Pacemaker senza fili: la tecnologia punta dritto al cuore
Il dipartimento cardiovascolare dell'ospedale di Legnano è fra i pochi in Lombardia ad offrire tale cura...
La tecnologia sempre di più nel cuore delle persone, anche all'ospedale di Legnano. Il pacemaker senza fili è già stato impiantato, fra maggio e giugno 2016, in tre pazienti di diverse età: due donne, di 56 e 88 anni ed un uomo di 65enne. Il dipartimento cardiovascolare legnanese è fra i pochi centri pubblici in Lombardia in grado di offrire tale cura. «Il nostro dipartimento ormai copre tutti gli aspetti della vita dei pazienti – ha introdotto il dottor Massimo Lombardo, direttore generale dell'ospedale– che noi vediamo dal punto di vista acuto, ma anche nell'ambito dell'elettrofisiologia. Siamo molto soddisfatti dello sviluppo e della professionalità del nostro gruppo, i loro risultati sono uno dei fiori all'occhiello della nostra cardiologia».
A presentare il dispositivo il dottor Massimo Pagani, dirigente medico di Cardiologia che opera in équipe, con i dottori Matteo Mariani, Luca Fusè e Luigi Fedele.

Il pacemaker senza fili ha le stesse funzioni di quello tradizionale, è una valida alternativa, ma non sostituisce il predecessore. L'obiettivo è sempre quello di stimolare il cuore e garantire ai pazienti una più lunga prospettiva di vita. «Gli apparecchi senza fili sono stati recentemente messi sul mercato – ha spiegato il dottor Pagani – ed è stata acquisita dall'azienda legnanese. Il 26 maggio quindi sono stati fatti i primi due impianti. Il pacemaker tradizionale è composto da un apparecchio che contiene il software, l'hardware, le batterie e massimo 3 fili che arrivano nelle cavità cardiache. Questa nuova tecnologia invece ha solo la parte software e le batterie e viene impiantata direttamente nella cavità cardiaca. L'apparecchio è estremamente piccolo, viene introdotto con un particolare dispositivo di rilascio, attraverso la vena femorale, mentre il tradizionale viene inserito sotto la clavicola. Una volta raggiunto il ventricolo destro, lo si aggangia all'interno».
Il pacemaker senza fili dura circa 12 anni, come il tradizionale, ma anzichè essere rimosso ne viene inserito un altro ogni volta. Al momento su un maiale, animale con il cuore grande come quello umano, ne sono stati impiantati contemporaneamente cinque senza problemi. Tra i vantaggi del pacemaker senza fili quello di essere compatibile con la risonanza magnetica, di ridurre l'insorgenza di infezioni, oltre a non lasciare cicatrici chirurgiche. Il giorno dopo l'operazione, inoltre, il paziente è già in piedi, senza limitazioni alla guida o nel muovere il braccio con gesti ampi.
Il dispositivo ha inoltre la possibilità di essere abbinato ad un apparecchio "wireless" che viene consegnato al paziente e che dialoga con il pacemaker all'interno del cuore. La comunicazione poi avviene anche con i medici che saranno così informati di malfunzionamenti o aritmie insorte al domicilio. Si tratta di un monitoraggio remoto che da tre anni è in uso su 380 pazienti e che anche il pacemaker senza fili ne può trarre vantaggio. Una specie di smartphone che si può portare in tutto il mondo, una sorta di scatola nera dell'aereo contenente preziose informazioni sulla salute della persona. L'Home Monitoring riduce del 50% il numero di visite in ospedale, del 60% il tempo medico e i costi di trasporto per il paziente, oltre ad una diminuizione di durata del singolo follow up.

L'inserimento del pacemaker senza fili, che avviene in sala angiografica con il paziente sveglio, si può fare su qualsiasi tipo di età. I clinici, a seconda del paziente che si trovano davanti, saranno in grado di valutare se impiantare pacemaker tradizionale o ad uno senza fili. I motivi che spingono a scegliere il dispotivo senza fili sono diversi: «Il paziente ideale è quello in fibrillazione atriale, con la necessità solo di stimolare il ventricolo – spiega Pagani –, ma anche un paziente di una certa età vista la durata della batteria, o pazienti che dal punto di vista clinico non possono mettere il meccanismo tradizionale perchè troppo magri o con un'alta incidenza di infezioni».
«Un ulteriore servizio nel nostro ospedale a chi deve sostituire un pacemaker tradizionale – commenta infine Pagani – è quello di una bustina che rilascia antibiotico e che permette al paziente, soggetto a sviluppare infezioni, di diminuire drasticamente la possibilità di incidenza. Sembra banale, ma è deleterio per la salute dei pazienti contrarre infezioni perchè per guarire bisogna rimuovere tutto il meccanismo. L'incidenza di infezioni, causate maggiormente dai fili, normalmente è intorno al 4%, grazie a questo dispositivo si è arrivati allo 0,5%».






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