Sciopero generale a Legnano: 200 lavoratori in piazza contro la legge di bilancio
In piazza lavoratrici e lavoratori di diversi settori, tra cui quello della scuola, e ha rappresentato un momento di mobilitazione contro i contenuti della legge di bilancio
«Scioperiamo perchè abbiamo deciso di non rassegnarci. Oggi ci fermiamo, lo facciamo per muovere il Paese!». Così Mario Principe segretario della Cgil Ticino Olona ha parlato durante il presidio organizzato in piazza San Magno a Legnano. Una manifestazione tenutasi oggi, venerdì 12 dicembre, che come in tutta Italia ha richiamato lavoratori e lavoratrici di diversi settori. La mobilitazione, proclamata per l’intera giornata lavorativa, è stato un momento di riflessione e protesta contro i contenuti della legge di bilancio.
Tra i 200 cittadini presenti anche i rappresentanti della Rsu NMS di Nerviano che hanno portato la loro testimonianza in quanto in questi giorni è stato raggiunto l’accordo per l’annullamento della procedura di licenziamento collettivo. Al tavolo ministeriale è stato annunciato l’interesse di una società estera pronta all’acquisizione del perimetro aziendale oggetto di dismissione. Al centro della protesta c’è l’aumento di salari e pensioni, il blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile, il rifiuto del riarmo a favore di maggiori investimenti in sanità e istruzione. La piattaforma rivendicativa comprende anche il contrasto alla precarietà, la richiesta di nuove politiche industriali e del terziario e una riforma fiscale basata su criteri di equità e progressività.

«Questo sciopero non nasce da un capriccio, nè da un gesto simbolico – afferma il sindacalista Principe -. Ma a valle di un confronto con il Governo che non ha prodotto risultati concreti a favore di chi sta chiedendo ormai da troppo tempo un intervento fiscale concreto a favore di chi vive di lavoro con un salario inadeguato al costo della vita. Più risorse su lavoro, sanità e welfare. Una sanità pubblica che consenta di curarti senza essere costretto a dover pagare. Investimenti veri, su la scuola che vive una condizione dove il personale è precario e le strutture vecchie. Per i giovani che non possono vivere in un Paese che li tratta come manodopera a tempo, povera, precaria intermittente. Perchè un Paese che non dà stabilità ai giovani non ha futuro. Quello che stiamo facendo oggi non è solo difesa: è costruzione. E la costruzione richiede generazioni che lavorano insieme. E lasciatemelo dire: il sindacato serve. Serve eccome».
Gli interventi
Angela Mondellini della segreteria della Cgil Lombardia ha aperto i discorsi. Nel suo intervento ha definito questa manovra come «repressiva su tutti i fronti». La sindacalista ha sottolineato la crisi del sistema previdenziale ed economico tenuto in piede dai pensionati che non vengono aiutati. Ha parlato della difficoltà che i nuovi lavoratori affronteranno quando andranno in pensione, se ci andranno. Dalla piazza sono state segnalate anche le tantissime le crisi aperte e la difficoltà che oggi hanno i cittadini nell’accedere alla sanità e non solo. «Si può cambiare il segno di una manovra se lo facciamo tutti insieme».
A seguire Roberto Nania segretario generale della Funzione pubblica ha commentato: «Tagliare il lavoro pubblico significa togliere diritti ai lavoratori. Non si può vivere di missioni per questo i giovani non scelgono il mondo della sanità». Sulla stessa linea Alessandro Basso segretario dello Spi Cgil Parabiago che ha parlato dello sportello di cui è responsabile: «Noi entriamo in contatto con le persone con i loro problemi: situazioni reali che non coincidono con ciò che ci raccontano. È vero che i cittadini non hanno denaro per curarsi, così com’è vero che il futuro dei giovani è precario e difficile: entrano nel mondo del lavoro sempre più tardi e forse nn vedranno mai la pensione. La realtà è complessa e si stanno creando divari sociali importanti e troppo netti non è questo il presente e il futuro che vogliamo».

Particolarmente apprezzato l’intervento Marco Tridico delegato della Fiom Cgil Ticino Olona: «Sento tutto il peso della responsabilità per le mie figlie quali scenari avranno quando saranno grandi? Dobbiamo prendere coscienza di quanto siano importanti le nostre azioni. Dovremmo oltre avere più memoria far in modo tenere vivi i principi della Costituzione. Dobbiamo mantenere quello che io chiamo ottimismo della volontà, quello che ci serve per andare avanti sempre e comunque. Quell’ottimismo e volontà utile per difendere la giustizia sociale». Il sindacalista ha poi ricordato le parole di Stefano Rota: «Bisogna avere coraggio dei diritti vecchi e nuovi che siano».
Fabio Toriello ha ricordato dello striscione esposto la sera di giovedì 11 dicembre di Casapound, ha ricordato la guerra in Palestina e i conflitti in essere perché «è una battaglia che continua». Per Toriello restano gravi le critiche espresse dal Governo sul diritto allo sciopero: «Sono ridicoli perché io rappresento un settore quello del commercio che lavora 360ore all’anno e non si ferma mai». Segnalando le numerose vertenze contrattuali e aziendali il sindacalista ha poi esordito: «Dobbiamo rivendicare la nostra capacità salariale dobbiamo lottare come hanno fatto i lavoratori di NMS». Toriello ha poi puntato ministra del governo che «ha insultato i giovani di studenti di medicina che protestavano: vergognoso. Sono orgoglioso di essere povero e comunista. La nostra azione è lenta ma dev’essere costante siamo eredi di chi ha portato la pace e la democrazia in Europa. Ricordiamocelo sempre».













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