Secondo giorno di sciopero degli studenti a Legnano: sassi e cori contro la polizia, ferito un agente
Nuova manifestazione lunedì 19 ottobre dopo i disordini di venerdì. A metà mattina una cinquantina di ragazzi si è spostata in Largo Tosi: a fuoco a un cestino, accesi fumogeni. Lanciati anche sassi e rivolti cori contro gli agenti
Un agente di Polizia ferito dal lancio di un sasso davanti al Commissariato, una molotov rudimentale trovata prima di essere usata e un cestino incendiato. È questo il bilancio, emerso nel pomeriggio, della seconda giornata di sciopero degli studenti a Legnano, dove anche oggi, lunedì 19 ottobre, circa 200 ragazzi hanno saltati le lezioni per chiedere una scuola sicura e inclusiva. La protesta è iniziata nelle prime ore della mattinata nel parco di via Diaz, dove venerdì scorso si erano verificati atti di vandalismo. Inizialmente non si erano registrati disordini, nonostante i timori alimentati dai violenti scontri avvenuti nel fine settimana a Milano. La situazione è cambiata nel corso della mattinata, quando solo una parte dei manifestanti – una cinquantina circa – si è spostata verso il centro cittadino.
Questa mattina, lunedì 19 ottobre, circa 200 ragazzi non sono entrati a scuola e si sono ritrovati nel parco di via Diaz, dove venerdì scorso si erano verificati atti di vandalismo durante la protesta studentesca.
Nelle prime ore della mattinata non si erano registrati disordini, ma la situazione è degenerata successivamente, quando una parte dei manifestanti si è spostata verso il centro cittadino.
Davanti all’Istituto Bernocchi è stato esposto un cartello con la scritta: «L’unico tetto che vogliamo è quello che non ci crolla in testa». Un riferimento al tetto alla presenza di studenti stranieri nelle classi introdotto dal Governo Meloni, contrapposto alla richiesta di edifici scolastici sicuri.
Massiccio il dispiegamento delle forze dell’ordine, presenti sul posto per monitorare la situazione e impedire vandalismi. Durante i controlli è stata trovata anche una molotov rudimentale, sequestrata prima che potesse essere utilizzata.
“La scuola c’è con chi manifesta pacificamente”
Tra gli studenti c’è chi prende nettamente le distanze dagli atti di vandalismo e vuole protestare pacificamente e chi, invece, considera le azioni dimostrative un modo per far sentire la voce di una generazione che si sente inascoltata. Azioni duramente condannate dal dirigente scolastico dell’Istituto Dell’Acqua, Emanuele Giordano. Presente al parco di via Diaz, ha avvertito: «Ogni atto inconsulto sarà punito sia dal punto di vista penale sia da quello scolastico: la scuola c’è ed è al fianco di chi manifesta pacificamente, non di chi devasta come a Milano».
Sassi contro gli agenti
Attorno alle 10 la manifestazione si è spostata in centro: una cinquantina di giovani, arrivati anche dai comuni limitrofi, si sono radunati in largo Tosi, dove hanno dato fuoco a un cestino, acceso fumogeni e lanciato carta igienica.
La viabilità del centro è rimasta bloccata fino alle 10.30 circa. Alcuni ragazzi si sono poi spostati anche nella zona delle Gallerie Cantoni, mentre le Forze dell’ordine hanno continuato a pattugliare il territorio.
Come confermato nel pomeriggio, davanti al Commissariato di Polizia sono stati lanciati sassi e intonati cori contro gli agenti. Uno dei sassi ha colpito e ferito un agente del Reparto Mobile di Milano.

Il sindaco Radice: “I ragazzi vanno ascoltati”
Alla manifestazione era presente anche il sindaco Radice, che ha lanciato un messaggio ai ragazzi: «Le violenze che abbiamo visto in questi giorni sono da condannare, senza sé senza ma – ha ribadito il primo cittadino -: non c’è giustificazione alla violenza, tutti noi siamo stati ragazzi e abbiamo avuto le nostre rabbie generazionali, ma questo non giustifica quello che abbiamo visto succedere. Con i ragazzi delle nostre scuole però è necessario tenere aperto un canale di dialogo: oggi siamo venuti qui soprattutto per parlare con loro e capire le loro ragioni, sulle quali c’è da interrogarsi molto perché hanno a che fare con i tagli alla scuola pubblica, con la condizione materiale di vita nelle loro case e nelle loro famiglie sempre più difficile. È qualcosa che interroga il Paese e che dà anche fastidio ad una parte politica. Questi ragazzi stanno ponendo delle domande serissime su dove sta andando la nostra società: vanno ascoltati e bisogna anche aiutarli a capire che loro per primi non devono dare nessuna giustificazione alla violenza: devono essere i primi ad organizzarsi per bloccare chi scende in piazza o rimane fuori da scuola non perché vuole portare una protesta, ma perché vuole spaccare, distruggere, rubare»









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