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Altra udienza ad “alta tensione” per il processo al docente del Maggiolini

Continuano le deposizioni dei testimoni chiamati dal pubblico ministero nel processo all'ex consigliere comunale di Legnano Alfonso Cocciolo

tribunale di busto arsizio

Ancora un’udienza ad alta tensione per il processo che vede imputato il docente dell’ITET Maggiolini ed ex consigliere comunale di Legnano Alfonso Cocciolo – chiamato a rispondere di usura, corruzione e abuso di ufficio – insieme a dipendenti del settore amministrativo e ai responsabili di tre aziende che secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbero state favorite nell’ambito dei lavori di manutenzione e nella fornitura di attrezzature scolastiche.

Sul banco dei testi giovedì 20 luglio hanno sfilato diversi dipendenti ed ex dipendenti dell’istituto scolastico, assistenti tecnici e amministrativi a loro volta coinvolti nell’indagine da cui è scaturito il processo in corso di celebrazione davanti al Tribunale di Busto Arsizio, che hanno già patteggiato. A loro è stato chiesto conto di alcune firme apposte su verbali della commissione tecnica cui non hanno mai davvero preso parte, firmando poi secondo quanto hanno dichiarato su richiesta dell’allora dirigente scolastica e di una dirigente amministrativa: chi «spiazzato» dalla richiesta stessa, chi «in buona fede», tutti senza leggere né controllare cosa stessero esattamente firmando, ma solo in un caso alla presenza del docente legnanese, estraneo però alla richiesta di sottoscrizione in base a quanto dichiarato dalla teste (presenza poi peraltro messa in discussione dallo stesso imputato nelle dichiarazioni rese a fine udienza, ndr).

Di documentazione si è poi parlato anche in relazione ad alcune determine dirigenziali redatte ex novo tardivamente: determine stesa a valle di un controllo della documentazione effettuato a fronte di un paventato rischio di una «multa da parte del provveditorato» per alcune problematiche a carico dei documenti, firmate da un’assistente amministrativa perché le era stato detto che rientravano «nel suo ruolo».

Al centro dell’udienza anche i lavori all’infrastruttura informatica dell’ITET Maggiolini, per cui sono stati sentiti sia un tecnico della società che li ha poi effettuati, sia il responsabile di una diversa ditta che aveva fornito un preventivo. Nelle loro parole due immagini molto diverse della situazione iniziale dell’istituto, descritta come «spaventosa» dal professionista che ha poi coordinato i successivi interventi – che ha minuziosamente descritto al collegio tutte le criticità riscontrate e, su richiesta delle difese, si è espresso anche sulle tariffe orarie corrisposte e su quelle richieste nello stesso periodo da altre aziende e freelance -, mentre l’altro professionista ha parlato della necessità di una «differente impostazione nell’utilizzo delle macchine» in dotazione alla scuola più che di sostituzioni.

Il tecnico che ha “coordinato” l’intervento nella scuola di Parabiago, peraltro, è stato chiamato a rispondere anche di alcune telefonate ricevute dall’ex consigliere comunale di Legnano, in particolare di una effettuata in giornate non lavorative durante la quale era stato richiesto un colloquio non legato all’attività lavorativa a casa del professionista, “dribblata” da quest’ultimo, e di una relativa ad abitazioni in vendita cui il docente era interessato. L’offerta sarebbe poi effettivamente stata presentata anche se non è andata in porto perché inferiore alla cifra richiesta, e al tecnico il padrone di casa, suo ex compagno di scuola, avrebbe poi riferito della proposta di Cocciolo di pagare la cifra a cinque zeri offerta «in contanti»: parole interpretate dall’uomo nel senso di un pagamento istantaneo più che realmente in denaro contante, con la difesa che ha insistito su questa interpretazione e la Procura che invece ha battuto sul tenore letterale dell’espressione utilizzata.

A scaldare i toni dell’udienza, però, è stata la testimonianza di un imprenditore al quale l’ex consigliere comunale di Legnano ha presentato una degli odierni imputati, la quale ha poi svolto per il testimone una ricerca di mercato per trovargli un nuovo capannone per la sua attività professionale. La scintilla si è accesa proprio intorno alle attività giustificative del compenso versato alla professionista, con il pubblico ministero che ha contestato al teste di non aver tempestivamente fornito le spiegazioni del caso alla Guardia di Finanza e il teste che si è detto sicuro di averlo spiegato e ha dichiarato di «non essersi mai sentito così sotto pressione» come al cospetto dei finanzieri – in caserma gli sarebbe stato fatto notare che aveva più lui «da perdere» rispetto all’imputato -, aggiungendo però anche di non essersi mai trovato prima in una situazione simile. L’uomo ha inoltre negato di aver «mai avuto debiti» con Alfonso Cocciolo, sul cui pc è invece stato rinvenuto secondo quanto contestato dal sostituto procuratore «un prospetto che sembrerebbe essere una contabilità a scalare dove sembrerebbe esserci un debito che progressivamente scende» riconducibile proprio al teste.

L’ultima parola in udienza se l’è presa lo stesso Cocciolo, che ancora una volta ha fornito al collegio giudicante ricostruzioni dei fatti diverse da quelle contestate dagli inquirenti sottolineando a più riprese il clima nel quale si è ritrovato a vivere fin dalle indagini e le molte «voci» di cui è stato vittima, che gli avrebbero attribuito responsabilità alle quali si dice invece estraneo.

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 20 Luglio 2023
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