Nei campi dove i Comuni cambiarono l’Europa. Lo storico Paolo Grillo racconta la Battaglia di Legnano
Paolo Grillo, docente ordinario di Storia medievale all’Università di Milano, ci porta nei luoghi dove è stata combattuta la Battaglia di Legnano
In occasione degli 850 anni dalla Battaglia di Legnano, Legnanonews lancia “Legnano 1176 – Una battaglia di Popolo”, il progetto speciale pensato per raccontare non solo la battaglia del 29 maggio 1176, ma anche tutto quello che nei secoli ha rappresentato. Un viaggio attraverso i miti, l’arte, la letteratura, l’opera e perfino la moda. Un percorso nella storia e nel modo in cui quella battaglia è stata raccontata e reinterpretata fino a oggi.
Abbiamo intervistato docenti, storici ed esperti che con il loro lavoro continuano a fare luce su uno degli episodi più importanti e cruciale del Medioevo italiano. Il primo appuntamento è con Paolo Grillo, docente ordinario di Storia medievale all’Università di Milano, massimo esperto della Battaglia di Legnano.

Lo abbiamo incontrato nei campi tra Legnano e Mazzafame, dove con ogni probabilità si combatté almeno una parte dello scontro tra l’esercito della Lega Lombarda e le truppe imperiali di Federico Barbarossa.
La battaglia
«La Battaglia di Legnano non fu soltanto uno scontro militare – spiega Grillo -, ma il momento in cui si confrontarono due modelli completamente diversi di società e di potere». Da una parte c’era l’impero di Federico Barbarossa, dall’altra i comuni della Lega Lombarda, che stavano sperimentando una nuova forma di organizzazione politica.
Lo storico ricostruisce innanzitutto il contesto in cui è stata combattuta la battaglia. I cavalieri imperiali, tra 2mila e 2.500 uomini a cavallo, stavano arrivando da Como nel tentativo di raggiungere Pavia, dove si trovava la maggior parte dell’esercito del Barbarossa. Per impedire questa riunione, che avrebbe reso le forze imperiali ancora più forti, Milano e poche altre città lombarde decisero di muoversi in anticipo: «La Lega Lombarda fece una mossa azzardata – osserva Grillo -: senza aspettare di radunare l’intero esercito, si portò in quest’area per intercettare la colonna tedesca e impedirle di unirsi al resto delle truppe imperiali».
Il significato politico
Il 29 maggio 1176 le due forze si trovarono quindi una di fronte all’altra. Ma ciò che rende unica questa battaglia, secondo lo storico, è soprattutto il significato politico che porta con sé. «Da un lato c’era l’impero, una struttura verticistica basata sul potere che da Dio era stato dato all’imperatore e che l’imperatore trasmetteva ai suoi principi. Dall’altra parte c’erano le città, dove si stava sperimentando un modello repubblicano in cui il popolo deteneva il potere e lo delegava ai consoli».
La posta in gioco era quindi altissima: decidere come sarebbe stata governata l’Italia settentrionale nei decenni successivi. Anche i due eserciti riflettevano questa differenza. «L’esercito imperiale – racconta Grillo – era formato da nobili a cavallo, guerrieri professionisti addestrati alla guerra. Dall’altra parte c’erano migliaia di cittadini: lavoratori, artigiani, notai, carpentieri, persone che normalmente svolgevano altri mestieri ma che, in caso di necessità, prendevano le armi per difendere la propria città. Combattevano in una maniera che i tedeschi non si sarebbero mai aspettati: a piedi, fianco a fianco con i combattenti a cavallo. Per un nobile imperiale sarebbe stato impensabile combattere accanto alla fanteria».
Una vittoria contro ogni previsione
Contro ogni previsione, l’esercito comunale riuscì però a vincere. Una vittoria che cambiò profondamente la storia politica dell’Italia medievale: «Nel periodo del Risorgimento, la Battaglia di Legnano è stata spesso travisata soprattutto quando è stata raccontata come una battaglia tra italiani e tedeschi. In realtà – evidenzia Grillo – ma non si trattava di una questione di nazionalità. Era una questione politica, di organizzazione del potere».
Se Federico Barbarossa avesse vinto, spiega lo storico, le città italiane avrebbero probabilmente dovuto accettare di essere governate da funzionari nominati dall’alto, senza possibilità di partecipazione politica da parte dei cittadini.
La vittoria della Lega Lombarda portò invece a una lunga trattativa che culminò nel 1183 con la Pace di Costanza, attraverso la quale Federico Barbarossa riconobbe numerose libertà ai comuni: «La libertà decisiva era quella che i consoli sarebbero stati eletti dai cittadini e non nominati dall’alto».
Per Paolo Grillo è proprio questo il lascito più importante della Battaglia di Legnano: l’affermazione di una forma politica nuova, destinata ad avere impatti ben oltre i confini lombardi: «La voce della Battaglia di Legnano si sparse in tutta Europa e l’idea che i cittadini uniti potessero imporre la loro volontà a un imperatore ebbe un’eco enorme».









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