Da Milano alla Guinea-Bissau con vecchie auto da donare: il rally solidale di Tavolo 8 raccontato da chi l’ha inventato
Auto con almeno vent’anni, raccolte fondi, waypoint dedicati alle realtà locali e mezzi donati al termine del viaggio: il Rust 2 Dakar trasforma la passione per i rally in uno strumento concreto di cooperazione internazionale
Da Milano fino all’Africa occidentale, attraversando migliaia di chilometri a bordo di auto con almeno vent’anni di vita. È il viaggio del Rust2Dakar, il charity rally promosso dall’associazione Tavolo 8, che unisce avventura, solidarietà e raccolta fondi per progetti di cooperazione in Guinea-Bissau. A raccontarlo ai microfoni di Radio Materia è stato Davide Virardi, presidente dell’associazione e direttore di gara.
Virardi, presentato durante la trasmissione “Chi l’avrebbe mai detto?” come “castellanzese Doc”, è stato ospite del programma condotto da Orlando Mastrillo insieme ad Arianna Bonazzi, podcaster di Radio Materia e del network Noise Radio, che partecipa direttamente al rally con il team Flying Fennecs.
Tavolo 8, da 25 anni progetti di cooperazione in Africa
La storia di Tavolo 8 comincia circa 25 anni fa dall’iniziativa di un gruppo di giovani professionisti del Varesotto e del nord milanese, tra medici, avvocati e commercialisti. L’associazione iniziò a lavorare nella regione della Casamance, nel sud del Senegal, per poi concentrare negli ultimi dieci anni buona parte delle proprie attività in Guinea-Bissau, uno dei Paesi più fragili dell’Africa occidentale.
I progetti riguardano in particolare la maternità e la salute infantile, la nascita di cooperative femminili e la formazione professionale dei più giovani. Secondo quanto raccontato da Virardi durante l’intervista, grazie agli interventi sostenuti dall’associazione in alcune realtà la mortalità infantile è passata dal 30 al 5 per cento. Accanto agli interventi sanitari sono nate cooperative dedicate, per esempio, alla produzione di sapone e percorsi pensati per offrire ai giovani opportunità di formazione e lavoro nei territori di origine, riducendo la necessità di emigrare. Tavolo 8 organizza inoltre campi di volontariato aperti sia agli adulti sia agli studenti delle scuole superiori.
Dai rally raid alla nascita di Tavolo 8
Il legame tra Virardi e l’Africa nasce proprio grazie ai motori. Circa 25 anni fa, durante un rally tra Mali e Senegal, il gruppo arrivò in Casamance e incontrò una suora missionaria che mostrò ai partecipanti le difficoltà vissute dalla popolazione dopo il conflitto che aveva interessato la regione. Da quell’esperienza nacque l’idea di trasformare la passione per i rally in uno strumento di solidarietà.
Tra i primi sostenitori dell’associazione ci fu anche Fabio Capello, allora allenatore del Milan. Virardi ha raccontato che il tecnico contribuì in forma riservata al finanziamento di ospedali, scuole, centri per la maternità e pozzi.
L’idea di realizzare un vero e proprio rally solidale è maturata successivamente insieme a Patrizia, consigliera dell’associazione. Come riferimento c’era anche la storia dei grandi raid africani e, in particolare, il record sulla Parigi-Dakar del pilota Franz Hummel: un modello reinterpretato, però, mettendo al centro l’esperienza, l’incontro con i territori e la beneficenza.
Rust 2 Dakar, 6mila chilometri con auto di almeno vent’anni
Il Rust 2 Dakar è un percorso di circa 6mila chilometri che dall’Italia conduce gli equipaggi fino alla Guinea-Bissau. La prima parte prevede il trasferimento da Milano a Barcellona, seguito dalla traversata in traghetto verso il Marocco e dall’ingresso nel continente africano. Non si tratta però di un semplice viaggio organizzato.
Chi vuole partecipare deve presentare una candidatura e un progetto, affrontando poi un colloquio di selezione. Tra gli aspetti valutati ci sono motivazione, capacità di adattamento, organizzazione e spirito con cui si affronta l’esperienza. Anche i mezzi seguono una regola precisa: devono avere almeno vent’anni. Sulle strade del rally possono così comparire vecchie Fiat Panda, Renault 4 e altri modelli ormai lontani dalle tecnologie delle auto moderne.
La particolarità è che, una volta raggiunto il traguardo, le vetture non tornano in Italia. I veicoli vengono infatti lasciati in Africa e destinati a missioni, strutture sanitarie, università, famiglie o organizzazioni impegnate sul territorio, tra cui il Pime e Caritas. In questo modo diventano strumenti utili alla mobilità locale anche dopo la conclusione della manifestazione.
Non vince chi corre più veloce
La velocità, nel Rust2Dakar, conta poco. Anzi, chi esagera viene penalizzato. Ogni equipaggio viene monitorato tramite Gps e il mancato rispetto dei limiti di velocità o eventuali multe comportano la perdita di punti. La classifica viene costruita soprattutto attraverso una sessantina di waypoint e “experience” distribuite lungo il percorso. Gli equipaggi possono ottenere punti visitando progetti locali, conoscendo cooperative, acquistando produzioni artigianali o assaggiando piatti tipici.
Una parte della gara si gioca anche sui social, con contenuti realizzati durante il viaggio e sottoposti al voto del pubblico. Prima della partenza ogni equipaggio deve inoltre realizzare una campagna di crowdfunding destinata a sostenere i progetti di Tavolo 8.
Resta centrale lo spirito di collaborazione tra i partecipanti. Nel deserto, soprattutto di fronte a un guasto o a una difficoltà, il principio è quello del mutuo soccorso: l’obiettivo è fare in modo che tutti riescano ad arrivare al traguardo.
Arianna Bonazzi racconta il rally da dentro
Tra i partecipanti dell’edizione c’è anche Arianna Bonazzi, podcaster di Radio Materia e Noise Radio, al via con il team Flying Fennecs. La sua candidatura, ha raccontato Virardi, inizialmente aveva suscitato qualche dubbio nella commissione a causa della giovane età e della limitata esperienza in questo tipo di rally. A convincere gli organizzatori è stato però il progetto editoriale presentato per raccontare il viaggio.
Bonazzi seguirà infatti giorno dopo giorno l’esperienza con contenuti e podcast, trasformando il percorso anche in un racconto delle persone e dei territori attraversati. Nel suo bagaglio c’è inoltre una precedente esperienza lavorativa nel deserto di Atacama, in Sud America, che offrirà un ulteriore punto di osservazione per mettere a confronto ambienti, culture e modi diversi di vivere territori estremi. Per Tavolo 8 è anche questo uno degli obiettivi del Rust 2 Dakar: usare il viaggio non soltanto per raccogliere fondi, ma per creare occasioni di incontro e raccontare un’Africa conosciuta direttamente, attraversando le comunità e i progetti sostenuti dall’associazione.










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