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Suicidio assistito, all’ASST Ovest Milanese il primo caso interamente gestito dal Servizio sanitario regionale

Domenico Zuccarella, 59 anni, è morto il 25 agosto dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo: "Piccoli passi in più per la libertà degli altri"

Generico 24 Aug 2026

Domenico Zuccarella, 59 anni di Giussano, in Brianza, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto 2026 dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. A darne notizia è l’Associazione Luca Coscioni, che aveva seguito Zuccarella nel percorso avviato con l’ASST Ovest Milanese.

Secondo quanto riferisce l’associazione, si tratta della terza persona in Lombardia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e del primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, mettendo a disposizione assistenza sanitaria, farmaco e strumentazione necessari e individuando il luogo nel quale procedere.

«Domenico aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025 – spiega l’Associazione Luca Coscioni –. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane».

Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale che assisteva Zuccarella, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e sua difensora, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al Tribunale, chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della malattia e che, in caso di verifica positiva dei requisiti, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.

Sempre secondo la ricostruzione dell’Associazione Luca Coscioni, dagli atti depositati dall’azienda sanitaria era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione.

La relazione era stata trasmessa al Comitato etico il 20 maggio. Il 25 giugno l’ASST aveva poi comunicato di aver ricevuto dal Comitato etico una richiesta di ulteriori approfondimenti sulle condizioni di Zuccarella. Durante l’udienza del 23 giugno, il 59enne aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: «Sono stanco, non ne posso più».

Il percorso, riferisce ancora l’associazione, si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo e non si è limitato alla verifica dei requisiti. Il servizio pubblico ha organizzato anche la fase attuativa, individuando il personale sanitario disponibile su base volontaria e mettendo a disposizione il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di autosomministrazione compatibile con le condizioni di Zuccarella, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta.

Nel percorso sono stati utilizzati anche diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno per gli aspetti amministrativi, l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese, al quale erano stati segnalati i ritardi, e infine la tutela giudiziaria urgente.

L’Associazione Luca Coscioni sottolinea che le decisioni relative alle cure e all’autodeterminazione sono sempre rimaste in capo a Zuccarella, ritenuto pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli. Il 59enne aveva inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista.

«Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione», dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Per Gallo e Cappato il caso avrebbe tracciato in Lombardia «un percorso» che va dalla richiesta di verifica dei requisiti alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura da parte del Servizio sanitario regionale. «Questo è ciò che Domenico ci lascia: piccoli passi in più per la libertà degli altri».

L’associazione torna infine a chiedere al Consiglio regionale lombardo di approvare, già durante questa legislatura, la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, sostenendo che una legge sia necessaria per garantire tempi certi e rendere stabile il percorso.

Suicidio medicalmente assistito, il primo caso dell’Asst Ovest Milanese diventa nazionale

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 27 Agosto 2026
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