Discorso del sindaco Centinaio in occasione del 70esimo anniversario dell’uccisione di Mauro Venegoni
Discorso pronunciato nella mattinata di domenica 26 ottobre a Cassano Magnago per commemorare il partigiano legnanese Mauro Venegoni, ucciso dai fascisti il 31 ottobre 1944 ...
«Ricordare, a 70 anni di distanza, l’uccisione di Mauro Venegoni ha un significato che va oltre la rievocazione di un tragico episodio della guerra partigiana contro l’oppressione nazi-fascista. Significa fare memoria di un uomo, di un legnanese, che dedicò tutta la propria vita all’impegno politico e sindacale in un’epoca in cui spendersi in questi ambiti voleva dire rischiare il carcere se non la vita stessa. Credo che la vita di Mauro Venegoni, così come quella dei suoi fratelli Carlo, Piero e Guido e di molti altri partigiani, possa essere riassunta in una semplice parola: SACRIFICIO.
Rileggendo la sua biografia affiora costantemente la ferrea volontà di perseguire degli obiettivi anche costo di pagare di persona un duro prezzo. Arrestato e condannato più volte dal Tribunale Speciale, picchiato e seviziato fino alla morte avvenuta proprio in questo luogo il 31 ottobre del 1944, Mauro Venegoni non venne mai meno ai suoi ideali e alla militanza politica e sindacale. Possiamo perciò, senza dubbio alcuno, indicarlo ad esempio e modello di vita per tutti noi, soprattutto per le nuove generazioni.
Ed è proprio pensando ai nostri giovani che la celebrazione odierna assume un significato di estrema attualità. Chiediamoci: che cosa vuol dire oggi proporre dei modelli di vita alla gioventù? Ha ancora senso in una società che offre modelli assai diversi, inneggianti a stili di vita basati sulla ricerca edonistica del piacere e del facile successo? La domanda, ovviamente retorica, non può che essere positiva.
Eppure non possiamo ignorare quanto sia difficile per le nuove generazioni guardare con ottimismo al futuro. Ha ragione chi sostiene che stiamo vivendo un momento storico difficile sotto diversi punti di vista della convivenza politica e sociale. Mauro Venegoni e tutti gli altri martiri della Resistenza partigiana lottarono fino al sacrificio estremo della vita perché coltivavano il sogno di costruire un’Italia migliore, finalmente libera e democratica, basata su valori condivisi, dove tutti avessero pari opportunità di realizzare una vita dignitosa e quindi serena.
Possiamo dire, in tutta onestà, che oggi ai nostri giovani l’Italia è in grado di offrire simili opportunità? E’ un’altra domanda retorica. La risposta è no.
Se c’è un “delitto” che stiamo commettendo nei confronti dei giovani è di uccidere in loro la speranza di un domani migliore. Chi appartiene alla mia generazione sa che scegliere di studiare, anche a costo di sacrifici, quasi certamente avrebbe portato ad un miglioramento di vita, a salire qualche gradino nella scala sociale. Oggi invece questa sorta di “ascensore” non funziona più. Quanti giovani vediamo parcheggiati dentro le università, a frequentare master o corsi di specializzazione post laurea in attesa di un lavoro che difficilmente arriverà. Oppure, nel migliore dei casi, arriverà sotto forma di vergognose assunzioni precarie a tempo determinato, stage sottopagati se non addirittura gratuiti. Ecco, in un simile contesto, ci vuole molto coraggio a fare dei sacrifici per il proprio futuro.
Considerazioni analoghe valgono per chi vorrebbe impegnarsi in politica. Qui le responsabilità si complicano e il discorso si fa inevitabilmente più complesso. Voglio soffermarsi soltanto su un aspetto. Veniamo da una stagione (che sembra non finire mai) segnata da scandali e sprechi vergognosi all’interno di tutte le istituzioni, locali e nazionali che siano. Ben venga quindi tutto ciò che può portare ad una doverosa pulizia, capace di estromettere tutti quei lestofanti che usano e abusano di una carica pubblica per interessi personali o di gruppo. Attenzione però: il comprensibile sdegno nei confronti di simili atteggiamenti si è trasformato in una enorme ondata anti-politica che rischia, sui tempi lunghi, di fare ancora più danni.
Dobbiamo rifiutare con forza certe semplificazione che fanno di tutti i politici dei ladri e della politica una cosa sporca. Ci sono politici ladri e politici onesti, c’è un modo di fare politica sporco e un modo di fare politica trasparente, onesto, fatto da persone che spesso non solo non si arricchiscono ma ci rimettono di tasca propria e a volte compromettono anche la salute. Dobbiamo rivendicare con forza che fare politica è una cosa bella e nobile, faticosa, ma utile a se stessi e agli altri. Chi invece oggi fa politica (se vogliamo considerarla tale) limitandosi a soffiare sul fuoco del malcontento, coltivando tutti gli istinti peggiori della natura umana si assume la responsabilità di uccidere la speranza in un mondo migliore. Non c’è niente di peggio di un populismo becero e qualunquista.
Oggi, in questo luogo, ricordiamo un uomo che non si perse mai d’animo e che fece del sacrificio una virtù. Dobbiamo fare tesoro del suo esempio ricordando che allora, di fronte al disagio sociale scaturito dopo il primo conflitto mondiale, l’Italia si consegnò spontaneamente all’”uomo della provvidenza”. Abbiamo poi visto quale futuro il fascismo avrebbe riservato al nostro Paese.
E’ per questo che fare memoria ogni anno del sacrificio di Mauro Venegoni non è una semplice rievocazione storica ma è un gesto che ci deve aiutare a guardare con più ottimismo al futuro».






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