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Sanità a Legnano e Magenta, una lettera di denuncia sui tempi di cure

La donna descrive le tappe delle cure tra gli ospedali di Busto Arsizio, Legnano, Magenta e successivamente Saronno, soffermandosi in particolare sui tempi di accesso agli esami e alle terapie oncologiche

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Una lettrice racconta il percorso sanitario della madre tra Legnano, Magenta e Saronno dopo una diagnosi di carcinoma al pancreas. Nel testo segnala ritardi, difficoltà organizzative e mancate risposte. «Non voglio che altre famiglie vivano ciò che stiamo vivendo noi». È il passaggio conclusivo della lettera inviata alla redazione da Samantha Giani, che racconta il percorso sanitario affrontato dalla madre dopo una diagnosi di carcinoma al pancreas. La donna descrive le tappe delle cure tra gli ospedali di Busto Arsizio, Legnano, Magenta e successivamente Saronno, soffermandosi in particolare sui tempi di accesso agli esami e alle terapie oncologiche.

Il percorso clinico tra Legnano e Magenta

Secondo quanto riferito nella lettera, dopo la diagnosi effettuata all’ospedale di Busto Arsizio, la paziente era stata indirizzata all’Unità Pancreatica dell’ospedale di Legnano. «Durante la prima visita con la responsabile dell’Unità Pancreatica, la dott.ssa Boella, ci venne comunicato che il caso sarebbe stato discusso in riunione multidisciplinare il 23 dicembre», scrive la lettrice. La valutazione, sempre secondo il racconto della figlia, sarebbe poi slittata a gennaio. Nel frattempo, prosegue la testimonianza, le condizioni cliniche della paziente sarebbero peggiorate rendendo necessario «un intervento per il posizionamento di uno stent alle vie biliari presso l’ospedale di Magenta». Nella lettera viene ricostruita anche la tempistica dell’avvio delle cure oncologiche. «La prima visita oncologica è avvenuta il 29 gennaio e la prima chemioterapia è stata fissata soltanto per il 16 febbraio, più di due mesi dopo la TAC diagnostica». La lettrice sostiene che a dicembre «i parametri clinici di mia madre erano ancora compatibili con un inizio tempestivo delle cure» e si domanda «come sia possibile che un’Unità Pancreatica non disponga di percorsi prioritari e posti urgenti dedicati per esami fondamentali».

La donna afferma inoltre di aver conservato «messaggi, chiamate e comunicazioni con la responsabile dell’Unità Pancreatica e con il Day Hospital oncologico», lamentando risposte assenti o considerate insufficienti.

La segnalazione alla direzione sanitaria

Nel testo viene citato anche un confronto con la direzione sanitaria dell’ospedale di Legnano. Secondo quanto riportato, durante quel confronto sarebbe stato detto alla famiglia che erano in corso tentativi per migliorare alcuni «disservizi» interni.

La lettrice riferisce inoltre di aver chiesto da mesi «un incontro con la multidisciplinare che ha discusso il caso» senza ottenere risposta e di aver coinvolto «anche la segreteria dell’Assessore Bertolaso». Tra gli episodi ricordati nella lettera, Samantha Giani cita una frase che definisce «gravissima sul piano umano ed etico: mi è stato riferito che la mamma vada bene o vada male, mi creda che due settimane non fanno la differenza».

Il trasferimento all’ospedale di Saronno

Dopo le prime chemioterapie, la paziente avrebbe mostrato «una buona risposta alle cure». Successivamente, però, sarebbe sopraggiunta «una grave setticemia da stafilococco con endocardite». La famiglia ha quindi deciso di trasferire la donna all’ospedale di Saronno. «Lì hanno approfondito immediatamente sintomi che a Legnano avevamo già segnalato per settimane». La lettera si chiude con una riflessione sul sistema sanitario e sulla presa in carico dei pazienti fragili. «Ogni persona ha diritto a cure tempestive, dignità, ascolto e presa in carico reale, indipendentemente dall’età o dalla gravità della malattia».

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Pubblicato il 26 Maggio 2026
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