Tetto del 30% di stranieri nelle classi, Frisone (Flc Cgil): “Non servono muri, ma più investimenti nella scuola”
Il rappresentante della Flc Cgil Legnano interviene sulle misure annunciate dal Governo: «L’ostacolo vero all’integrazione è la conoscenza della lingua. Servono docenti formati, mediatori e maggiori investimenti nella scuola pubblica»
Il dibattito sul tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi, insieme al divieto di burqa e niqab a scuola e ai corsi di italiano per alcuni genitori stranieri, fa parlare anche a Legnano. A intervenire oggi, giovedì 24 settembre, è il sindacalista Pippo Frisone della Flc Cgil Legnano, che critica duramente le misure annunciate dal Governo e parla di una scuola entrata «nel mirino di questa lunga campagna elettorale». Il provvedimento annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrebbe arrivare con un decreto legge. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha precisato che il limite del 30% non sarà basato semplicemente sulla cittadinanza, ma sulla conoscenza della lingua italiana: interesserà i nuovi arrivi che non conoscono adeguatamente l’italiano, mentre saranno previste deroghe nei territori in cui non sarà possibile rispettare il limite e interventi di potenziamento linguistico.
Per Frisone, però, il problema dell’integrazione scolastica non può essere affrontato principalmente attraverso un limite numerico. «L’ostacolo vero all’integrazione non è il numero degli alunni stranieri per classe, ma la conoscenza e la padronanza della lingua italiana», sottolinea l’esponente della Flc Cgil, ricordando come un tetto del 30% fosse già stato previsto da una circolare ministeriale nel 2010.
Frisone richiama quindi i dati sulla presenza degli studenti con cittadinanza non italiana e pone l’attenzione soprattutto sulla Lombardia, regione dove la presenza è particolarmente significativa e dove, parallelamente, negli ultimi anni si è registrata una diminuzione complessiva della popolazione scolastica. Una situazione che, secondo il sindacalista, deve essere letta tenendo conto delle profonde differenze fra territori, quartieri e singoli istituti. «Il problema non è il numero degli alunni stranieri per classe, ma anche il numero ancora molto alto di studenti necessario per formare una classe», sostiene Frisone, citando i parametri previsti nei diversi ordini scolastici. A questo si aggiungono, secondo l’esponente sindacale, le difficoltà presenti in alcuni quartieri periferici caratterizzati da una forte concentrazione di famiglie straniere e da una carenza di servizi.
«È spesso il degrado di alcuni quartieri di periferia e l’alta concentrazione di stranieri a creare veri e propri ghetti, dove scarseggiano servizi sociali e accoglienza e dove la scuola è e rimane l’unica struttura pubblica aperta a tutti», afferma Frisone, richiamando l’articolo 34 della Costituzione e il diritto all’istruzione. La strada indicata dalla Flc Cgil Legnano passa quindi da maggiori strumenti per gli istituti e per gli insegnanti. «Occorre dare formazione specifica a tutti i docenti, fornire alle scuole che lo richiedono insegnanti specialisti per gli alunni alloglotti e garantire ai genitori percorsi formativi con facilitatori e mediatori linguistici», afferma Frisone. A questo, aggiunge, devono affiancarsi politiche di inclusione rivolte agli studenti e alle loro famiglie, realizzate dai Comuni con il supporto delle associazioni e del volontariato. «Occorre investire di più nella scuola pubblica. Non serve innalzare nuovi muri, ma creare sempre più ponti d’incontro in una società, come quella italiana, destinata a diventare sempre più multiculturale e multietnica. Bisogna rifiutare le facili scorciatoie propagandistiche fatte di tetti e respingimenti, che nella scuola della Costituzione non devono trovare spazio, né con una circolare né con un decreto legge».







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