Giovanni Scifoni racconta “Fra. San Francesco, la superstar del Medioevo”
L’attore intervistato dalla redazione del Beracconta carriera, crisi e successo, intrecciando ironia e riflessione a partire dal suo spettacolo su San Francesco
È uscito il nuovo episodio del podcast del BeCava, la redazione social del Liceo Cavalleri di Parabiago. Questa volta, le studentesse Miriam Riccardi e Beatrice Augugliaro hanno intervistato l’attore Giovanni Scifoni, in tournée con lo spettacolo “Fra. San Francesco, la superstar del Medioevo” un racconto che intreccia ironia, spiritualità e riflessioni sul presente.
Guidato dalle domande delle studentesse-speaker, l’attore ha ripercorso le tappe della sua carriera, soffermandosi sugli inizi, sulle difficoltà e su un rapporto con il successo tutt’altro che semplice.
L’avvicinamento alla recitazione risale all’infanzia: «Da bambino, nel mio palazzo c’era una signora, un’attrice in pensione, che faceva lezioni ai bambini nella sala hobby. È cominciato tutto lì», racconta.
Un percorso poi rafforzato da incontri importanti, come quello con un professore di filosofia che affiancava all’insegnamento l’attività teatrale. “Ci invitava ai suoi spettacoli, mi affascinava molto», ricorda Scifoni, che in seguito ha scelto di formarsi all’Accademia d’Arte Drammatica. Alla base, però, c’è anche una dinamica familiare precisa: «Sono il quarto di sei fratelli, dovevo emergere in qualche modo, farmi notare».
Tra le sue influenze artistiche, l’attore cita con ammirazione grandi nomi del teatro italiano: «Ho un’adorazione assoluta per i narratori del passato, come Dario Fo e Giorgio Gaber. Sono stati punti di riferimento fondamentali per me». Il suo percorso, però, non è stato lineare. Scifoni racconta apertamente anche i momenti di crisi, a partire dalla prima tournée professionale accanto a Paolo Poli: «Era un genio, un attore fantastico, ma mi trattava malissimo. Diceva che non ero capace di fare niente, ed ero molto frustrato».
Nemmeno il successo lo ha messo al riparo dalle difficoltà: «Avevo appena fatto una fiction da protagonista che aveva avuto un enorme successo, mi ero sposato e aspettavamo un bambino, ma il telefono non squillava. Non lavoravo per niente». Eppure, la scelta è sempre stata quella di andare avanti: «Le crisi arrivano continuamente, però alla fine vai avanti, non sai neanche perché».
Se cinema e televisione hanno fatto parte del suo percorso, il luogo in cui si sente davvero a casa resta il teatro: «Il palcoscenico è il luogo della libertà creativa: sei lì e fai quello che vuoi, nessuno può impedirti di farlo. Nel cinema e nella fiction, invece, possono tagliarti e non vai in onda».
Anche il rapporto con la fama è ambivalente: «Mi piace tantissimo avere successo, ma sono preoccupatissimo che possa finire da un momento all’altro. Funziona così, e non sono pronto».
Al centro del suo spettacolo c’è la figura di San Francesco, interpretato come una sorta di “pop star” medievale, ma soprattutto come simbolo di rinuncia e libertà interiore. Un tema che Scifoni sente profondamente anche nella propria vita: «Sto imparando, con molta difficoltà, a rinunciare al mio ego: è la cosa più difficile». Una riflessione che si allarga alla società contemporanea: «Abbiamo questo bisogno ossessivo di essere presenti nella mente degli altri, sempre e comunque. A questo devo imparare a rinunciare, altrimenti si vive male»,
Se potesse rivolgere una domanda al santo, sceglierebbe qualcosa di essenziale: «Gli chiederei: ne è valsa la pena? E non sono affatto sicuro della risposta, perché ha sofferto tanto». Tra momenti più profondi e altri più leggeri, emerge anche un lato curioso dell’attore: il suo portafortuna è “un piccolo ornitorinco”, mentre, se potesse scegliere un’altra forma di vita, sarebbe un’aquila, «perché è rara, e quando la vedi fai wow».
L’intervista si chiude con un desiderio nato proprio da questo legame con il santo: «Imparare a rinunciare al possesso delle cose, delle persone, dell’affetto, del denaro, della fama. Rinunciare al possesso di tutto. Magari riuscirci… sarebbe molto bello».
Il podcast è disponibile su Spotify, Spreaker e sul sito ufficiale, ed è consultabile anche su Legnanonews, nella sezione dedicata al BeCava. Il progetto è supervisionato dalle professoresse Catia Vinciguerra e Miriam Morsani, insieme al docente Pippo Venditti. Il video è a cura di Gaia Massignan il podcast di Pablo Banfi.








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