A Parabiago la seconda edizione della “Fiaccolata per la Pace”
La fiaccolata per la pace partirà venerdì 6 novembre alle 20.15 dal piazzale della stazione di Parabiago
Seconda edizione della “Fiaccolata per la Pace” venerdì 6 novembre a Parabiago, con ritrovo e partenza dal piazzale della stazione ferroviaria di Parabiago alle 20.15.
«Ci è parso necessario promuovere questa seconda edizione della fiaccolata a fronte della continua e progressiva messa in discussione di tutti gli equilibri sui quali poggiavano le democrazie mondiali e di guerre che mettono in pericolo la vita del pianeta stesso – spiegano gli organizzatori -. Questo 2026 ha visto aggiungersi ai conflitti in corso nel mondo la guerra di USA e Israele contro l’Iran, rispetto alla quale siamo tutti chiamati a pagare il conto, la ripresa dei combattimenti in Congo e l’inasprirsi della guerra in Sudan. In Palestina, dove ci hanno raccontato che la guerra è finita, un intero popolo continua a soffrire e a morire senza che nessuno degli Stati faccia qualcosa affinché finisca davvero. L’Ucraina continua a difendersi dall’invasione russa con sempre meno risorse».
«La minaccia del ricorso ad armi nucleari è continuamente riproposta da alcuni governanti, espressioni del peggior capitalismo negazionista della crisi climatica e che disprezzano i diritti umani, e la vita dell’intero pianeta è sempre più in pericolo – aggiungono -. La rincorsa agli armamenti è ripresa ovunque. Le libertà individuali segnano, in buona parte del mondo, preoccupanti restrizioni. A fronte di questo, crediamo incontestabile, scenario riteniamo essere dovere di ogni cittadino far sentire in tutto il mondo la propria voce per dire basta alle guerre, a tutte le guerre, che non possono essere il modo per risolvere i contrasti tra gli Stati. Fermiamo la rincorsa agli armamenti, e rivendichiamo, ovunque ce ne sia bisogno, la libertà di espressione e la difesa dei diritti umani. Proseguire su questa strada è per noi il modo per riportare l’umanità agli albori della civiltà. È pensando alle nuove generazioni, ai nostri figli e nipoti e a noi stessi che riteniamo necessario mobilitarci e far sentire la nostra voce, per quanto esile possa essere, ben sapendo che stare fermi e lasciar fare ai governanti del mondo è in questo momento quanto di peggio si possa fare».

Foto di archivio










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