“Giù le mani da Alberto da Giussano”, la Lega rivendica il Guerriero. Ma il simbolo di Legnano non ha copyright
La polemica sull'utilizzo dell'Alberto da Giussano per il Pride del 13 settembre continua a rimbalzare sui media nazionali facendo paelare del Legnano Pride ben oltre la città
Il Guerriero arcobaleno è uscito dai confini di Legnano. La polemica sull’utilizzo dell’Alberto da Giussano per il Pride del 13 settembre continua a rimbalzare sui media nazionali e ha ottenuto un risultato che forse gli stessi contestatori non avevano previsto: far parlare del Legnano Pride ben oltre la città.
Non importa come, basta che se ne parli, si dice. E questa volta è successo. Tutti ne parlano. L’immagine contestata è diventata essa stessa una notizia e, intervento dopo intervento, il dibattito si è allargato.
L’ultimo arriva dalla consigliera regionale della Lega Silvia Scurati: «Basta ridicolizzare i simboli della nostra storia, giù le mani da Alberto da Giussano». Per Scurati il Guerriero è «un simbolo storico di Legnano, della Lombardia, della nostra identità e nonché della Lega» e utilizzarlo nel logo del Pride significherebbe banalizzarlo e ridicolizzarlo.
Anche Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, è intervenuto sulla vicenda, allargando il discorso agli «eccessi della cultura woke» e richiamando persino le recenti riflessioni di Giuseppe Conte.
Insomma, un’immagine nata per promuovere una manifestazione locale è riuscita a portare il dibattito fino al Consiglio regionale e sulle pagine dei media nazionali. E, paradossalmente, proprio chi la contesta sta contribuendo a darle visibilità.
Ma al di là della polemica, c’è una parola che continua a tornare e sulla quale vale forse la pena fermarsi: identità.
Ieri, parlando con una persona impegnata nella difesa dei diritti delle donne, mi sono imbattuta in una discussione sul Pride. Una di quelle conversazioni che ti ricordano quanto confrontarsi possa cambiare il nostro modo di guardare gli altri. Non significa pensarla allo stesso modo su tutto o condividere le stesse idee. Significa conoscere, capire e rispettare le persone per quello che sono.
E allora mi sono chiesta: quando parliamo dell’identità di una città, di chi stiamo parlando? L’identità è l’insieme dei tratti e degli elementi che permettono di riconoscere e distinguere una persona o una collettività. Legnano ha certamente una propria identità: una storia, tradizioni, luoghi e simboli nei quali una comunità si riconosce. Il Guerriero è indubbiamente uno di questi.
Ma identità collettiva non significa uniformità. Una città è fatta di persone. Persone che pensano in modo diverso, si vestono in modo diverso, hanno gusti diversi, votano in modo diverso e amano in modo diverso. La sua identità collettiva nasce anche dalla convivenza e dalla somma di tutte queste differenze.
Ed è qui che viene spontanea una domanda: chi ha il copyright sul Monumento al Guerriero?
La Lega, che da decenni utilizza Alberto da Giussano come proprio simbolo politico? Il centrodestra? Il Palio? Chi è nato a Legnano? Chi ne conosce la storia? Chi ogni giorno passa davanti al monumento di piazza Monumento? O semplicemente la città di Legnano?
Perché se il Guerriero è un simbolo identitario della città, allora appartiene alla città. E la città comprende tutti. Anche chi è gay, trans o si definisce queer. Anche chi vota a destra, chi vota a sinistra e chi non vota affatto. Anche chi considera il Pride una manifestazione importante e chi non ci andrebbe mai, perché non ne approva alcuni eccessi o non ne condivide alcune posizioni.
Tutte queste persone sono legnanesi. Possono essere cresciute guardando quel monumento, avere sfilato al Palio, emozionarsi ascoltando l’Inno di Mameli o quello del Palio, conoscere la Battaglia di Legnano e sentire il Guerriero come parte della propria storia.
Si può certamente discutere sull’utilizzo del monumento in un logo. Si può considerarlo bello, brutto, provocatorio, irriverente o di cattivo gusto. Fa parte della libertà di critica. Ma è diverso sostenere, anche implicitamente, che qualcuno abbia più diritto di altri a riconoscersi in quel simbolo.
Perché il Guerriero non ha un copyright politico. Non è di destra e non è di sinistra. Non è della Lega e non è del Pride. È un simbolo di Legnano.
E nell’immaginario collettivo richiama la Battaglia di Legnano: una battaglia di popolo, diventata nei secoli simbolo della difesa della libertà. Anche per questo è difficile pensare di chiuderlo dentro un recinto.
E forse proprio la corazza arcobaleno, che piaccia o meno, ha avuto il merito di mettere davanti agli occhi di tutti una domanda che va oltre il Pride del 13 settembre: può un simbolo che definiamo identitario rappresentare soltanto una parte delle persone che compongono quella stessa identità?
Non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo per appartenere alla stessa città. Dobbiamo però poter convivere senza che nessuno sia discriminato per ciò che è o per chi ama. Come ha ben spiegato una consigliera comunale, non bisogna per forza condividere un’idea per rispettare chi vuole dare visibilità alla propria idea in modo democratico. Non precludergli luoghi o simboli della città significa riconoscere che anche quella voce fa parte della comunità.
Legnano ha una sua identità. Ma quell’identità non ha un proprietario.
Dietro la corazza del Guerriero ci sono tante identità.
E per fortuna è così.
Dal Risorgimento alla Lega, dalle biciclette al Pride: tutti gli abiti del Guerriero di Legnano









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