Il ricordo della sangiorgese Ambrogina Croci
È mancata a tre mesi dal 99° compleanno Ambrogina Croci tra le sangiorgesi che hanno raccontato le loro esperienze durante il ventennio fascista e la Seconda guerra mondiale nel libro San Giorgio su Legnano non dimentica la sua storia
Riceviamo e pubblichiamo il ricordo della sangiorgese Ambrogina Croci da parte di Andreina Mezzenzana.
A tre mesi dal 99° compleanno Ambrogina Croci ci ha lasciato.
Qualche anno fa, ricercando donne sangiorgesi disposte a raccontare le loro esperienze durante il ventennio fascista e la Seconda guerra mondiale, ero arrivata a lei. I vari incontri avevano rivelato una donna loquace, accattivante, talvolta ironica, insomma un’adorabile chiacchierona (così me l’aveva affettuosamente e familiarmente presentata la nipote Giuliana).
A testimonianza di ciò, nel libro San Giorgio su Legnano non dimentica la sua storia di Roberto Mezzenzana, Ambrogina presenta una narrazione particolarmente ricca di episodi e avvenimenti, come l’aneddoto relativo alla sua infanzia:
«Rincorsa dai miei cugini, finii infilzata nella recinzione che circondava il Monumento ai Caduti. Ul Tugnò mi portò in farmacia e “ul spisié” mi stese sul bancone; poi, senza indugiare, decise di praticarmi un’iniezione antitetanica, di cucirmi il buco e di rimandarmi a casa. Ancora oggi, a distanza di vari lustri, porto i segni di quel rammendo!».
Il suo racconto, poi, si snoda in molteplici vicende ed esperienze legate al secondo conflitto mondiale. Ricorda:
«Erano tempi di miseria dilagante! Il mercoledì, in cooperativa veniva ammazzata la bestia, bue o maiale. Noi ragazzine, con la scodella in mano, arrivavamo a prendere il sangue. Eravamo in tante e ci si spingeva a vicenda, ma ne valeva la pena, perché quel sangue rappreso cucinato con le cipolle era una vera squisitezza».
L’episodio rimanda ad immagini recenti, quelle dei bambini coinvolti nelle guerre attuali: bambini affamati, bambini che tendono pentole e recipienti, bambini che si spintonano e si ammassano ai punti di distribuzione alla disperata ricerca di cibo e acqua.
Tra i due avvenimenti sono passati numerosi decenni, ma resta veritiero l’antico proverbio africano:
«Quando gli elefanti (i potenti) combattono, è sempre l’erba (gli indifesi) a rimanere schiacciata».
In incontri successivi, attraverso altre conversazioni, sono emersi gli interessi di Ambrogina: il cucito, i lavori a maglia, l’orto e il giardino.
Mi aveva mostrato il maestoso ciliegio ricco di frutti; con dispiacere mi aveva additato le fragole “bucate” dalle lumache e con gioia mi aveva regalato un bel mazzo di peonie bianche, da lei coltivate con cura.
Anche la lettura è stata una sua passione. Era un’instancabile lettrice. Spesso la si vedeva, con passo sicuro e svelto, attraversare le vie del paese per raggiungere la biblioteca comunale e scambiare i libri.
Qui sotto il gruppo classe di Ambrogina (seconda, partendo da destra), ripreso durante i festeggiamenti per l’80° compleanno della maestra Amalia Cristiani. Nessuna di queste persone è più tra di noi. L’ultima a lasciarci è stata proprio Ambrogina.
A lei mando un saluto conclusivo:
«Buon viaggio».
Andreina Mezzenzana










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