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Scuola, quasi mille docenti lasciano Milano, Cgil: “È la grande fuga causata dal caro-vita”

Pubblicati i trasferimenti per l'anno scolastico 2026-2027. In uscita da Milano e provincia 947 insegnanti. Frisone (Flc Cgil Legnano): "Gli stipendi non bastano più per vivere nel capoluogo lombardo"

scuola studenti

Continua la fuga degli insegnanti da Milano e dalla Lombardia verso le regioni del Centro-Sud. Lo confermano i Bollettini dei trasferimenti del personale docente per l’anno scolastico 2026-2027, pubblicati il 29 maggio, che registrano un nuovo aumento dei docenti in uscita dalle scuole milanesi. Saranno infatti 947 gli insegnanti che dal prossimo 1° settembre lasceranno Milano e provincia, contro i 796 dell’anno scolastico precedente. Le destinazioni più richieste restano Lazio e Sicilia, seguite da Campania e Puglia. Nel dettaglio, lasceranno il territorio 140 docenti della scuola dell’infanzia, 334 della primaria, 232 della scuola secondaria di primo grado e 241 delle superiori. «Siamo di fronte a un fenomeno ormai strutturale – osserva Pippo Frisone, sindacalista della Flc Cgil Legnano –. Se in passato la mobilità era legata soprattutto alla disponibilità di posti al Nord e alla disoccupazione nel Mezzogiorno, oggi il fattore determinante è diventato il costo della vita, che a Milano ha raggiunto livelli insostenibili per molti insegnanti».

Secondo l’analisi riportata dal sindacato, il peso degli affitti rappresenta la principale criticità. «Un docente precario o neoassunto percepisce uno stipendio iniziale compreso tra 1.700 e 1.820 euro netti mensili – sottolinea Frisone -. In molti casi l’affitto può assorbire fino al 70-75% del reddito disponibile. È evidente che, in queste condizioni, vivere e lavorare a Milano diventa sempre più difficile». Una simulazione condotta confrontando Milano e Catania sui principali capitoli di spesa – affitto, alimentari, utenze, trasporti e spese personali – evidenzia una differenza di oltre 740 euro al mese. Il costo medio mensile stimato raggiunge infatti i 1.576 euro a Milano contro gli 834 euro di Catania. La voce più pesante resta quella dell’abitazione: circa 825 euro per un monolocale nella zona semicentrale di Milano contro 400 euro nel capoluogo siciliano. «Per sopravvivere al caro-affitti molti insegnanti sono costretti a spostarsi sempre più lontano dal centro cittadino, fino alle aree periferiche della provincia. Ma non sempre questa soluzione è sufficiente», aggiunge il sindacalista.

Le conseguenze si riflettono anche sul funzionamento delle scuole. «La difficoltà crescente nel reperire supplenti durante l’anno scolastico è sotto gli occhi di tutti. Attraverso gli interpelli regionali vengono spesso reclutati docenti privi della specifica abilitazione o personale di passaggio, con inevitabili ricadute sulla continuità didattica e sulla qualità dell’insegnamento, soprattutto sul sostegno e, più recentemente, anche nella scuola primaria». Nonostante il vincolo triennale sulla mobilità, le richieste di trasferimento continuano a crescere. Quest’anno le domande presentate sono state circa 5.500, ma soltanto una su cinque ha ottenuto esito positivo. «Il caro-vita è l’elemento nuovo che sta alimentando questa grande fuga – conclude Frisone –. Milano resta la capitale dei paradossi: capitale del precariato scolastico con circa 8.000 supplenti, del calo degli alunni, dei posti vacanti e oggi anche dell’esodo dei docenti. Senza interventi sul costo dell’abitare e sul potere d’acquisto degli stipendi, sarà sempre più difficile trattenere insegnanti qualificati nelle scuole milanesi».

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Pubblicato il 05 Giugno 2026
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