Impianto fotovoltaico da 150mila metri quadri tra Cerro e Cantalupo? La giunta: “Scempio ambientale”
La giunta pronta alla "battaglia politica" contro il progetto: «Comprometterebbe irreversibilmente un’area strategica»
Dopo Nerviano, anche Cerro Maggiore. L’ombra del fotovoltaico su verde e campi agricoli continua ad allungarsi sul Legnanese, questa volta su oltre 150mila metri quadri di suolo agricolo – l’equivalente di una ventina di campi da calcio – tra Cerro Maggiore e Cantalupo. Come a Nerviano, però, il progetto, presentato in Città metropolitana, ha già provocato una levata di scudi in paese.
«Si tratta di un progetto di dimensioni senza precedenti nel nostro territorio – sottolinea il sindaco Nuccia Berra -: l’impianto proposto a Cantalupo risulta cinque volte più esteso del già discusso progetto fotovoltaico della Bergamina a Nerviano. Se Città Metropolitana dovesse approvare questo progetto si configurerebbe un vero e proprio stravolgimento paesaggistico, con impatti ambientali, agricoli e ecosistemici che non possono essere ignorati».
«L’energia rinnovabile è un obiettivo strategico del futuro, ma non può diventare il pretesto per distruggere l’unica grande area verde rimasta tra Cerro e Cantalupo, un corridoio ecologico essenziale e parte integrante del PLIS dei Mughetti – aggiunge il vicesindaco e assessore all’Ecologia Alessandro Provini -. La transizione energetica deve essere perseguita con intelligenza, equilibrio e rispetto del territorio. La trasformazione di questi terreni agricoli in un campo fotovoltaico industriale rappresenterebbe uno scempio ambientale e un precedente pericoloso, incompatibile con la pianificazione territoriale, con la tutela del paesaggio e con la salvaguardia delle attività agricole locali».
Nei giorni scorsi la giunta ha già dato voce alle proprie perplessità con una delibera che mette nero su bianco una serie di richieste tecniche, osservazioni e rilievi normativi, seguita dalle osservazioni del PLIS dei Mughetti e di altri enti. «La nostra amministrazione si trova oggi ad affrontare una battaglia politica in solitaria contro un operatore che ha previsto di investire quasi 10 milioni di euro su questo intervento – conclude Provini -. Dispiace constatare l’assenza del sostegno di quelle realtà ecologiste che, in altre circostanze, si sono sempre dichiarate sensibili alla tutela del suolo agricolo e dei corridoi verdi. Nonostante ciò, vogliamo difendere il territorio, l’agricoltura e il nostro futuro, opponendoci con fermezza a un progetto che comprometterebbe irreversibilmente un’area strategica, un patrimonio ambientale e un elemento identitario della nostra comunità».










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