Più di mezzo milione di euro di risarcimenti per l’omicidio di Fabio Ravasio: “Abbiamo tirato fuori la verità”
Otto le condanne per l'omicidio di Fabio Ravasio. Ergastolo anche per Fabio Lavezzo e Marcello Trifone, e pene dai 14 ai 24 anni di carcere per Igor Benedito, Massimo Ferretti, Mirko Piazza, Fabio Oliva e Mohamed Dahibi
«Siamo soddisfatti. Il lavoro è stato tanto, ma sia la Procura, sia noi siamo riusciti a tirare fuori la verità». La sentenza è arrivata dopo 12 ore di camera di consiglio. Appena il presidente della Corte d’Assise di Busto Arsizio Giuseppe Fazio (a latere Marco Montanari) ha finito di leggere il dispositivo, gli avvocati Fabio Arnone e Vincenzo Montalbano, legali dei genitori e del cugino di Fabio Ravasio, sono stati “travolti” dall’abbraccio liberatorio di Annamaria Trentarossi, la mamma della vittima. Che lunedì 15 giugno, dopo un processo durato un anno e mezzo, ha aspettato in aula fin quasi a mezzanotte la sentenza di primo grado per l’omicidio del figlio, ucciso il 9 agosto 2024 in un agguato orchestrato in modo da far credere che fosse stato investito da un pirata della strada poi datosi alla fuga lungo la provinciale tra Busto Garolfo e Parabiago.
Otto imputanti, otto condanne. Il processo di primo grado si è chiuso con la condanna all’ergastolo per Adilma Pereira Carneiro, la compagna di Fabio Ravasio all’epoca dell’omicidio, ritenuta dagli inquirenti la “regista” del delitto, per il marito Marcello Trifone e per l’allora “genero” Fabio Lavezzo. Per Massimo Ferretti, amante di Pereira Carneiro all’epoca dei fatti, Igor Benedito, il figlio della donna al volante dell’auto che ha ucciso il 52enne, e Mohamed Dahibi la pena è stata rispettivamente di 24, 23 e 22 anni di carcere, mentre Fabio Oliva e Mirko Piazza sono stato condannati uno a 14 anni e l’altro a 14 anni e 4 mesi di reclusione.
«La Corte è stato tanto in camera di consiglio, però crediamo che la sentenza sia giusta e le pene rispecchino le risultanze processuali – hanno sottolineato dopo la lettura del dispositivo i legali delle parti civili -. Hanno cercato, secondo noi, di tenere in considerazione i ruoli, l’efficacia eziologica che hanno dato le parti all’omicidio, e le pene lo rispecchiano abbastanza. Hanno riconosciuto le circostanze attenanti generiche a chi ha fornito una collaborazione o a chi ha avuto un ruolo minore; a chi invece non solo non ha fornito alcune collaborazione, ma ha cercato di raccontare una realtà diversa dalle risultanze processuali, hanno applicato la pena dell’ergastolo».
Il pubblico ministero Ciro Caramore, che ha coordinato l’inchiesta, aveva chiesto l’ergastolo per Adilma Pereira Carneiro, Marcello Trifone, Fabio Lavezzo, Mohamed Dahibi e Mirko Piazza e 24 anni di reclusione per Massimo Ferretti ed Igor Benedito; per Fabio Oliva, invece, la Procura aveva chiesto 9 anni e quattro mesi di carcere. Per tutti, con la sola eccezione di Oliva, il sostituto procuratore aveva chiesto il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione. Un impianto accusatorio di fatto sposato dalla Corte d’Assise, che pur con una diversa calibrazione delle pene ha ritenuto tutti gli imputati colpevoli riconoscendo a carico di tutti la premeditazione.
«Siamo assolutamente soddisfatti perché gli altri imputati avevano comunque un ruolo leggermente diverso – hanno sottolineato gli avvocati Montalbano e Arnone -, il contributo causale che hanno apportato alla commissione dell’omicidio era comunque inferiore. Ora aspettiamo le motivazioni, però siamo contenti che, come avevamo sottolineato nella nostra discussione, l’aggravante della premeditazione sia stata riconosciuta a tutti gli imputati».
La sentenza di primo grado, peraltro, ha anche condannato gli imputati al risarcimento del danno non patrimoniale alle parti civili, liquidato in poco meno di 280mila euro a testa al padre e alla madre della vittima e in circa 106mila euro al cugino.
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