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Il microbiologo Clerici, saluta il laboratorio di Legnano e va in pensione, ma resta alla guida di Amcli

Dopo 24 anni di sfide fuori e dentro al laboratorio di Legnano il microbiologo Pierangelo Clerici, direttore delle Unità operative complesse di Microbiologia e Laboratorio analisi dell'Asst Ovest Milanese, va in pensione

Pierangelo Clerici

Dopo 24 anni di sfide fuori e dentro al laboratorio di Legnano il microbiologo Pierangelo Clerici, direttore delle Unità operative complesse di Microbiologia e direttore del dipartimento dei servizi e di diagnostica per immagine dell’Asst Ovest Milanese, va in pensione. Venerdì 28 aprile il noto esperto attuale presidente dell’associazione microbiologi clinici italiani (presidente Amcli dal 2012) e della Federazione Società scientifiche di Medicina di laboratorio ha salutato l’Ospedale di Legnano (termine incarico domenica 30 aprile). I legnanesi e non solo loro, in questi anni hanno imparato a conoscerlo ed affidarsi ai suoi consigli anche durante gli anni della pandemia. Ma attenzione il suo, non sarà un addio alla professione, si perchè Clerici continuerà ad intervenire ai tavoli regionali e nazionali per far sentire la voce dei microbiologi italiani «un ruolo non ancora riconosciuto come centrale sul fronte della sorveglianza e diagnostica». Non a caso il microbiologo è membro del Comitato scientifico permanente del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute. Ed è inoltre professore a contratto alla Scuola di specializzazione in Microbiologia e virologia dell’Università degli Studi di Milano ed è stato nel periodo della pandemia membro del Comitato tecnico scientifico per lotta a Covid di Regione Lombardia.

Pierangelo Clerici si racconta

Laureato negli anni ’80 il legnanese si è specializzato in microbiologia e virologia, dopo una prima esperienza nell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano, ha realizzato una carriera in salita tutta a Legnano. Clerici varcò l’entrata nel vecchio ospedale di via Candiani nel 1999. Poi nel 2007 diventò direttore della Microbiologia e nel 2017 direttore di dipartimento. Ed ora se si guarda alle spalle cosa le rimane e cosa le mancherà? «Sono stati ventiquattro anni bellissimi e stimolanti, quelli trascorsi qui. Di certo mi mancheranno gli amici e i colleghi: professionisti con i quali confrontarsi per risolvere i problemi. Compagni di avventura che mi hanno arricchito. È stato un percorso unico… mi ha permesso di vivere il periodo di trasformazione tecnologica della microbiologia».

Qual è il suo bilancio personale? «Più che positivo. Se tiro la riga ho ricevuto di più di quello che ho dato, sia sul piano umano che su quello professionale. Sono tante le soddisfazioni e gli obiettivi raggiunti. E il merito non è solo mio, ma di tutti coloro che lavorano in laboratorio. Si è merito loro se oggi quello di Legnano è un laboratorio qualificato a livello nazionale capace di partecipare a reti istituzionali. Ed è interpellato per la sua competenza. È un motivo di orgoglio che condivido con i miei collaboratori».

Prima la rivoluzione per il trasloco del nosocomio legnanese trasferitosi in via Papa Giovanni II, poi la pandemia. Il laboratorio di Legnano come ha vissuto questi due momenti? «Intensamente e positivamente. In entrambi i contesti ci siamo adattati e siamo stati capaci di reinventarci… riorganizzarci e migliorarci. Durante il trasloco, per esempio, abbiamo costruito una delle quattro camere P3 presenti in Lombardia abilitate per la processione di microorganismi altamente patogeni, ed ora siamo un nodo di riferimento per la rete della diagnostica di micobatteri. Riceviamo richieste esterne per queste indagini. Collaboriamo con l’Istituto della Sanità sul fronte delle malattie sessualmente trasmissibili, l’antibiotico resistenza e la Sepsi». Quali saranno le prossime sfide? «Far riconoscere a livello istituzionale il ruolo del microbiologo. È una figura importante, una sentinella capace di segnalare quali siano i fenomeni del momento. I microbiologi sono tutt’oggi esclusi dai tavoli decisionali che gli riguardano. È un grande errore per la sanità. Tutto questo deve cambiare».

Qual è il consiglio per chi prenderà il suo posto? «Il mio consiglio è quello di non avere fretta di cambiare. Osservare, pensare e poi agire. Chi prenderà il mio posto dovrà prendere atto della situazione: ascoltare tutti i collaboratori sono loro che possono portare valore aggiunto al sistema. E percorrere a piccoli passi l’innovazione della microbiologia e della diagnostica».

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Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 29 Aprile 2023
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