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La riforma dell’artigianato fa discutere nell’Alto Milanese: il nodo della crescita delle imprese

Sul tema sono intervenuti con due distinti post pubblicati su LinkedIn Franco Cordano e Maurizio Carminati, presidente di Confindustria Alto Milanese, esprimendo posizioni differenti

Generico 06 Nov 2023

La riforma della legge quadro sull’artigianato, attualmente al vaglio del Governo, fa discutere le associazioni di categoria. Al centro del dibattito ci sono i limiti dimensionali delle imprese artigiane e la possibilità di aumentarli, consentendo alle aziende di assumere più dipendenti senza perdere la propria qualifica. Sul tema sono intervenuti con due distinti post pubblicati su LinkedIn Franco Cordano e Maurizio Carminati, presidente di Confindustria Alto Milanese, esprimendo posizioni differenti. Cordano sostiene la necessità di superare i vincoli che frenano la crescita delle imprese artigiane, mentre Carminati invita alla prudenza, chiedendo di evitare squilibri tra artigianato e industria.

La normativa di riferimento è la legge 443 del 1985, che stabilisce i requisiti per il riconoscimento delle imprese artigiane, fissando anche un numero massimo di dipendenti in base al settore e alla tipologia di lavorazione. Per esempio, un’impresa che non lavora in serie può avere fino a 18 dipendenti, con la possibilità di arrivare a 22 a determinate condizioni legate all’apprendistato. Per altre attività sono previsti limiti differenti. La riforma punta a rivedere questi vincoli, che possono rappresentare un ostacolo allo sviluppo delle aziende: superare le soglie previste può infatti comportare la perdita della qualifica artigiana.

A sostenere la necessità di aggiornare la normativa è Franco Cordano, che nel suo intervento su LinkedIn sottolinea come la legge risalga ormai a oltre quarant’anni fa. «La legge quadro sull’artigianato risale al 1985, e oggi un’impresa artigiana che assume rischia di perdere la propria qualifica: chi vuole evolvere non dovrebbe scegliere tra crescere e restare artigiano».

Secondo Cordano, l’obiettivo non è introdurre trattamenti di favore, ma permettere alle imprese di svilupparsi mantenendo la propria identità. «La riforma al vaglio governativo serve a questo: alzare un limite per chi già lavora e investe, non dare vantaggi a qualcuno; in Francia e in Germania, per esempio, la natura artigiana non pone limiti alla dimensione».

Una crescita che, secondo Cordano, avrebbe ricadute positive anche sull’economia locale: «Un artigiano che cresce assume, investe e lavora con altre imprese nelle stesse filiere è un beneficio per tutto il territorio, non solo per chi cresce».

Una posizione differente è quella espressa da Maurizio Carminati, presidente di Confindustria Alto Milanese, che non mette in discussione il valore dell’artigianato, ma esprime preoccupazione per le possibili conseguenze della riforma sulle condizioni di concorrenza tra imprese.

«Come Presidente di Confindustria Alto Milanese, un territorio in cui artigiani e imprese industriali lavorano quotidianamente fianco a fianco, voglio ribadire con chiarezza un principio: nessuno è contro l’artigianato».

Carminati riconosce il ruolo delle aziende artigiane nel tessuto produttivo, ma ritiene necessario un approfondimento prima di modificare le regole. «Ne riconosciamo il valore, il ruolo nel tessuto produttivo e la capacità di innovare, ma la riforma della legge quadro, così come si sta delineando, rischia di assumere i contorni di un intervento troppo frettoloso: fermiamoci un attimo, concentriamoci sulle soluzioni e non pensiamo alle prossime elezioni».

Il nodo, secondo Confindustria Alto Milanese, è garantire condizioni equilibrate tra le diverse realtà produttive, evitando che l’ampliamento dei limiti dimensionali per le imprese artigiane determini disparità rispetto a quelle industriali.

«Se il tema è il peso dei costi e degli adempimenti, proponiamo allora anche un intervento mirato a favore dell’industria, che consenta di allineare le condizioni di partenza e garantire maggiore equilibrio tra le diverse realtà imprenditoriali».

Carminati conclude il suo intervento chiedendo regole che favoriscano la crescita di tutte le imprese: «In questo modo possiamo favorire la crescita di tutti, attraverso condizioni più eque e senza creare imprese di serie A e imprese di serie B. Il nostro Paese ha bisogno di imprese che crescono e investono: facciamolo con equilibrio, con regole chiare e insieme».

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Valeria Arini
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Pubblicato il 13 Ottobre 2026
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