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Data center nel milanese, la CGIL: “Regione Lombardia ascolti il territoro. Servono regole”

La CGIL Lombardia chiede alla Regione regole più stringenti sui data center e un confronto stabile con territori e parti sociali, mettendo al centro consumo di suolo, risorse energetiche e idriche, impatto ambientale e ricadute occupazionali

Data center generica

«Non basta attrarre gli investimenti, bisogna governare gli interessi». È la posizione della CGIL Lombardia sullo sviluppo dei data center nella regione, compresa la provincia di Milano e, più nello specifico, l’area tra l’Alto Milanese e il Rhodense, dove recentemente si è tenuta anche una protesta contro l’insediamento di queste infrastrutture. A fronte di ciò, proprio oggi (martedì 7 ottobre) il sindacato chiede alla Regione un confronto stabile con territori, istituzioni e parti sociali e pone una serie di condizioni sul consumo di suolo, sull’utilizzo di acqua ed energia e sulle ricadute occupazionali.

«Gli investimenti nelle infrastrutture che supportano l’innovazione digitale sono un’occasione di sviluppo solo a condizione che non estraggano valore dai territori e dal lavoro, ma, al contrario, rispondano a una programmazione rigorosa e trasparente, che il governo pubblico ha il dovere di garantire – afferma la CGIL Lombardia –. La proliferazione indiscriminata degli insediamenti che abbiamo sotto gli occhi non ha nessuno di questi requisiti e quindi non può realizzare un’equa distribuzione dei benefici fra investitori, territori e lavoro».

Per il sindacato, la realizzazione dei data center dovrebbe evitare nuovo consumo di suolo, essere preceduta da una verifica della sostenibilità energetica e idrica e da una valutazione degli impatti cumulativi, prevedere il recupero del calore prodotto dagli impianti e garantire attenzione alla qualità del lavoro lungo l’intera filiera degli appalti. Questioni che, sottolinea la CGIL, erano già state poste alla Regione durante l’iter di approvazione della legge regionale e che sarebbero rimaste senza risposta. A riaprire il confronto è ora l’annuncio dell’assessore regionale Massimo Sertori di voler intervenire sulla normativa. «L’annuncio dell’assessore Sertori, che detiene deleghe cruciali in materia, quali la pianificazione e l’utilizzo della risorsa idrica e le risorse energetiche, di voler modificare la legge regionale sui data center – prosegue la segreteria regionale della CGIL – conferma che il fenomeno ha assunto dimensioni e velocità per cui la norma non è adeguata».

Secondo il sindacato, un’eventuale revisione dovrà partire dall’ascolto dei diversi portatori di interesse. Numerosi i temi indicati: dalla trasparenza sulla natura, la proprietà e l’utilizzo dei dati alla concentrazione di più impianti sullo stesso territorio, fino alla capacità delle reti, al possibile inquinamento del suolo da Pfas, alle dinamiche speculative sui terreni e sui valori immobiliari e alle effettive ricadute occupazionali. Su quest’ultimo fronte la CGIL richiama anche la necessità di verificare condizioni contrattuali e sicurezza dei lavoratori impiegati negli appalti e nei subappalti. Un altro nodo riguarda il fine vita degli impianti e le garanzie da chiedere agli investitori affinché, una volta terminata l’attività, eventuali strutture inutilizzate, bonifiche e relativi costi non ricadano sulla collettività. Sul fronte ambientale e sanitario, invece, il sindacato chiede che i dati dei monitoraggi siano accessibili, trasparenti e comprensibili per i territori.

Per la CGIL è inoltre necessario coinvolgere cittadini, comitati, istituzioni locali e parti sociali nelle decisioni. In questo quadro il sindacato guarda anche alla mobilitazione nata negli ultimi mesi attorno ai progetti di data center e alla manifestazione nazionale promossa dalla Rete Stop Data Center per sabato 10 ottobre a Milano, considerata «un segnale importante» rivolto alle istituzioni regionali. «La domanda di partecipazione e di confronto finora è stata disattesa – sottolinea la CGIL Lombardia –. Ora che la stessa Regione annuncia una revisione della legge, la risposta diventa ancora più necessaria». Da qui la richiesta di aprire un confronto stabile con il governo regionale e con le istituzioni che rappresentano i territori.
«Attrarre gli investimenti non basta, bisogna governare gli interessi – conclude CGIL Lombardia –. È questa, per noi, la differenza tra subire una corsa ai data center e costruire una politica di sviluppo sostenibile oggi e nel tempo, capace di distribuire benefici concreti per gli interessi dei molti, non dei pochi».

Più di 2mila persone in corteo a Rho contro i data center. Gli attivisti irrompono nel cantiere di via Moscova

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Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 07 Ottobre 2026
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