Da Legnano agli Stati Uniti, Christian Calabrò: “Ecco la mia idea di calcio e di formazione”
Il giovane tecnico legnanese traccia un primo bilancio dopo sei mesi di permanenza a Miami ad insegnare calcio ai ragazzi
Dall’inizio del 2026 a Miami, impegnato ad insegnare calcio ai giovani in un Club professionistico, Christian Calabrò traccia un primo bilancio di questa sua seconda esperienza così lontana da Legnano e da precedenti impegni locali. Immediato il confronto tra l’Italia e gli Stati Uniti: «Qui, negli USA, se una persona dimostra di essere competente e di lavorare bene, ha la possibilità di crescere. Ovviamente ogni Paese ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma qui c’è una forte volontà di sviluppare il movimento calcistico e di investire davvero sui giovani. Purtroppo, in Italia, invece, è ancora diffusa l’idea che, per allenare a determinati livelli, serva avere un cognome importante oppure le giuste conoscenze. All’estero questa mentalità è molto meno presente. Non voglio dire che fuori sia tutto migliore, ma molti Paesi hanno capito che investendo sui giovani e dando opportunità a persone magari meno conosciute, ma competenti e preparate, si possono ottenere grandi risultati. Con una programmazione seria e professionale si costruisce il futuro».
«Il mio ruolo attuale è molto simile a quello di un manager – spiega Christian -. Lavoro ogni giorno sul campo e mi occupo della programmazione delle sedute di allenamento. Durante la stagione iniziamo anche alle sei del mattino. La giornata comprende allenamenti, sessioni video, analisi delle partite, lavoro in palestra, attività sul campo e allenamenti individuali dedicati alla tecnica. Qui ti senti davvero un professionista: lavori sette giorni su sette, vieni valorizzato e, quando lavori con serietà e competenza, i risultati arrivano e vengono riconosciuti».
Aver abbandonato casa, Legnano, l’Italia, per trovare se stesso e una maggior considerazione professionale, ha lasciato una profonda amarezza in Christian: «Ho lasciato l’Italia a malincuore perché oggi il calcio italiano vive una situazione particolare: un giovane, che sia un calciatore o un allenatore, viene spesso considerato poco esperto e incapace di garantire professionalità e risultati. La vita è fatta di percorsi e livelli diversi. Se non fosse così, saremmo tutti professionisti nello stesso settore. Esistono differenze di attitudini, impegno, capacità e percorsi personali. Anche nella scuola esistono classi e programmi diversi proprio per permettere a ogni studente di crescere nel modo più adatto alle proprie possibilità. Nel calcio deve essere la stessa cosa: dividere per livello non significa giudicare o escludere un bambino, ma metterlo nella situazione migliore per imparare, divertirsi e migliorare. Bene, qui, negli Stati Uniti, esiste un mentalità adatta perchè questo avvenga nello sport».
E allora ecco un consiglio rivolto al settore giovanile italiano: «Credo che non si debba guardare esclusivamente ai risultati. Bisogna mettere al centro il benessere del bambino e del ragazzo a 360 gradi, coltivandone il talento e accompagnandone la crescita, sia dal punto di vista umano che calcistico. Lavorare con i bambini è un onore ed è una delle esperienze più belle che si possano vivere, perché hai la possibilità di formare le nuove generazioni. Il nostro compito non è solo insegnare a giocare a calcio, ma contribuire alla crescita di persone consapevoli, responsabili e sicure di sé. Lo scopo di un istruttore di calcio è soprattutto quello di non bloccare la creatività di un bambino. È una cosa che spesso dimentichiamo quando diventiamo adulti: la spensieratezza, la fantasia e l’immaginazione che solo un bambino riesce ad avere. Il compito dell’allenatore non è creare giocatori tutti uguali, ma accompagnare ogni ragazzo nel proprio percorso, valorizzando le sue caratteristiche, la sua personalità e il suo modo di interpretare il gioco».
Il commento finale ha come tema l’attualità e i Mondiali, senza l’Italia protagonista: «È una sensazione dolorosa. Vedere nazionali che fino a pochi anni fa non avevano la storia e la tradizione dell’Italia riuscire a sorprendere il mondo fa riflettere. Penso, ad esempio, al Marocco e ad altre realtà che hanno investito nelle nuove generazioni, nella programmazione e nello sviluppo del talento. In Italia, invece, siamo ancora troppo legati a una mentalità del passato».
Christian, a giorni, festeggerà il compleanno per due anni di fila lontano da casa. Lo festeggerà su un campo a calcio, dove, oltre alle sue ferme convinzioni sportive, porterà quelle di una famiglia conosciuta e apprezzata a Legnano, come lo stesso sindaco Lorenzo Radice aveva manifestato nell’incontro del gennaio scorso, prima della ripartenza del giovane tecnico pe gli USA.
Christian Calabrò, il calcio legnanese torna in trasferta negli USA








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