Omicidio Ravasio, per i giudici il movente erano i soldi. Adilma “fulcro del piano criminale”
La Corte d'Assise di Busto Arsizio, in quasi 250 pagine, ha ricostruito le motivazioni alla base dell'omicidio di Fabio Ravasio, investito in un agguato orchestrato in modo da far credere che fosse stato travolto da un pirata della strada
Per la Corte d’Assise di Busto Arsizio ci sono i soldi dietro l’omicidio di Fabio Ravasio, investito il 9 agosto 2024 in un agguato orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato travolto da un pirata della strada poi datosi alla fuga e morto poche ore dopo. Lo hanno messo nero su bianco le quasi 250 pagine di motivazioni della sentenza con cui sono stati condannati in primo grado per il delitto Adilma Pereira Carneiro, Marcello Trifone, Fabio Lavezzo, Massimo Ferretti, Igor Benedito, Mohamed Dahibi, Mirko Piazza e Fabio Oliva.
La Corte d’Assise, presieduta da Giuseppe Fazio (a latere Marco Montanari), ha individuato in Adilma Pereira Carneiro «il vero fulcro ideativo, propulsivo e organizzativo di tutto il piano criminale». La decisione di uccidere il compagno è maturata secondo i giudici per ragioni economiche, con l’obiettivo di beneficiare dell’eredità della vittima attraverso i due figli gemelli più piccoli, che, «fin da quando erano nati, aveva appositamente spacciato falsamente per figli di Fabio Ravasio, arrivando poi addirittura a contraffare i passaporti e gli estratti dei certificati di nascita». Denaro al quale si sarebbe aggiunto quello che avrebbe incassato come beneficiaria della polizza sulla vita della vittima e quello ricevuto dai due minori dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
A conferma dello scopo economico che ha mosso la donna, la Corte d’Assise di Busto Arsizio richiama anche la sua «provata intenzione di falsificare l’esame del DNA dei due bambini». Secondo quanto ricostruito dalla sentenza di primo grado, la donna «ideò il piano omicidiario, reclutò i complici, organizzò le modalità esecutive dell’omicidio – dapprima ricercando un sicario e successivamente ripartendo i compiti tra i vari correi – attraverso ripetute riunioni di coordinamento, partecipò alla fase esecutiva, gestì la fase successiva di occultamento della Opel Corsa, cercando anche di orientare le deposizioni dei correi e di far ricadere la responsabilità su alcuni di loro».
Per l’omicidio di Fabio Ravasio il 15 giugno scorso, insieme ad Adilma Pereira Carneiro, erano stati condannati all’ergastolo anche Fabio Lavezzo, “genero” di Pereira Carneiro all’epoca dei fatti, e il marito della donna, Marcello Trifone; per Massimo Ferretti, suo amante ai tempi del delitto, Igor Benedito, il figlio della donna al volante dell’auto che ha ucciso il 52enne, e Mohamed Dahibi era arrivata invece la condanna rispettivamente a 24, 23 e 22 anni di carcere. Fabio Oliva e Mirko Piazza, infine, erano stati condannati uno a 14 anni e l’altro a 14 anni e 4 mesi di reclusione. La sentenza per quello che il pubblico ministero Ciro Caramore nella sua requisitoria aveva definito un omicidio eseguito con «modalità militari, quasi da commando» era arrivata a poco meno di due anni dai fatti, mentre in parallelo era – ed è tuttora – in corso il processo ad Ariane Pereira Bezerra da Silva, la figlia di Adilma Pereira Carneiro, per lo stesso delitto.
Il “giorno del giudizio” per l’omicidio Ravasio. Condannata all’ergastolo Adilma Pereira Carneiro










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