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Donne e lavoro, le lettrici di Legnanonews si raccontano: “Sei brava, hai esperienza, ma…”

LegnanoNews in occasione della Giornata della Donna ha scelto di aprire una riflessione sulle difficoltà che ancora oggi le donne devono affrontare nel mondo del lavoro

donne lavoro

Stipendi ancora in troppi casi più bassi di quelli dei colleghi uomini, precarietà, percorsi ad ostacoli per arrivare a ricoprire ruoli apicali, per non parlare dell’impresa spesso titanica di conciliare vita privata e lavoro. In Italia il mondo del lavoro per le donne è ancora lastricato di difficoltà – più ancora di quanto già non lo sia anche per gli uomini in questa fase storica -, e non a caso il nostro Paese è fanalino di coda in Europa con un tasso di occupazione femminile di circa 14 punti percentuali più basso della media UE.

Lo dice un dossier del Servizio studi della Camera di dicembre 2023, dal quale emerge anche che le donne occupate sono circa 9,5 milioni contro 13 milioni di uomini e che una donna su cinque esce dal mercato del lavoro dopo la maternità. Dietro ogni numero, però, c’è una storia, e proprio per questo LegnanoNews in occasione della Giornata della Donna ha scelto di aprire una riflessione sulle difficoltà che ancora oggi le donne devono affrontare nel mondo del lavoro e nella conciliazione della vita privata con la professione, raccogliendo le testimonianze delle lettrici.

“Sei brava, hai esperienza, ma…”

Tra le testimonianze arrivate in redazione c’è quella di Linda, «ad un passo dai cinquant’anni, orgogliosa e a volte preoccupata di aver intrapreso una nuova vita lavorativa, complice la pandemia».

«Mi sono diplomata in lingue straniere, poi laureata in economia aziendale e subito a lavorare nella società di famiglia dove sei giovane e devi dimostrare le tue competenze, sei figlia del proprietario e devi lavorare di più e meglio perché se no “sei stata messa lì dal papi”– racconta Linda -. Ma poi sei donna… Fino al 2007 tutto bene, poi nasce Leonardo e la gestione della famiglia con un marito in giro per il mondo diventa sempre più complessa, fra notti insonni, malanni, asilo nido e babysitter».

«Nel 2010 arriva Niccolò e nel frattempo inizia la crisi aziendale, ma io voglio lavorare e mi affaccio a un mondo “fuori” dove due bimbi piccoli non piacciono mai… anche alle donne – prosegue Linda -! E inizio a fare consulenza aziendale, prendo un master in public speaking perché, nel frattempo, mi si presenta un’opportunità nel consiglio di amministrazione di una società pubblica, ma poi “sei brava, hai esperienza, ma…”. Il tuo collega, anche lui padre, sta fino alle 20 in ufficio a discutere di un cliente e tu invece scappi per andare a casa dalla babysitter che aspetta dalle 19, con i tuoi bambini che appena ti vedono a hanno fame, devono finire i compiti, hanno litigato con il compagno e dovrai parlare con la maestra dei loro malumori. Il senso di colpa di non essere presente abbastanza per loro ti assale, e poi avresti voluto preparare una torta ma gli hai dato la merendina confezionata».

«In questo turbinio di sentimenti contrastati arriva la pandemia – conclude Linda -. È ora che capisca cosa voglio veramente fare…e così mi metto a studiare ancora (e che fatica a 40 anni suonati!), faccio l’esame, mi abilito al ruolo odi mediatore immobiliare – e incontro il solito spaccone di turno che mi dice che lui non lo ha mai passato l’esame, ma fa niente, tanto è lo stesso – e parto con mille paure in una grande avventura da sola, con i figli che diventano più grandi ma la gestione del tempo è secondo le mie e le loro esigenze. E inizio a vivere».

“Ho lasciato il lavoro per occuparmi di mio figlio”

Poi c’è la storia di Alessia, che ha dovuto fare i conti con un orario di lavoro che non combaciava con quelli di nido e materna e con l’impossibilità di sostenere anche il costo di una baby sitter.

«Ho lasciato il mio lavoro per occuparmi di mio figlio – ci racconta -. Purtroppo l’orario lavorativo non combaciava con orario di nido prima e materna poi. Il lavoro non mi permetteva di stare a casa, anche improvvisamente, in caso di malattia del bambino. Attualmente non ho ancora trovato un lavoro che si adatti a queste esigenze. I nonni lavorano, dato che ormai l’età per la pensione è oltre i 60 anni, e lo stipendio base di una persona normale non permette di sostenere le spese di nido e baby sitter, che si rende necessaria nel caso in cui il lavoro non si adegui all’orario della scuola e non permetta di assentarsi improvvisamente per la malattia del bimbo. Anche lo stipendio di una baby sitter a tempo pieno dal lunedì al venerdì non è sostenibile con lo stipendio di una persona comune, e oltretutto non sono previsti neanche bonus come nel caso del nido».

“Impotente in un mondo maschilista e retrogrado”

L’ultima testimonianza è di una donna che ha scelto di rimanere anonima per raccontare la sua esperienza intrisa di maschilismo e discriminazioni.

«Sono stata assunta per un tirocinio in un Caf/patronato, la prima esperienza di lavoro – ci spiega -: si trattava di un lavoro da centralino, dovevamo prendere le chiamate e reindirizzare il cliente a seconda delle esigenze. Non casualmente per questo tipo di lavoro eravamo quattro donne, a cui in fase di colloquio sono state fatte domande anche molto personali e illegali sulla propria situazione familiare, sull’avere compagni etc. Soprassediamo, era vicino casa e comodo».

«Pian piano conosciamo i capi, uno più maschilista dell’altro – prosegue -. Baci sulla guancia non richiesti, battute a sfondo sessuale. Dopo una mattinata di formazione di sabato (straordinari non pagati), testuali parole, “ora lasciamo andare le donne a cucinare” e battute sull’aspetto fisico di alcune colleghe. Da ultimo, si scopre che non c’era un servizio di pulizie dell’ufficio e i dipendenti dovevano a turno pulirlo. Indovina chi lo fa? Solo le donne, indipendentemente dal grado: anche la responsabile, ma solo donne. Inutile dire che mi sono licenziata quasi subito, ma da tirocinante mi sono sentita impotente in questo mondo maschilista e retrogrado, pensando che quello è un posto dove lavorano i sindacati per tutelare i diritti dei lavoratori, ma al suo interno succede tutto il contrario».

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 07 Marzo 2024
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