Legnano Basket, il presidente Tajana sulla serie B Nazionale, : “I costi non sono più sostenibili. Serve un salary cap”
Per Tajana anche il rapporto tra le società sportive e le amministrazioni comunali è tra i temi che più incidono sulla sostenibilità del basket italiano. DIversi i temi trattati durante l'intervista a Quinto Quarto
La sostenibilità economica della Serie B Nazionale torna al centro del dibattito. A rilanciare il tema è stato Marco Tajana, presidente dei Legnano Knights, intervenuto nei giorni scorsi a Quinto Quarto Mercato, la trasmissione condotta da Stefano Blois e Francesco De Biase, dove ha analizzato le criticità del sistema e proposto possibili soluzioni per il futuro del campionato. Secondo Tajana, il problema principale è lo squilibrio tra i costi sostenuti dalle società e i ricavi effettivamente generati dal movimento. «Noi non abbiamo introiti televisivi e il merchandising rappresenta una parte molto limitata delle entrate. Mediamente gli incassi del botteghino coprono solo una piccola parte del costo complessivo di una società», ha spiegato il presidente di Legnano, sottolineando come il peso economico ricada quasi interamente sulle sponsorizzazioni, sempre più difficili da reperire.
L’analisi si è poi spostata sul mercato dei giocatori, che secondo Tajana ha raggiunto livelli non più coerenti con le capacità economiche della categoria. «Stiamo raggiungendo livelli di ingaggi fuori da ogni logica. Quando si superano i 30.000 euro netti a stagione bisogna chiedersi se quei compensi siano realmente sostenibili rispetto ai ricavi che il basket di Serie B produce», ha affermato, aggiungendo che anche le società hanno una parte di responsabilità per aver alimentato una continua rincorsa al rialzo degli stipendi. Pur riconoscendo il diritto dei giocatori a essere remunerati come professionisti, Tajana ritiene indispensabile intervenire con strumenti che riportino equilibrio nel sistema. Tra le ipotesi avanzate c’è quella di introdurre un salary cap ispirato ai modelli americani, ma adattato alla realtà italiana. «Non deve essere un limite rigido. Chi ha maggiori disponibilità economiche deve poter investire di più, ma pagando una sorta di luxury tax da redistribuire alle altre società. In questo modo si riequilibrerebbe il valore della moneta e si calmiererebbero i costi senza impedire gli investimenti».
La nuova riforma in vista
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema della riforma dei campionati. Tajana si è detto favorevole a un campionato nazionale dilettantistico con una maggiore valorizzazione degli Under 23, ritenendo che possa rappresentare un’opportunità per contenere i costi e favorire la crescita dei giovani. Il presidente dei Knights ha poi portato l’esperienza di Legnano come esempio di gestione improntata alla sostenibilità. La società, ha spiegato, imposta ogni stagione un budget che non viene superato e costruisce il roster partendo dalle risorse realmente disponibili, privilegiando la continuità tecnica e la programmazione rispetto alle spese fuori misura. «I conti devono tornare. Cerchiamo di arrivare il più lontano possibile con i soldi che abbiamo».
Il rapporto tra società e Comune
Pur essendo una delle realtà con maggiore seguito della categoria, con una media di circa 1.300 spettatori e oltre 100.000 euro di ricavi dal merchandising nella scorsa stagione, Tajana ha evidenziato come nemmeno questi numeri siano sufficienti a compensare la crescita dei costi del sistema. Inoltre, per Tajana anche il rapporto tra le società sportive e le amministrazioni comunali è tra i temi che più incidono sulla sostenibilità del basket italiano. «Basti pensare ai costi che la società sostiene per utilizzare gli impianti comunali destinati al settore giovanile, rispondendo a una domanda del pubblico – afferma Tajana -. Noi a Legnano paghiamo le palestre e c’è un accordo da tempo: ci costano almeno 50.000 euro all’anno per il settore giovanile», ha spiegato il presidente dei Knights. Una cifra importante, che secondo Tajana pesa sensibilmente sui conti del club. «Facciamo giocare 900 ragazzi nel settore giovanile. Secondo me una città di 60.000 abitanti non dovrebbe farci pagare le palestre».









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