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Dalle telecamere ai cambi d’abito: in aula la ricostruzione delle indagini per l’omicidio Gorla a Busto Arsizio

Telecamere, cambi d’abito, indumenti recuperati e tracce biologiche: in aula la ricostruzione delle prime fasi delle indagini per l'omicidio del commerciante

tribunale busto arsizio

Il percorso ricostruito attraverso le immagini delle telecamere, i cambi d’abito individuati, la ricevuta trovata sul bancone del negozio, le tracce compatibili con il profilo genetico della vittima sugli indumenti recuperati durante le indagini. È passata dalla ricostruzione delle ore immediatamente successive all’omicidio di Davide Gorla e delle prime fasi delle indagini l’udienza di martedì 29 settembre davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, dove è in corso il processo a carico di Emanuele Mirti, 50enne di Castellanza chiamato a rispondere dell’omicidio del commerciante, ucciso a coltellate il 25 giugno 2025 nel suo negozio a Busto Arsizio, per il quale si è sempre proclamato innocente.

A ripercorrere davanti ai giudici le prime ore delle indagini sono stati gli operanti della Squadra Mobile di Varese e del Commissariato di PS di Busto Arsizio. Quella sera l’allarme era scattato poco dopo le 18 per una persona aggredita con un’arma da taglio e gravemente ferita.  A stretto giro erano arrivate le prime immagini delle telecamere e le primissime informazioni raccolte sul posto dagli inquirenti, che li avevano messi sulle tracce di un uomo che si era allontanato velocemente dalla zona, guardando a ritroso.

Durante i rilievi nel negozio, poi, era stata trovata la ricevuta del versamento di un affitto, risalente a circa un anno prima, per l’immobile dove viveva Emanuele Mirti, di proprietà di Davide Gorla. Da lì gli agenti sono arrivati prima all’appartamento di viale Lombardia dove era residente l’imputato e poi alla sua auto, mentre continuavano a seguire attraverso le immagini riprese dalla videosorveglianza gli spostamenti dell’uomo intorno al quale stavano stringendo il cerchio.

Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi (a latere Daniela Frattini), gli operanti hanno ripercorso anche i cambi d’abito individuati sempre attraverso le immagini delle telecamere, soffermandosi anche sulla borsa in tessuto non tessuto bianca che l’uomo ripreso dagli occhi elettronici aveva con sé e sul sacchetto giallo che ad un certo punto ne aveva preso il posto. Sacchetto poi gettato in un cestino dei rifiuti, al quale gli inquirenti sono riusciti a risalire, identificandone il contenuto anche grazie al GPS montato sui mezzi della società che gestisce il servizio di igiene urbana e trovando un paio di scarpe e un indumento parzialmente bruciato compatibili con quelli ripresi della telecamere.

Su scarpe e indumento i successivi accertamenti biologici avevano permesso di individuare tracce compatibili con il profilo genetico non solo dell’imputato, ma anche della vittima; anche le campionature effettuate all’interno dell’auto, come hanno spiegato i testi in aula, hanno permesso di rilevare tracce biologiche riconducibili sia a Mirti sia a Gorla.

In aula è tornato anche il nodo dei rapporti economici tra Gorla e Mirti: l’imputato, infatti, secondo quanto ricostruito durante le indagini, ormai da circa un anno non versava più l’affitto alla vittima, ed era in arretrato anche con il pagamento delle spese condominiali. Pendenze di cui era a conoscenza anche il fratello della vittima, parte civile nel processo in corso, tanto da aver suggerito alla vittima, nei mesi immediatamente precedenti al delitto, di rivolgersi ad un avvocato.

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 29 Settembre 2026
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