, ma chi devasta è un vandalo e chi è violento deve rispondere delle proprie azioni. Una società che rinuncia a educare e a far rispettare le regole, non sta proteggendo i propri giovani, li sta abbandonando».

Sulla stessa linea anche la Lista Toia. «Quello che è accaduto non può e non deve essere minimizzato – ha evidenziato la capogruppo Carolina Toia, tacciando il sindaco di aver trasformato il suo intervento nell’«ennesima occasione per mettere sotto accusa il dissenso politico e le accese discussioni che animano da tempo ormai quest’aula» -: manifestare è un diritto, ma devastare, danneggiare, aggredire, mettere in pericolo le Forze dell’Ordine non è manifestare, è semplicemente violenza, è vandalismo, e la violenza da qualunque parte provenga e qualunque sia la causa che si pretende in qualche modo di sostenere, va condannata senza ambiguità, senza se e senza ma. Non possiamo accettare che una manifestazione diventi il pretesto per danneggiare ciò che è di tutti noi e per mettere a rischio anche l’incolumità delle persone. Siamo in un momento storico particolare, ma essere giovani non significa essere esonerati da dalle proprie responsabilità e avere delle idee, anche forti, non autorizza nessuno a imporle con la violenza. Non tutto è giustificabile, non tutto può essere perdonato: ci sono dei comportamenti che devono avere delle conseguenze e chi provoca danni deve risponderne secondo la legge».

«Quando le manifestazioni danneggiano sia le persone che le cose, come è avvenuto Legnano, non sono giustificabili e il termine che bisogna usare è mascalzoni, se non addirittura delinquenti – ha fatto eco ai colleghi di opposizione il capogruppo di Forza Italia, Letterio Munafò -. Chi va contro la legge e commette reati deve pagare le giuste pene. Questi ragazzi devono essere puniti perché solo in quel modo si riesce a risolvere i problemi: mettiamoli a lavorare nelle associazioni come volontari, non lasciamoli ancora in strada, ritorneranno a fare lo stesso danno che hanno fatto ieri, tirando sassi contro la Polizia e mettendo a soqquadro le città».

Nel corso del consiglio comunale il sindaco ha risposto anche all’interrogazione del consigliere di FdI che chiedeva a quanto ammontassero i danni provocati durante le due giornate di sciopero studentesco a Legnano. Una somma che potrebbe variare in base alla possibilità di recuperare, senza doverlo sostituire, il nuovo tavolo da ping pong davanti alle scuole, sul quale è stata bruciata della carta igienica.

Vandalismi e scioperi a Legnano, danni ancora da definire: “Da zero a un massimo di 6mila euro”

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 20 Ottobre 2026
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