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Rescaldina, “La buona novella” di De André rivive a La Tela

La buona novella di De Andrè rivive con La Tela: mercoledì 16 dicembre, Mario Bonanno presenta online il suo ultimo libro

fabrizio de andre

L’album “La buona novella” di Fabrizio De Andrè rivive nella serata di mercoledì 16 dicembre dalle 21 sulla pagina Facebook de La Tela di Rescaldina. In attesa di tornare a promuovere incontri e concerti dal vivo, l’osteria sociale del buon essere, in collaborazione con l’Ecoistituto della Valle del Ticino, propone la presentazione del libro di Mario Bonanno “Non avrai altro Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare” (Stampa Alternativa). L’autore, intervistato dal giornalista Gigi Marinoni, interverrà insieme a Massimo Germini, insegnante e musicista, chitarrista di Roberto Vecchioni.

Scrittore appassionato di musica, Bonanno nel suo ultimo libro rilegge l’opera di De Andrè ispirata alla storia di Gesù di Nazareth e tratta dai vangeli apocrifi e, attraverso analisi dei testi, interviste e dichiarazioni dello stesso De Andrè, la ripropone in tutta la sua attualità. Pubblicata proprio durante la rivolta del ’68, “La buona novella” è infatti un album cruciale per il cantautore genovese. «Credo che le istanze migliori e più sensate del ’68 fossero molto simili a quelle che Gesù, 1969 anni prima, aveva portato avanti schierandosi contro gli abusi del potere e i soprusi dell’autorità. In nome di un egalitarismo, di una fratellanza universale che poi non si è verificata – ha detto lo stesso De Andrè -. Non ho voluto inoltrarmi in sentieri per me difficilmente percorribili come la metafisica o addirittura la teologia. In primo luogo perché non ci capisco niente, in secondo luogo perché ho sempre pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo. Il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla Terra».

Per Bonanno, “La buona novella” non è il disco dell’abiura. Non è il disco in cui Fabrizio De Andrè ripiega su sponde confessionali o, addirittura, metafisiche. Ma è un’opera che si offre all’ascolto piuttosto come album cruciale, che aggiorna il peace & love della cultura hippy alla protesta pre e post sessantottina.

Redazione
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Pubblicato il 14 Dicembre 2020
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