Denatalità e tagli alla scuola, Frisone di Cgil Legnano: “Così si svuota il futuro del Paese”
Per il sindacalista di Legnano Pippo Frisone la scuola italiana continua a subire tagli senza una vera strategia per affrontare denatalità e futuro dei giovani
Cala il numero degli studenti, diminuiscono classi e organici, mentre il sistema scolastico continua a reggersi su logiche di contenimento della spesa pubblica. È il quadro tracciato da Pippo Frisone, della FLC CGIL Legnano, all’indomani della chiusura delle funzioni SIDI relative a mobilità e organici per l’anno scolastico 2026/2027. «I risultati – osserva Frisone – non fanno che confermare il trend negativo registrato negli ultimi anni, dovuto al declino demografico ormai strutturale nel nostro Paese».
Secondo i dati riportati dal sindacalista, al 31 agosto 2025 gli alunni delle scuole statali italiane erano 6.940.973. Nella provincia di Milano si passa dai 337.588 studenti dell’anno scolastico precedente ai 331.198 previsti per il 2026/27, con una perdita complessiva di 6.390 alunni. A soffrire maggiormente è la scuola primaria, che registra un calo di 4.210 iscritti. Seguono le scuole medie (-891), le superiori (-635) e l’infanzia (-634). La diminuzione degli studenti comporta inevitabilmente anche una riduzione delle classi: 165 in meno alla primaria, 41 alle medie, 30 alle superiori e 16 sezioni in meno nell’infanzia.
«Le cifre sarebbero andate diversamente nella primaria – spiega Frisone – se non fosse intervenuta una ricollocazione delle risorse attribuite a livello provinciale». Una redistribuzione che ha consentito di salvaguardare il tempo pieno, grazie al contributo di posti sottratti agli altri ordini scolastici: 31 dall’infanzia, 269 dalle medie e 206 dalle superiori. «Questo – aggiunge – ha consentito di mantenere 5.200 classi a tempo pieno e 377 a tempo normale per il 2026/27». Gli effetti del calo demografico si riflettono anche sugli organici dei docenti. Nell’infanzia si perdono 31 posti comuni, alla primaria 125, alle medie 103, mentre alle superiori vengono confermati i 9.110 posti dello scorso anno. «È soprattutto sugli organici che opera una certa flessibilità e discrezionalità dell’amministrazione – afferma Frisone -. Mantenere sulla formazione classi gli stessi parametri del DPR 81/09 è una precisa scelta politica, orientata al risparmio della spesa pubblica».
Restano infatti invariati i tetti massimi di studenti per classe: fino a 29 alunni nell’infanzia, 26 alla primaria, 28 alle medie e 30 alle superiori, salvo la presenza di studenti con disabilità che comporta una riduzione intorno ai 20 alunni per classe. Il sindacalista punta il dito anche contro le modifiche introdotte nella secondaria a seguito della riforma degli istituti tecnici. «Quest’anno, a causa dei pasticci con la riforma dei tecnici, le cattedre da 18 ore vengono abbassate fino a 15 ore per ridurre l’impatto dei perdenti posto. Molte cattedre prive di titolari vengono ridotte a spezzoni orario per rispettare i contingenti assegnati».
In calo anche gli organici del potenziamento, che passano da 2.236 posti del 2025/26 a 2.186 nel 2026/27, e quelli di sostegno, che scendono da 6.222 a 6.200. Per Frisone, il quadro futuro rischia di essere ancora più pesante. «Nel decennio 2025-2035 potremmo avere un milione e mezzo di studenti in meno e 130mila cattedre in meno», ricorda citando le stime del Sole 24 Ore. Da qui la critica alle politiche scolastiche degli ultimi anni: «Pensare alla scuola ancora con logiche di contenimento e tagli della spesa pubblica è un errore purtroppo comune a tutti i governi. Tutte le promesse post Covid sulla scuola sono cadute nel vuoto».
Secondo Frisone manca una strategia complessiva capace di rilanciare il sistema educativo e affrontare insieme crisi sociale e denatalità. «Manca un progetto, una visione d’insieme e di rinnovamento che guardi non all’indietro ma al futuro dei nostri giovani – spiega il sindacalista -. Servono scelte politiche urgenti che mettano scuola e formazione al centro, sostenendo le giovani coppie e offrendo modelli di sviluppo sostenibili che riducano guerre, povertà e diseguaglianze».









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