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ANNIVERSARIO MAUTHAUSEN: IL DISCORSO DI LUIGI BOTTA

Ritrovarmi, a nome dell’ANPI, ancora una volta su questo lembo di terra consacrata e ricordare i lavoratori della Franco Tosi è per me motivo di sincera commozione...

Ritrovarmi, a nome dell’ANPI, ancora una volta su questo lembo di terra consacrata e ricordare i lavoratori della Franco Tosi che in quel lontano giorno di gennaio furono strappati alle loro famiglie e deportati in un viaggio senza ritorno è per me motivo di sincera commozione.

Ed è con deferenza che saluto le autorità, civili e militari, i rappresentanti delle varie Associazioni qui a noi uniti per un atto di omaggio e di impegno civile. Un grazie agli agenti della Polizia municipale ed alle forze dell’ordine per il loro lavoro che ha permesso a questa nostra manifestazione uno svolgersi ordinato.

Un fraterno saluto lo voglio riservare ai lavoratori della Tosi ed alle loro rappresentanze sindacali di fabbrica con l’augurio che si possa giungere al più presto ad una positiva soluzione dei problemi che affliggono l’azienda, per un futuro sereno per loro e le loro famiglie.

Ed un abbraccio a Candido Poli, pensionato della Tosi, sopravvissuto alla deportazione in Germania, che con le sue parole ed il suo esempio ricorda a tutti noi quanto sia costata la nostra libertà .

Lunedì e martedì prossimi verranno messe a Roma 35 pietre, che in Europa sono comunemente chiamate Stolpersteine ( sono già più di 30 mila)e che noi chiamiamo “pietre di inciampo”. Si tratta di piccole lapidi incassate nei marciapiedi sulle quali è inciso “ qui ha abitato…” il nome della persona, la data della deportazione o della fucilazione da parte dei nazifascisti. Si chiamano “d’inciampo” perché chi cammina è indotto a leggerle, a riflettere e fare memoria di ciò che è stato. Anche noi, in questo luogo, abbiamo le nostre pietre d’inciampo. Sono queste tombe vuote dove non ci sono i corpi cari ai famigliari, perché morti in terra straniera, dove nessuno conosce esattamente il luogo in cui i loro resti ora riposano. I loro nomi sono oggi risuonati sotto le arcate della loro fabbrica. Sono stati chiamati uno ad uno, perché nei confronti di questi lavoratori abbiamo un debito inestinguibile: ci hanno insegnato che non vi può essere libertà senza giustizia sociale, che gli ideali possono prevalere sulle divergenze, che è giusto l’impegno, complice del sopruso è l’indifferenza.

Noi siamo chiamati alla responsabilità di essere le loro voci, chiamati a trasferire la testimonianza di chi ha sacrificato la propria vita per un avvenire migliore di democrazia e giustizia. Un compito importante: ci sentiamo eredi di questi uomini liberi che hanno scritto una parte fondamentale della nostra storia. Uomini coraggiosi. Ed il coraggio di coloro che oggi commemoriamo non era il coraggio inconscio degli eroi, detto tra virgolette. Era il coraggio quotidiano del lavoro e della fatica, il coraggio della vita di fabbrica, dello sfruttamento, dei bassi salari, dell’assenza di tutele. Coraggio che ha dato origine alla lotta partigiana nelle grandi fabbriche del nostro territorio, che ha connotato come “operaia” la Resistenza al nazifascismo nel Legnanese. I nostri caduti sono diventati veri eroi loro malgrado.

Come tutti noi sognavano un avvenire sereno per i loro cari e per se stessi. Per questo il testamento di chi è stato deportato nei lager nazisti a causa degli scioperi di quegli anni è un testamento fatto di valori etici e solidali propri del mondo del lavoro, propri di quella cultura dell’impegno, che da sempre contraddistingue questa nostra città, insignita della medaglia di bronzo al valor militare per i suoi 19 mesi di lotta partigiana. Lotta partigiana che ha sancito la fine del regime fascista. Se la nostra Costituzione, nel suo primo articolo, dichiara che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, lo dobbiamo proprio alla convinzione con cui il mondo operaio ha combattuto contro la dittatura, perché combattere per la propria dignità in fabbrica voleva dire affermare quel principio di solidarietà, fondamentale per la rinascita del nostro Paese. Un sacrificio quindi per essere uomini liberi e poter vivere da uomini liberi, nel rispetto delle regole e del pensiero altrui. E proprio perché marcate erano le differenze politiche e sociali di coloro che furono protagonisti della lotta contro la dittatura, i principi della nostra Carta Costituzionale restano tutt’ora validi ed attuali, ed è su questi principi che occorre ritornare, a garanzia di vera libertà, di vera democrazia e sviluppo sociale.

Ma tutto ciò ci obbliga all’impegno ed alla vigilanza. Impegno e vigilanza contro ogni forma di revisionismo, negazionismo, l’insana equiparazione tra chi lottava per la libertà e chi era dalla parte della dittatura e del tedesco invasore. Nel rivivere questo omaggio annuale ai nostri deportati, morti nei campi di concentramento nazisti, ricordiamo che il loro è stato un atto di coraggio fatto di quotidianità, di consapevolezza, di operosità e di solidarietà; un coraggio semplice, perché alla fine la storia la fanno le persone, gli individui con la loro passione, la loro forza interiore, la loro voglia di lottare contro le ingiustizie grandi o piccole che siano.

Credo che per noi tutti sia questo il grande insegnamento che ci hanno lasciato e che dobbiamo fare nostro. Perché il razzismo, il fanatismo, l’intolleranza e la mancanza di libertà li dobbiamo contrastare ogni giorno, proprio con la forza dei fatti e della ragione del vivere quotidiano.

A questi nostri compagni lavoratori inchiniamo il nostro capo riconoscenti.

LUIGI BOTTA – Presidente Anpi Legnano

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Pubblicato il 11 Gennaio 2013
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