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Emerson di Rescaldina annuncia la chiusura, lavoratori pronti a protestare

La Emerson, come precisano i sindacati, intende chiudere a dicembre. A rischio 125 lavoratori pronti a manifestare venerdì 11 febbraio

Emerson di Rescaldina

Dopo quasi un secolo di vita la ex Raimondi, attuale Emerson, ha reso nota l’intenzione di chiudere l’azienda di Rescaldina e, come fanno sapere i sindacati, di lasciare il territorio entro il mese di dicembre. A rischio ci sono più di 125 lavoratori, pronti a manifestare venerdì 11 febbraio per chiedere alla proprietà di tornare sui propri passi o comunque di offrire continuità e tutele.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno per i dipendenti: una rappresentanza della multinazionale ha spiegato durante un incontro sindacale di aver maturato la decisione a seguito delle difficoltà economiche riscontrate in questo periodo. Per la linea produttiva attualmente attiva in via Castellanza, in passato già passata sotto i marchi Tyco e Pentair, è previsto l’assorbimento da parte delle realtà produttive in Malesia e Germania.

«La situazione è grave – sottolinea il sindacalista della Fiom Cgil Del Duca -. La proprietà ha annunciato dall’oggi al domani di voler chiudere lasciando nella desolazione più totale i lavoratori. La Emerson è una realtà radicata sul territorio rescaldinese: non solo dà lavoro a 125 dipendenti, ma anche ad altre realtà che le ruotano attorno, basti pensare ai servizi di pulizia. È da quasi un secolo che quest’azienda, passando da una proprietà all’altra, riesce a sopravvivere. I lavoratori hanno sempre dato il massimo rispondendo positivamente alle richieste della proprietà. Non è un trattamento corretto, e per questo venerdì sciopereremo: andremo in corteo sotto il palazzo comunale per parlare con il sindaco».

Intanto i sindacalisti della Fiom e Fim Milano Metropoli, rappresentati da Edoardo Barra, sono pronti ad avviare la nuova procedura predisposta dal Governo che prevede l’attivazione dei tavoli di crisi con il coinvolgimento di Confindustria, Regione e Ministero. «Le aziende non possono pensare solo alla logica del profitto spostando a loro piacimento la produzione in altri stabilimenti – ribadisce Barra -. Esiste un codice etico e morale e quindi una responsabilità diretta a cui la Emerson non può sottrarsi. Come sindacato faremo ogni cosa per far capire all’azienda che ha una responsabilità etica nei confronti di questi 125 lavoratori e di tutto l’indotto del territorio di Rescaldina: deve sedersi ad un tavolo di trattativa e trovare soluzioni per tutti i lavoratori. Lo sciopero è il primo di una serie di azioni che metteremo in campo per dar voce ai lavoratori».

Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 09 Febbraio 2022
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