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Rescaldina, centrodestra su Accam: “Dall’amministrazione approccio superficiale”

Critiche dal centrodestra per l'approccio dell'amministrazione sul futuro di Accam, che per l'opposizione è in una fase che richiede attente valutazioni nel merito

inceneritore borsano accam

«Troppe parole ma nessuna idea» su Accam: è questa l’accusa che il centrodestra di Rescaldina muove a Piazza Chiesa, rea, secondo il gruppo di opposizione di «un approccio semplicistico e superficiale» sulle sorti dell’inceneritore di Borsano, che in questi mesi sta vivendo un capitolo particolarmente tormentato della sua storia dopo l’incendio di metà gennaio.

Nei mesi scorsi il consiglio comunale di Rescaldina aveva approvato una mozione “targata” Movimento 5 Stelle che, di fatto, andava nella direzione di staccare la spina all’impianto. Il provvedimento, rispetto al quale il centrodestra aveva optato per l’astensione, impegnava il sindaco «a farsi promotore tra i comuni soci e nella stessa assemblea soci Accam di ogni azione politica e amministrativa utile avente come obiettivo la dismissione dell’impianto di incenerimento, per la tutela della salute dei cittadini e con le tempistiche tecniche più immediate possibili, affinché venga salvaguardato l’interesse economico pubblico». Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati del paese, inoltre, dal 1° maggio è passato ad A2A, aprendo il dibattito sul mantenimento delle quote di una partecipata che ormai non fornisce più a Rescaldina alcun servizio.

«La posizione assunta dall’amministrazione – è la critica che arriva dal centrodestra per bocca della consigliera comunale Federica Simone, che ricorda anche che nell’autunno 2018 il Comune di Busto Arsizio ha portato a casa l’approvazione della mozione sullo spostamento della chiusura di Accam  al 2027 – riflette un approccio semplicistico e superficiale, con il rischio di assumere scelte politiche ed amministrative che vadano anche contro alla propria conclamata veste di “ecologisti”. In particolare, preoccupa la prospettata cessione del terreno di proprietà del Comune di Busto e dell’impianto che potrebbe di fatto portare al proseguo dell’attività, indipendentemente dalle nostre volontà. Infatti, il nuovo piano industriale prevedrebbe meno ingombranti, meno rifiuti urbani e un incremento del 20% dei rifiuti ospedalieri».

Per il centrodestra, la situazione è «in una fase in cui ci sono ancora elementi che andrebbero valutati nel merito», e apre alla possibilità di collaborare con l’amministrazione per «affrontare i problemi e le ipotesi percorribili, alternativamente alla chiusura dell’impianto, su cui esprimersi più razionalmente, ovvero quando sono effettivamente sul tavolo».

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 11 Maggio 2020
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