Per la Festa della Mamma torna l’Azalea della Ricerca dell’AIRC nelle piazze del Legnanese
Nata nel 1984, l’Azalea della Ricerca è l’appuntamento di riferimento per festeggiare le mamme e le donne con un fiore diventato un simbolo della salute al femminile
Domenica 10 maggio, in occasione della Festa della Mamma, l’Azalea della Ricerca di Fondazione AIRC torna a colorare tantissime piazze in tutta Italia per sostenere i ricercatori impegnati a trovare diagnosi sempre più precoci e terapie più efficaci per i tumori che colpiscono le donne.
Nel Legnanese le azelee AIRC saranno alle Gallerie Cantoni, in piazza San Magno e sotto i portici di via Vengoni a Legnano, in piazza Italia a San Vittore Olona, in piazza Mazzini a San Giorgio su Legnano, sul piazzale della Chiesa di S. Maria Assunta a Canegrate, in piazza della Chiesa a Rescaldina e sul piazzale della chiesa a Rescalda, in piazza Maggiolini a Parabiago, sul piazzale del cimitero a Dairago, in piazza Don Carlo Bianchi a Cantalupo, in piazza Lombardia a Busto Garolfo e in piazza Italia a Nerviano.
Nata nel 1984, l’Azalea della Ricerca continua a rappresentare l’appuntamento di riferimento per festeggiare le mamme e le donne con un fiore, diventato un vero e proprio simbolo della salute al femminile. L’iniziativa “L’Azalea della Ricerca” ha consentito ad AIRC di raccogliere fondi per la ricerca sui tumori che colpiscono le donne ed è diventata occasione per promuovere l’importanza della prevenzione e raccontare i più importanti traguardi raggiunti dalla ricerca oncologica.
Tra i progetti di ricerca sostenuti grazie all’Azalea c’è, ad esempio, quello della dottoressa Camilla Nero, ricercatrice AIRC della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli: «Grazie al sostegno di AIRC sto lavorando a un progetto per comprendere il ruolo dell’analisi del DNA tumorale sulla scelta dei trattamenti post-operatori più adatti per le donne con carcinoma ovarico iniziale – spiega -. Spero di poter contribuire a cambiare il futuro di molte donne, evitando terapie inefficaci per alcune pazienti e migliorando la qualità della vita. Fare ricerca per me non è solo un lavoro, ma un modo di vedere il mondo, una commistione di curiosità e resilienza».










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