Primo Maggio a Legnano, Principe della Cgil: “Al centro lavoro dignitoso, appalti e innovazione”
Il sindacalista a pochi giorni dalla Festa dei lavoratori richiama la necessità di scelte concrete per garantire lavoro dignitoso, diritti e futuro a un territorio in trasformazione pensando anche i giovani
Il Primo Maggio come momento per riportare il lavoro al centro del dibattito pubblico, partendo dalla realtà concreta del territorio tra Legnano e il Ticino Olona. È questo il filo conduttore della riflessione condivisa a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori da Mario Principe, segretario generale della Cgil Ticino Olona. Un intervento che mette in fila criticità, trasformazioni e priorità senza indulgere nella retorica. «Il Primo Maggio è una occasione per riportare il lavoro al centro, partendo da quello che vediamo ogni giorno qui, tra Legnano e il Ticino Olona – afferma Principe -. Un territorio segnato da una forte tradizione industriale che però ha cambiato volto: «La produzione c’è ancora, ma dentro filiere globali, con una pressione competitiva più alta e trasformazioni continue».
Accanto alla manifattura sono cresciuti servizi, logistica e sistema degli appalti. Ed è proprio in questi ambiti che, sottolinea, «troppo spesso si concentrano le condizioni di lavoro più fragili». Da qui la necessità di chiarire cosa si intenda davvero per occupazione: «Non basta dire che c’è lavoro. Il punto è che lavoro è». Il quadro descritto è fatto di forti disuguaglianze: «Vediamo situazioni molto diverse: aziende che tengono e innovano, e lavoratrici e lavoratori che invece fanno fatica ad arrivare a fine mese, con contratti instabili, orari discontinui, salari che non bastano». Per il sindacalista, uno strumento resta centrale, ossia quello della contrattazione. «È lo strumento che tiene insieme competitività e diritti. Dove c’è contrattazione, le condizioni sono migliori. Dove manca, cresce la distanza tra chi lavora e la ricchezza prodotta».
Intelligenza Artificiale e lavoro
Un passaggio rilevante riguarda l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, già presenti nelle aziende locali: «Il punto non è fermarla, ma decidere come usarla». Le potenzialità sono evidenti: «Può ridurre i lavori più pesanti e ripetitivi, migliorare la sicurezza, prevenire rischi, rendere più efficienti i processi». Ma i rischi non sono meno concreti: «Senza regole e senza contrattazione, il rischio è quello che già vediamo: più controllo sui lavoratori, ritmi più intensi, meno autonomia, più precarietà. Servono formazione continua, trasparenza sugli algoritmi, coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori e contrattazione che governi questi processi. L’innovazione deve migliorare il lavoro, non peggiorarlo». Tra i nodi più critici emerge quello degli appalti, che coinvolgono migliaia di lavoratori: «Troppo spesso vediamo cambi di appalto continui, perdita di diritti, salari più bassi, condizioni più pesanti. Non è accettabile che la competizione si scarichi sempre sulle persone». Il tema si intreccia con la dimensione sociale più ampia: «Chi ha lavorato una vita deve poter contare su una pensione dignitosa». E guardando ai giovani: «Non possiamo accettare un futuro fatto solo di incertezza». Sul fronte sanitario, le criticità sono evidenti: «Tempi di attesa, accesso alle cure, servizi da rafforzare. Ma la salute è un diritto, non può diventare un privilegio».
Elezioni a Legnano
In vista delle elezioni amministrative di Legnano, il segretario indica una linea chiara: «Il lavoro deve diventare un criterio concreto di valutazione delle scelte amministrative». Non bastano dichiarazioni di principio: «Servono atti precisi». Il riferimento è diretto alle politiche locali sugli appalti: «Parliamo di come un Comune costruisce i propri appalti: se punta al massimo ribasso o alla qualità del lavoro». E ancora: «Parliamo di clausole sociali vere» e della necessità di «limitare il ricorso ai subappalti quando diventano una catena che abbassa diritti e sicurezza». Un primo passo è stato compiuto, ma non basta: «Qui a Legnano abbiamo sottoscritto un protocollo sugli appalti che cerca di dare risposte concrete, ma non è un punto di arrivo». Anzi, «è l’inizio di un ragionamento che deve proseguire necessariamente».
Lavoro e giovani
Infine, il tema generazionale: «Vediamo ragazzi e ragazze che faticano a trovare stabilità, che entrano nel lavoro con condizioni deboli o che scelgono spesso non liberamente di andare via». Un fenomeno che impoverisce il territorio: «Ogni volta che succede non perdiamo solo una persona: perdiamo una parte di futuro». Il senso del Primo Maggio, conclude, è tutto qui: «Riportare tutto questo al centro, senza retorica. Perché il lavoro dignitoso, i diritti e la giustizia sociale non sono concetti astratti. Sono ciò che determina la qualità della vita delle persone e la direzione in cui va il nostro territorio».








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