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1850 – 2020, i 170 anni dell’Istituto “Barbara Melzi”

Una presenza autorevole, un soggetto che educa - Le porte dell’Istituto rimangono spalancate a ragazzi e genitori nella certezza che “la scuola è la messe che dà più frutto”.

Un luogo autentico con 170 anni di storia, una comunità religiosa che da 170 anni testimonia che la fede forma la vita di ogni giorno, un’opera educativa che in 170 anni ha visto crescere e formarsi intere generazioni di ragazze e di ragazzi di Legnano e del suo territorio, questo è l’Istituto “Barbara Melzi”.  Dal giorno in cui donna Barbara decise di prendere i voti e farsi suora canossiana, sono passati tanti anni e migliaia di bambini, ragazzi e giovani adulti hanno riempito con il loro entusiasmo, le loro voci e i loro sorrisi le aule, i corridoi e lo splendido parco dell’Istituto; ma un compleanno è sempre una buona occasione per far memoria delle proprie radici e interrogarsi circa l’attualità e l’adeguatezza di una proposta.

Formare, Educare e Abilitare sono i verbi che permettono di collegare i nostri giorni alle origini, la proposta di oggi al carisma canossiano di sempre.

La missione formativa di 170 anni fa era incontrare gli ultimi, i più poveri, quelli che avevano solo la loro forza lavoro per vivere; incontrarli e accoglierli per dare loro piena cittadinanza attraverso gli strumenti dell’istruzione e della condivisione. Per questo l’opera delle madri canossiane non si limitò alle scuole in cui insegnare i rudimenti della lettura e della scrittura o i lavori femminili; fin dal 1850 era stato istituito un oratorio per fanciulle, seguito poco dopo da un’analoga istituzione rivolta alle donne sposate e alle madri. Oggi lo chiameremmo sportello di consulenza psicologica, forse consultorio, forse, più semplicemente, un luogo di aggregazione – una sorgente di relazioni – per donne giovani e sposate in cui condividere gioie e dolori, timori e sogni.

Era la seconda metà dell'800, ma i bisogni intercettati sembrano gli stessi di oggi! Le periferie di oggi sono molto simili a quelle di un tempo; forse più complesse, ma sempre rivelano la fragilità della condizione umana e le sue profonde domande di senso! E questo rimanda alla più grande tra le fragilità attuali: quella relazionale.

Affrontare questa povertà significa restituire alle relazioni personali la loro centralità. Non si tratta però di occupare spazi nella vita dei ragazzi e delle famiglie, ma di offrire nel tempo ipotesi di significato attraverso le discipline, finestre spalancate sulla realtà, strumenti per comprendere la bellezza del creato e della propria vita. Si tratta di educare, ma per educare occorre ci sia la presenza di un adulto che “tiri fuori”, che desti domande, che entri in relazione, che voglia bene al Destino di ciascun ragazzo. Un adulto, un insegnante, che entra nella storia di ciascun ragazzo per un breve tratto di strada, ma che, condividendo la stessa intenzionalità educativa della famiglia, può gettare semi di speranza.

E poi abilitare, dare competenze, promuovere quei linguaggi che permettono di leggere la realtà e di scegliere ciò che è bene per sé e per gli altri. Perché quello che impari oggi sui banchi di scuola un giorno diventerà il tuo lavoro, ciò che ti appassiona oggi diventerà il centro dei tuoi discorsi. Come ha scritto in questi giorni Emma, ieri studentessa oggi giovanissima infermiera, ai nostri studenti: “ricordate quanto siameraviglioso imparare, quanto siastupendo scegliere di fare quello chesi ama e di amare ciò che si fa per affrontare le sfide e i momenti difficili, qualunque sarà il mestiere che sceglierete.

Oggi, che stiamo vivendo una situazione nuova, paradossale, siamo chiamati ad affrontare nuove modalità educative. La sfida relazionale passa attraverso la distanza della rete, dei social, strumenti utili per traghettare i nostri ragazzi verso la fine dell’anno scolastico, ma che non possono sostituirsi alla didattica tradizionale, alle relazioni fatte di incontri, di confronti diretti.

Così, nell’attivare nuove modalità di apprendimento rimangono centrali le figure dei nostri insegnanti, le loro competenze, i loro volti, la loro voce che continuano ad arrivare nelle case delle famiglie rafforzando e rendendo ancora più evidente l’importanza del patto scuola – famiglia.

Le porte dell’Istituto “Barbara Melzi” rimangono spalancate a ragazzi e genitori nella grata certezza che “la scuola è la messe che dà più frutto”. Oggi come 170 anni fa, oggi come domani.

di direttore@legnanonews.com
Pubblicato il 20 Aprile 2020
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